Isaac Luria -
L'Arì HaKadosh
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Nell’anno in cui l’Arì
lasciò l’Egitto, per stabilirsi a Zephath, un rigido inverno si abbatté sul
paese. Piogge torrenziali crearono abbondanti e rapide inondazioni, forti
raffiche di vento portarono via i tetti dai palazzi, ed il Nilo straripò,
inondando interi villaggi in un diluvio di fango ed acqua.
La leggenda racconta che in
una notte tempestosa di quel terribile inverno, il Profeta Elia apparve all’Arì,
e gli disse: “La tua fine è vicina, lascia questo posto e vattene via. Prendi la
tua famiglia ed avviati verso la città di Zephat, dove sei atteso con ansia. Lì
troverai il tuo discepolo, Chaim Vital, al quale tramanderai la tua saggezza. Lo
consacrerai come tuo successore, ed egli prenderà il tuo posto”. Il Profeta
Elia rivelò all’Arì anche: “Tu non giungesti in questo mondo se non per
correggere l’anima del Rav Chaim, dato che la sua è un’anima preziosa”.
Nell’anno 1570, nel cuore
dell’inverno, l’Arì giunse a Zephath, nella terra d’Israele. Aveva 36 anni e
gliene rimanevano solo 2 da vivere.
Tutte le opere dell’Arì
furono effettivamente trascritte dal Rav Chaim Vital, che riportò sulla carta
tutto ciò che aveva imparato dal suo maestro, nel corso di quei soli otto mesi
che trascorsero assieme a Zephath.
Un Rivoluzionario e un Kabbalista
I Kabbalisti tennero la
Saggezza della Kabbalah nascosta per 1500 anni. Essi si svegliavano a
mezzanotte, accendevano una candela e chiudevano le finestre per evitare che le
loro voci fossero udite dall’esterno. Poi aprivano con rispetto i libri
Kabbalistici e, con grande sforzo, ricercavano in essi il modo per arrivare
alle verità nascoste. A quei tempi la Kabbalah era studiata in gran segreto ed
insegnata dietro porte chiuse a chiave. I Kabbalisti erano restii a
pubblicizzare il proprio lavoro, perché c’era il timore che venisse mal
interpretato. “ Questa generazione non è ancora pronta” erano soliti dire.
L’umanità ha atteso per
molti secoli che una giusta guida aprisse le porte della Saggezza della Kabbalah
al pubblico. Finalmente, con l’arrivo dell’Arì a Zephath e la successiva
divulgazione alle masse de
Il Libro dello Zohar, fu chiaro che si era
compiuto il tempo per rivelare i misteri della Kabbalah alle masse.
É difficile descrivere
l’importanza ed il valore dell’Arì. Nello spazio di appena otto mesi, egli
lasciò un’eccezionale impronta nella storia del pensiero Kabbalistico. Egli creò
quella traccia senza scrivere una sola parola su se stesso, poiché tutto il suo
insegnamento Kabbalistico fu rivelato solamente attraverso gli scritti del suo
studente, Rav Chaim Vital.
Benché Chaim Vital,
eccellente studente ed unico successore dell’Arì, fosse riuscito a trascrivere
tutti gli insegnamenti del suo maestro, non fu però in grado di pubblicarli
tutti prima di morire. Questo lavoro fu portato avanti dagli studenti e dai
discendenti di Vital nei secoli avvenire.
Tra le principali opere del
Rav Vital, che sono state pubblicate, c’è il libro
Etz Chaim (L’albero della
Vita). In questo libro Rav Vital espone gli insegnamenti
Kabbalistici dell’Arì, in uno stile chiaro e semplice. Un’altra eminente
pubblicazione è Otto Cancelli, una serie di otto libri che descrivono,
tra le altre cose, il concetto della reincarnazione. Molti altri libri preziosi
furono preparati nel breve periodo che l’Arì trascorse a Zephath.
Quando l’Arì giunse a
Zephath, organizzò un gruppo di Kabbalisti conosciuto con il nome de “I ragazzi
dell’Arì”. Tra i suoi membri vi furono alcuni tra i più illustri Kabbalisti del
tempo, come Rav Shlomo Elkabetz, autore della famosa canzone Lecha Doddi
(Vai, mio amato), ed il grande Kabbalista Rav Moshè Kordovero (il Ramak) autore
del libro Pardes Rimonim (I Frutti del melograno).
Il Ramak fu il primo a
riconoscere la grandezza dell’Arì tanto che ne divenne studente ed amico. Poco
prima della sua morte il Ramak disse ai propri studenti: “ Sappiate che c’è un
uomo, che siede qui, che verrà dopo di me ed illuminerà gli occhi della
generazione con la Saggezza della Kabbalah. Nei miei giorni i canali sono stati
bloccati, ma nel suo tempo saranno rivelati…e sappiate che egli è un grande
uomo, una scintilla di
Rashbi (Rav Shimon Bar Yochai)". Apparve chiaro che il Ramak avesse destinato l’Arì a succedergli, ed istruì i suoi studenti ad
accettarlo come loro maestro.
L’Arì morì all’età di 38
anni, a causa di un’epidemia che scoppiò nell’estate del 1572. La sua
apparizione nel nostro mondo ha rappresentato uno degli elementi precursori
nella nuova fase dell’evoluzione spirituale dell’uomo. Egli non fu solo uno dei
più grandi Kabbalisti, ma anche uno fra i primi ad aver ricevuto il “permesso
dall’Alto” di rivelare la Saggezza della Kabbalah alle masse.
La sua speciale
capacità di trasformare la Kabbalah, da un metodo per pochi eletti, in un mezzo
alla portata di un gran numero di anime, ne ha fatto un gigante spirituale per
secoli. Oggi molte anime sono pronte per l’elevazione spirituale, ed hanno
bisogno del suo metodo – “La Kabbalah Lurianica” - il metodo che inventò
Rav Isaac Luria - L'Arì HaKadosh.