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Iniziando
dagli avvocati di Parigi, sino ad arrivare agli operai delle fabbriche in Cina,
passando per le guardie del corpo in Colombia, il problema dei licenziamenti sta
toccando molto rapidamente tutto il pianeta. I licenziamenti causati dalla
crisi post-recessione statunitense saranno circa 50 milioni entro la fine del
2009. La disoccupazione in Gran Bretagna dovrebbe salire al 9,5 per cento entro
la metà del 2010, dall’attuale 5,3 per cento, questo secondo i dati
dell’economista Peter Dixon (Commerzbank, London). In Germania, il tasso di
disoccupazione dovrebbe salire sino al 10,5 per cento dal 7,8 attuale. Anche il
sorprendente boom economico dell’India, ritratto nel film “Slum Dog Millionaire”,
perde colpi. Secondo una recente analisi, 500.000 persone hanno perso il posto
di lavoro tra ottobre e dicembre 2008.
Cosa ci attende: un
conflitto o una transizione pacifica?
I recenti atti di
resistenza, come le proteste in Grecia, ci hanno dimostrato che molte persone
non sono soddisfatte dei valori dell’opinione pubblica odierna. Questo articolo
privilegia il concetto che modificando i valori dell’opinione pubblica
attraverso l’istruzione, possiamo scoprire un percorso alternativo per lo
sviluppo della pace.
La recente e violenta
protesta di Atene, in Grecia, ha nuovamente rimarcato l’inusuale scenario che
si è svolto nel mese di
dicembre, dove l’uccisione per mano della polizia di un adolescente, ha
scatenato le proteste pubbliche locali, con un danno stimato intorno al milione
di dollari.
Il forte malcontento
iniziato ad Atene si è diffuso immediatamente in tutto il paese, fuoriuscendo in
seguito anche in altre parti d’Europa , comprese la Spagna, la Danimarca, la
Francia, l’Italia e la Germania. I mezzi di comunicazione hanno etichettato le
violente proteste come uno sfogo dovuto alla profonda insoddisfazione, aggravata
dalla pressione della crisi finanziaria, dai massicci licenziamenti avvenuti
come conseguenza e, soprattutto, dalla paura di quelli ancora in arrivo. Perché,
c’è da starne certi, ce ne saranno altri.
L’International Security
Report del 2008, è stato pubblicato lo scorso novembre, molto prima che avessero
inizio le rivolte europee, dall’”Oxford Research Group”.
Provocatoriamente
intitolato, “Il punto di capovolgimento?” riporta che «La recessione
economica mondiale è la principale minaccia per la sicurezza di tutto il
pianeta. Secondo le attuali tendenze, le principali vittime saranno innumerevoli
centinaia di milioni di persone appartenenti alle comunità più povere del mondo.
Tutto ciò è in grado di provocare l’aumento di movimenti sociali radicali e
violenti.»
Una previsione piuttosto
pessimistica. Sembra proprio che siamo condannati ad “immergerci” in violenti
conflitti su scala globale.
Non
necessariamente. C’è un percorso alternativo, ma sarà percorribile solo una
volta che ci renderemo conto della vera ragione della crisi finanziaria, che
spinge molte persone sull’orlo della violenza, e cominceremo a parlarne.
Quindi, qual è la ragione
di questo globale fiasco finanziario senza precedenti?
La nostra incapacità di
adeguarci ai cambiamenti che il nostro mondo ha subito. In altre parole: nel
secolo scorso, il nostro mondo si è rapidamente ridotto ad un “piccolo villaggio
globale”, mentre i nostri atteggiamenti e modi di affrontare i cambiamenti
avvenuti, non si sono evoluti così rapidamente.
Come dimostrato dalle
ricerche più recenti, siamo tutti testimoni del “restringimento del mondo” e
tanti analisti hanno scritto a riguardo libri andati a ruba nelle librerie, che
non trattano solo di internet e del commercio. Siamo diventati interconnessi e
interdipendenti in modo che non solo le nostre azioni, ma anche i nostri
desideri e pensieri ora stabiliscono la sorte degli altri nel mondo. Siamo
diventati un solo corpo, una sola famiglia i cui membri non possono permettersi
di ignorare gli stretti legami tra loro. Ė come se fossimo connessi agli altri
da fili invisibili, dove la nostra incapacità di vederli non cambia il fatto che
essi siano li.

E questo è proprio ciò che
noi non siamo riusciti a vedere. Invece di cambiare il nostro approccio nei
confronti della vita verso una visione globale, nonché la considerazione e il
rispetto nei confronti degli altri, abbiamo cercato di rispettare il vecchio,
locale e miope metodo auto-incentrato. L’unica cosa che non abbiamo capito è che
il mondo è cambiato e non tornerà più indietro. Questo nuovo livello di
unione, provocato un po’ alla volta dall’attuale crisi finanziaria, ci è stato
rivelato per consentirci di diventare davvero una famiglia amorevole, e non si
accontenterà di niente di meno di questo.
L’attuale crisi è il
risultato del nostro atteggiamento obsoleto. Come ha sottolineato l’”Oxford
Research Group”: «I nostri problemi possono essere risolti solo invertendo le
tendenze attuali».
Il percorso alternativo
Quindi, come possiamo
raggirare lo squilibrio che ha portato il mondo alla crisi, e come possiamo dare
al mondo una direzione che conduce all’equilibrio, alla tranquillità e
all’armonia? Cosa dobbiamo fare per il passaggio ad una mentalità globale che
migliori e ci impegni in un percorso alternativo per uno sviluppo pacifico?
Tutto questo deve essere
realizzato attraverso l’insegnamento e l’opinione pubblica. Invece di educare le
persone con il metodo attuale, invadendo i mezzi di comunicazione con messaggi
rivolti a incentrare le attenzioni su sé stessi, che incoraggiano solo le
persone ad essere meglio degli altri e ad insegnare loro la strada verso il
sogno americano, possiamo utilizzare i mass media (compresi televisione, radio,
internet e pubblicità) per dare la spiegazione pratica e necessaria sul mondo in
cui ora viviamo e le relazioni che devono esserci tra le persone per
sopravvivere e prosperare in esso. Questo è un mondo dove le azioni e i pensieri
di ogni persona generano una relazione diretta per il benessere di tutti nel
globo. E questo perché, oggi più di prima, c’è una necessità di creare nuovi
atteggiamenti e rapporti di cortesia con tutti i nostri “vicini”, gli abitanti
del pianeta.
Se i media, che riempiono
le nostre menti con ogni sorta di informazione e modellano i nostri punti di
vista, inizieranno a trasmetterci le giuste indicazioni riguardo alla nostra
interdipendenza e all’importanza di nuovi atteggiamenti di gentilezza e cura
per coloro che sono attorno a noi, l’opinione pubblica inizierà a cambiare
gradualmente.
Effettivamente, dato che
l’essere umano è naturalmente e facilmente influenzabile dalla società che lo
circonda, il passaggio al percorso alternativo di pacifica convivenza tra tutte
le persone nel nostro piccolo villaggio globale, non è in realtà così difficile
da realizzare. Dobbiamo solo utilizzare gli strumenti che già possediamo in modo
tale che possano darci beneficio. Una volta che metteremo in atto un
differente sistema d’educazione “globalmente consapevole”, la società umana
cambierà nel suo complesso i suoi valori auto-incentrati e sarà in sintonia con
la nostra nuova realtà globale.
Informazioni
sull’autore
Eli
Vinokur è un editorialista indipendente. Attualmente sta completando i suoi
studi per ottenere il dottorato in Scienze sociali e filosofia presso la
facoltà di scienze umanistiche all’Università di Tel Aviv, in Israele. La sua
ricerca si incentra sul pensiero ebraico e le sue applicazioni. I lavori di
Vinokur sono apparsi tra altre pubblicazioni su Haaretz, Yediot Aharonot, MSN
Israel e NRG Maariv. |