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La soluzione si trova nella Kabbalah

 
 

di Ruthie Blum
Jérusalem Post, del 19 settembre 2006

Il Rav Michael Laitman non è un Rabbino nel senso convenzionale del termine, benché disponga di quello che alcuni possono definire un pulpito molto grande, e questo grazie alla combinazione della sincronizzazione di un'epoca e della tecnologia. Non c'è nulla di più potente di un'idea i cui tempi sono maturi, a maggior ragione nell’era di Internet e dei satelliti.

Nel nostro caso specifico, «l’idea» è la Kabbalah - una mistica ebraica - un modo di vita che ha conquistato il cuore e gli spiriti di persone in cerca di spiritualità in tutto il mondo, ed in particolar modo di alcune Star Holliwoodiane non ebree, così come di alcuni ebrei  laici, fissando la tendenza «proveniente» da Tel Aviv.

Michael Laitman un immigrante di lunga data proveniente dell’ex Unione Sovietica è titolare di un Dottorato in Filosofia, di una Specializzazione in Biocibernetica ed è Professore di Ontologia. È diventato celebre in Israele e all’estero dispensando l’insegnamento di un eminente Kabbalista, il Rav Baruch Ashlag, figlio di Yehuda Ashlag, autore del Commentario “La Scala”, sul Libro dello Zohar.

L’ufficio di Michael Laitman all’Istituto di Ricerca e d’Insegnamento della Kabbalah, Bnei Baruch, di cui è fondatore e presidente, si trova in un vecchio edificio della zona industriale di Petach Tikva. È una stanza molto piccola situata alla fine di un labirinto di corridoi dove si trovano, alla rinfusa, la sala di studio, gli "studi di registrazione" ad alta tecnologia, e delle attrezzature audiovisive ben allineate da terra al soffitto. Tutto è gestito da decine di volontari che teletrasmettono, aggiornano il loro sito Internet, osservano, trascrivono e traducono le lezioni di Michael Laitman ed i suoi trenta libri (di cui 10 sono in inglese) in nove lingue.

Benché la filosofia di Michael Laitman - che descrive nei suoi libri come un «metodo scientifico» - non sia diretta esclusivamente al popolo Ebraico o ad una qualunque tendenza religiosa, tutti gli uomini incontrati al centro Bnei Baruch portano la Kippa, anche Laitman, considerato dai suoi studenti «il Rav».

Dopo una calorosa stretta di mano e l’invito a sedermi di fronte a lui nel suo ufficio, il Rav si lascia andare per un’ora in un’intervista concessa con molta disinvoltura. Parla di solito l’ebraico con un accento russo e ripete le stesse risposte alle stesse domande, perché fa parte della sua missione: portare il più possibile le persone a studiare la Kabbalah la cui finalità è di giungere alla correzione finale per un’illuminazione interiore.

La sua cortesia ed il suo sguardo avvincente e penetrante tradiscono per un momento un’impazienza come se fosse stato deluso da chi lo ascoltava ad afferrare in un istante l’essenza della Kabbalah per la quale lui ha passato la maggior parte dei suoi ultimi trent’anni ad immergersi e a promuoverla. Ma quest’impazienza somiglia a quella di un professore premuroso, determinato a condurre un allievo stimato verso nuove vette. Potrebbe risiedere in questo un altro segreto della popolarità di Michael Laitman.

Qual è il punto di vista della Kabbalah sulla situazione in Israele, dopo la guerra al Libano e le minacce iraniane?

La Kabbalah non tratta di questi soggetti. Essa insegna la legge generale che governa il popolo ebraico, una legge alla quale non ubbidiamo veramente. Siamo i prescelti per condurre il mondo alla perfezione, per essere la luce delle nazioni. Mosè ha donato la Torah a tutti i popoli, ma solo gli Ebrei l’hanno accettata. Sfortunatamente però, non abbiamo assolto all’incarico affidatoci.

Secondo il Libro dello Zohar, tutti i problemi mondiali derivano da questo. La situazione attuale nel mondo è veramente preoccupante ed incerta a tutti i livelli: terrorismo, tossicodipendenza, crisi familiare ed abbassamento dell‘istruzione.

Vediamo da una parte che le persone sono sempre più legate fra loro grazie alla globalizzazione, mentre dall’altra parte notiamo che gli individui non riescono neanche ad avere delle relazioni con la propria famiglia o con sé stessi a causa del loro egoismo.

Questa divisione ci ha condotto ad un triste stato. É qui che, secondo Lo Zohar, la correzione o Tikùn (correzione del male nel mondo) deve avvenire. Questo concetto non è nuovo. Esso è apparso in Mesopotamia dopo la distruzione della Torre di Babele, considerata come il primo incidente dell’umanità, il cui lo scopo egoista era quello di costruire questa torre per orgoglio e per esercitare una forma di controllo. É proprio per questo che la Kabbalah è stata rivelata ad Abramo, che ha tentato di porre rimedio allo stato egoista nel quale si trovava l’umanità. Ma Abramo non ebbe successo nella sua impresa, e l’umanità ha iniziato un processo di sviluppo egoistico, che ci ha condotto ai nostri giorni in una strada senza via d’uscita, quindi ad una nuova ricerca e alla necessità della Saggezza della Kabbalah.

Lei afferma che il popolo ebraico non ha assolto il suo ruolo che è di essere una luce per le nazioni. Crede che sia questa la causa dell’antisemitismo?

Infatti. Il mondo inconsciamente sente che noi deteniamo la chiave della sua felicità, che siamo responsabili del suo malessere. È un’accusa sott’intesa per dirci che non facciamo niente per rendere questo mondo più piacevole per viverlo.

Non era dunque sorpreso della guerra al Libano?

Non meno del resto del mondo. Ogni giorno la nostra situazione peggiora. Che cosa pensavamo di poter riparare facendo la guerra? I missili hanno continuato a cadere nel nord, dopo essere entrati in guerra. Non abbiamo riparato nulla.

Possiamo dire che «non abbiamo riparato nulla» perché il governo Olmert-Perez non ha saputo condurre correttamente la guerra?

Che differenza c’è se la guerra la fa Ehoud Olmert o qualcun’altro dell’ufficio del Primo Ministro? Abbiamo visto ancora una volta che i politici non contribuiscono alla correzione.

Sappiate che tutto quello che accade ha una ragione, ivi compreso il terrorismo e la guerra. Esiste un grande piano che vuole condurre l’umanità ad un sistema di vita radicalmente differente - una vita spirituale e serena. Se non l’impariamo con l’aiuto della Kabbalah, il cammino intrapreso per arrivarci sarà ben più doloroso.

Se esiste un «grande piano» che non è stato messo finora in opera, lei su che cosa si basa per supporre che lo sarà?

Lo deve essere, poiché la natura funziona correttamente all’infuori dell’umanità, che non sa trovare un equilibrio, né vivere in armonia con se stessa e con la natura. Ciò somiglia al corpo umano, nel quale ogni cellula è egoistica, ma funziona tuttavia in modo altruistico. Quando le cellule agiscono egoisticamente diventano cancerogene. L’umanità in questo momento funziona come un cancro. Non abbiamo altra scelta che di cambiare con l’arrivo della Kabbalah. 

Perché non la Torah?

È la stessa cosa.

La Torah e la Kabbalah sono identiche?

Si, tutta via quando noi parliamo della Torah, pensiamo abitualmente al libro e alle Mitzvot (le buone azioni), e non alla vera correzione (Tikùn) del cuore.

È possibile procedere alla «correzione del cuore» senza rispettare le Mitzvot?

È scritto che la correzione dovrà avvenire nel mondo intero. Ciò non implica che gli Italiani o i Cinesi, per fare un esempio, dovranno mettere i tefillin (i fili rossi).

La vera finalità del rispetto delle Mitzvot è di aiutarci a correggere il nostro ego per cambiare la nostra interiorità. Ma il fatto di eseguire semplicemente delle buone azioni produce l’effetto contrario: un accrescimento dell’orgoglio.

Questo non è in contraddizione con la Torah, che dice «Naassé Vé Nichma» (rispettiamo le Mitzvot e l’illuminazione ci accompagnerà)?

Non parliamo di un concetto tanto semplice, dovrà essere accompagnato da una correzione intrinseca.

Dopo tutto, che cos’è una Mitzva? È la riparazione di un desiderio.

Può fare un esempio di correzione di un desiderio?

Tutti i desideri in noi aventi come scopo il bene degli altri sono una Mitzva.

Se il desiderio di aiutare gli altri è anche gratificante, lo si considera comunque una mitzava?

No, si tratta di egoismo.

Che cosa mi dice dei personaggi famosi come Mozart? Senza l’egoismo dei suoi genitori non avrebbe mai scritto una tale musica, senza loro, l’umanità non avrebbe mai avuto il piacere di ascoltare la sua musica. Quindi mi chiedo, se noi rinunciamo all’egoismo, non rinunciamo anche alle altre cose?

Rinunciare all’egoismo non significa rinunciare al desiderio. Conviene servirsi del desiderio in maniera altruistica, per il bene degli altri. Non sopprimete il desiderio, dovete semplicemente orientarlo diversamente. Qui sta la differenza fra la Kabbalah e le altre forme mistiche. Dunque Mozart rimane Mozart.

Qual è la differenza con il buddismo?

Il buddismo diminuisce l’ego, mangiando meno, bevendo meno, parlando meno ecc, mentre la Kabbalah parla di orientare il proprio ego correttamente e non di abbassarlo.

Per giungere alla pace interiore abbiamo bisogno del nostro ego. L’idea è di riuscire ad armonizzare le differenti funzioni del corpo e dell’umanità e non di sradicarle. La Kabbalah accetta tutte le sfaccettature di una persona e richiede solamente una presa di coscienza.

Se lo scopo è la correzione (Tikun) perché si chiama Kabbalah (ricezione, accettazione)?

Perché il corpo umano è un recipiente che ha bisogno di essere riparato per funzionare nella sua completezza.

Come dobbiamo procedere alla riparazione del recipiente? Se prendiamo la vostra analogia del cancro, quando una persona è colpita da un cancro fa la chemioterapia. Ma che bisogna fare per curare la malattia di cui lei parla?

Studiare la Kabbalah aiuta a comprendere che tutta l’umanità non è che un piccolo «villaggio» e che dobbiamo amare il prossimo come noi stessi.

Due scelte ci sono offerte: possiamo, in modo cosciente, arrivare con lo studio a questa comprensione, altrimenti intraprenderemo un cammino difficile e cosparso di sofferenze.

Ma lei ha appena detto che la sofferenza è quella che ci conduce a ricercare il senso della vita, come si può comprendere che l’Olocausto è stato forse all’origine della creazione dello Stato d’Israele?

L’Olocausto ha dato agli Ebrei l’opportunità di fuggire in Israele e di cominciare il processo di riparazione. Ora noi non lo facciamo. Non amiamo gli altri come noi stessi.

Come può qualcuno “amare il suo prossimo come se stesso” se non ama se stesso?

Non esiste nessuna persona che non si ami. Nessuna azione intrapresa da una persona è realizzata senza piacere personale.

Questo include coloro che si imbarcano in comportamenti autodistruttivi simili alla droga o all’alcolismo?

Una persona assume delle droghe per suo piacere personale.

Come può una persona sapere se è riuscita a correggersi interiormente?

Lo vede e lo sente immediatamente. Viviamo in una bolla chiamata “questo mondo”. Quando realizziamo una riparazione-correzione noi percepiamo una sfera più grande.

In occasione della guerra abbiamo visto alla televisione un simpatico vecchietto di 105 anni di Kiryat Shamona che passeggiava, mentre i razzi cadevano. Sembrava essere una persona illuminata senza tuttavia aver studiato la Kabbalah.

Quest’uomo è il tipico esempio di una persona con un piccolo ego. Se quest’ultimo crescesse, anche questa persona si sentirebbe infelice, priva di tutto come se non avesse più nulla. Più l’ego è sviluppato nell’uomo, più prova privazione ed impoverimento, ciò che lo conduce alla depressione.

Sta dicendo che lo studio della Kabbalah può guarire la depressione?

Non esiste nessuna malattia né sofferenza che non  si curi al momento dell’ascensione spirituale.

Chiunque può intraprendere una tale ascensione?

Si, e tutto il mondo lo farà secondo il Libro dello Zohar.

Cosa conduce una persona a fare questo tipo di riparazione?

La ripetizione e l’accumulo di prove difficili.

Che cosa l’ha condotta a tale ricerca?

La domanda sul senso della vita mi ha sempre preoccupato. Quando terminai la mia Specializzazione in Biocibernetica all’Università, non avevo ancora chiarito questo mistero, allora decisi di continuare nella mia ricerca. Questa si è fermata, quando ho scoperto la Kabbalah, alcuni anni dopo il mio alya.

La sua ricerca sul senso della vita è legata alla decisione di fare il suo alya?

Certamente. Non conosciamo le ragioni che ci fanno andare da un posto all’altro. Non vediamo la ripartizione delle forze esistenti. Questo è perché noi amiamo credere che è il nostro desiderio che ci guida, ma ciò rientra in un campo di desiderio ben più grande.

Che cosa ne pensa dell’entusiasmo attuale per la Kabbalah e della sua popolarità fra le dive come Madonna?

Visto lo stato attuale del mondo, non c’è nulla di sorprendente nel fatto che tali persone comincino una ricerca interiore. In fondo, è uno sviluppo positivo.

 
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