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La
fortissima pioggia che, letteralmente, allagò Israele durante le elezioni
potrebbe non essere una coincidenza. Alla fine, l’unica cosa chiara dopo le
elezioni di martedì è che
non è chiaro niente. Non ci sono
vincitori. E nessuno ha perso. C’è soltanto il caos creato dagli intrighi
nascosti, un diluvio di calunnie e stretti interessi.
Ogni
abitante di Israele potrebbe affermare senza problemi che la lotta tra i partiti
politici, avvenuta il mese scorso, non era basata sui diversi punti di vista,
principi o ideologie. Era un combattimento fra galli. E chi è risultato il più
forte? Chi la sa più lunga? In breve: chi è il più arrogante? Il vincitore
indiscutibile di queste elezioni era l’ego – la sete di potere e la brama per la
poltrona parlamentare.
Purtroppo, sembra che non
sia rimasto nulla di più del Sionismo, del Socialismo, del Revisionismo e tutti
gli altri sublimi “ismi” giudaici. Non ci sorprende allora che così tante
persone abbiano bighellonato per così tanto tempo nel vasto e noioso oceano
delle urne vuote. Non ci sorprende che tutta Israele stia galleggiando su una
zattera malsicura, in balia di venti che cambiano drasticamente. Non c’è
direzione né scopo, e non c’è una vera leadership. Il caos politico e la
confusione che si diffusero mentre venivano annunciati i risultati delle
elezioni, (e che sono tuttora diffusi) non sono altro che una mera riflessione
della nostra precaria situazione generale.
Ma non finisce qui. In
parallelo con la confusionaria campagna elettorale, che assomigliava molto a un
reality show, era ed è tuttora in corso un’altra campagna, molto più profonda.
Sotto la superficie, lontano dai riflettori e dal bagliore delle camere
fotografiche, la campagna per la vera immagine di Israele sta raggiungendo il
culmine. Questa campagna ci riporta alla mente i tempi in cui la nostra nazione
fu creata, circa 4.000 anni fa, nell’ antica Babilonia, intorno a un principio
universale e dimenticato da tempo: "ama il prossimo tuo come te stesso".
Nonostante il passar del tempo, nonostante il fatto che questo principio sia
stato deriso dalle forze del mercato, quest’idea rimane tuttora rilevante. E vi
dirò di più – si adatta più che mai al sistema globale nel quale viviamo
oggigiorno.
"Finché non innalzeremo il
nostro obiettivo al di sopra della nostra vita terrena, non ci saranno più
riprese corporee, perché siamo figli di un’idea” cercò di spiegare
Yehuda Ashlag, attivista,
filosofo e
Kabbalista, che visse in Palestina nella prima metà del ventesimo secolo.
Secondo lui, il vero leader del popolo di Israele non dovrebbe essere un partito
o un programma politico, ma il principio di amore e del reciproco rispetto, sui
quali è stata costruita questa nazione. Purtroppo, di primo impatto, la
situazione attuale del Medio Oriente non ci suscita tanta speranza, ma il punto
è che, se non cambiamo i nostri modi di fare, le conseguenze saranno disastrose
per l’intera nazione.
In
particolare, in questi tempi – dove l’economia globale sta collassando e mentre
il terrorismo, la frustrazione, la depressione e la futilità fanno tristemente
parte della realtà quotidiana – il governo israeliano ha la rara opportunità di
portare gli essenziali valori di questa nazione al centro delle attenzioni alle
quali appartengono. Invece di lottare per il potere, mentre ogni partito cerca
di approfittare di questa
incerta situazione politica
per promuovere il
proprio programma limitato, seminando tra noi e i nostri vicini l’odio ancora
più profondo, dobbiamo formare in Israele un autentico governo di unità
nazionale. Questo governo deve promuovere l’importanza della solidarietà, invece
del pensiero egoistico, e rappresentare il modello per tutta la regione,
promuovendo temi veramente importanti, per esempio l’unità, la pace e il
riguardo per l’ambiente immediato e lontano. Non importa quanto tutto questo
possa suonare utopistico, perché siamo entrati nel mondo globale, "nell’era
della responsabilità", come disse Barack Obama nel suo discorso inaugurale. Siamo
nell’era che non da spazio all’egoismo e alle faziosità; l’era nella quale la
fiducia e il mutuo rispetto rappresentano molto di più degli slogan elettorali e
delle promesse vuote.
Di fatto, la situazione che
Israele sta affrontando ha poco a che fare con la politica – di destra, di
sinistra o di centro che sia. La cosa va ben oltre. Netanyahu, Livni, Barak o
Liberman - non cambieranno niente. Ma i media e la gente si. Ora, nell’inverno
della nostra sciagura, dobbiamo iniziare a fare pressione sul governo per
affrontare le vere sfide davanti a noi. Prima che inizi la prossima inondazione,
prima che la zattera affondi, trascinando dietro l’intero Medio Oriente, è
arrivato il momento di eleggere gli antichi, veri valori, come puntualizzò il
presidente Obama, i valori che ora sono le leggi della nostra nuova realtà, la
realtà dove tutti dipendiamo gli uni dagli altri.
Questo cambiamento deve
partire dal basso. Deve partire dalla gente, da Mario Rossi e da Mario Bianchi,
dai nostri cuori e dalle nostre menti. Ed è qua che i media possono svolgere un
ruolo cruciale e decisivo. Essi devono cominciare a fare pressione sul governo
israeliano e cambiare l’opinione pubblica, promuovendo una nuova scala di valori
che rinforzerà l’importanza di un governo che si occuperà di tutti, non solo dei
propri interessi. Quando l’intero pubblico inizierà a riconoscere che il
nostro approccio egoistico è la causa della crisi generale che ci troviamo ad
affrontare, la società israeliana farà il primo passo necessario ad una realtà
stabile nel Medio Oriente.
La campagna elettorale è
ancora aperta. Le urne ci attendono dietro l’angolo.
Allora, cosa
aspetti? |