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 Guerra e Pace nell'era globale

 

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Questa settimana, il mondo intero ha ricordato i 90 anni trascorsi dalla fine della prima guerra mondiale; una guerra intrisa di sangue, nella quale sono morti più di 60 milioni di persone, che ha causato rovine e distruzioni senza precedenti. Malgrado l’evento sia stato rievocato solo in modo simbolico dai mass media, per non dire quasi in maniera insignificante nella sequenza degli avvenimenti quotidiani,  in un certo senso il ricordo della prima guerra mondiale è ancora vivo e tutt’ora palpita in noi.

Alla fine di questa settimana si riunirà a Washington la convenzione dei  leader della finanza e dell’economia mondiale, il “G20”. Sarà un caso, ma è difficile non accorgersi delle analogie nel fatto che di nuovo ci troviamo di fronte ad una crisi mondiale, e che dopo quella rovinosa guerra, gli Stati Uniti divennero la prima potenza economica mondiale  mentre ora  sono proprio al centro della crisi.

E’ vero che anche i commentatori  provvisti di un gran fiuto non  sentono ancora nell’aria  l’odore della polvere nera. Ma  ci converrebbe  dar maggior peso alla realtà e a ciò che  si cela sotto  le apparenze,  i sorrisi  e i bei discorsi . Si avverte una  fonte   latente di tensioni internazionali. Tutti si rendono conto che che ci troviamo di fronte a una nuova era, a un nuovo livello di comunicazione  globale di gran lunga maggiore di quello che poteva esserci 90 anni fa.

Effettivamente  tutti capiscono,  ma si rifiutano di tirare le conclusioni. “Una crisi globale richiede una soluzione globale”.  Il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama, con la sua consueta loquacità,  l’ha detto nel suo discorso d’insediamento alla Casa Bianca, ma si è dimenticato di  dire che  in questa importantissima  riunione  non sono stati inclusi gran parte dei paesi arabi, asiatici e africani, che non sono stati invitati a partecipare alla grande festa. Sono stati dimenticati a casa.

Ma anche tra gli invitati è difficile parlare di rapporti veramente idilliaci. Le relazioni tra gli Stati Uniti e la Russia sono  da lungo tempo  pregiudizievoli dopo  i conflitti militari con la Georgia. Mentre si firmano accordi di difesa tra gli Stati Uniti e i precedenti Stati Sovietici, il presidente russo dichiara che il suo paese piazzerà dei missili a Kaliningrad reagendo così al dispiegamento aereo di difesa americano. Tutto ciò, ricordiamolo, mentre  ci troviamo di fronte a  una crisi che potrebbe condurre i mercati mondiali ad una recessione senza precedenti.

Il mondo si trova a un bivio fatale, e probabilmente non  si rende conto qual é la posta in gioco. Se il convegno non avrà esito positivo, la cosa potrebbe degenerare e causare una situazione nella quale alcuni paesi adotteranno politiche separatiste con l’intento di interrompere le relazioni globali che all’inizio hanno complicato le cose. Questo tipo di comportamento, naturalmente, agirà contro ogni tendenza di globalizzazione, e questo ci impone   una maggiore connessione ed unione fra noi. Oppure, aumenterà il  rischio che la crisi finanziaria si faccia sempre più profonda sino ad arrivare ad  una crisi socio–economica ed anche politica.

Per evitare il peggio  occorre che  tutti i Capi di Stato presenti al “G20” capiscano che attorno a noi un nuovo ordine si sta instaurando proprio adesso e che dopo la crisi il mondo non tornerà ad essere quello di prima. Siamo entrati in un’ era globale dove tutti i poli si integrano gradualmente in un’unica sfera globale. Il vecchio regime, dove le nazioni più forti fondavano la loro potenza a discapito di quelle più fragili e dove ciascuno cercava di “bucare con uno spillo il  palloncino del bambino che gli sta vicino”, non può più sopravvivere.

Non é una questione di buon costume o di etichetta. L’era globale ci ha tutti rinchiusi in un nuovo sistema  con leggi obbiettive, e dobbiamo imparare a vivere in armonia e in equilibrio con esse. Come primo  passo é possibile far ritorno alle Nazioni Unite, alla sua  fase iniziale, allo "Stato delle Nazioni", che, come qualcuno ricorderà è stato  fondato in seguito alla  Prima Guerra Mondiale con l’unico obbiettivo  riportato nel suo nome originario.

Invece di essere l’arena centrale di pugilato del mondo, dovrebbe ritornare a funzionare come l’arena  al cui centro si ricreerà la sua unione. Agire in tutti i modi possibili per creare una divisione più corretta e giusta dei tesori della natura e del mondo industriale. Ogni stato, compresa   la Russia e gli Stati Uniti,  dovrà comprendere   che il successo delle proprie imprese dipende  dal successo di tutti gli altri stati del mondo.

Ciò che è successo 90 anni fa deve servire da monito e come il segnale di avvertimento alla conferenza di Washington. Il futuro del pianeta è ora nelle mani dei nostri Capi di Stato, e il nostro incarico, come cittadini residenti di questo pianeta, è quello di ricordar loro tutto questo.

 
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