|
|
|
 |
 |
|
|
|
|
|
|
| |
| |
|
Un mare di desiderio si riflette nelle domande di
un bambino
|
| |
|
Domanda:
Perché dobbiamo unirci?
Rav Laitman:
Io ho solo un nemico – il mio egoismo e non sono in grado di
combatterlo da solo.
Il mio egoismo è come un ragazzaccio grande
e grosso della scuola dal quale devo fuggire per non essere
picchiato.
Cerco aiuto per sconfiggere il mio egoismo,
ma lo trovo anche tra i miei amici. Essi hanno lo stesso mio
problema, la radice del male, l’egoismo, non li lascia in pace.
Quindi insieme decidiamo di dargli una bella
lezione per tenerlo lontano. Dobbiamo diventare amici per
scacciare questo “ragazzaccio” e convincerlo a non venirci
più tra i piedi.
E’ per questo che ci uniamo, per poter
sconfiggere il nostro nemico comune. La vita diventerà
semplicemente stupenda se saremo capaci di sbarazzarci di lui.
Anche i Bambini chiedono perché siamo tutti
connessi
Domanda:
Perché siamo tutti connessi?
Rav Laitman:
Il Creatore ha creato un unico desiderio,poi lo ha
frantumato in tanti pezzi
Nella realtà siamo tutti connessi
interiormente, ma abbiamo la sensazione di essere disconnessi.
Io sento gli altri come se fossero separati
da me. Dico bugie alle persone, le derubo, le picchio, le odio,
perché non sento che esse sono parte di me. Il mondo intero è
tutto dentro di me.
Il Creatore mi ha confuso di proposito. Il
fatto che gli altri sono io, mi verrà rivelato e
allora dovrò chiedermi, "come posso essermi comportato così con
me stesso?"Ho preso cose da me stesso, mi sono picchiato, mi
sono imbrogliato. Mi sono derubato di tante cose buone.
Di continuo mi faccio del male, alla mia
salute, al mio benessere e alla mia pace. Faccio cose brutte a
me stesso. A cosa stavo pensando? Ma non era ovvio?
E’ solo all’interno dello specchio distorto
dell’egoismo che gli altri uomini ci sembrano estranei, anche se
siamo una sola cosa.
E’ una sensazione sgradevole, ma la cosa
buona è che ci conduce alla correzione. Ci spinge verso
l’interconnessione, dandoci una ragione per avvicinarci e per
amare il prossimo. |
| |
|
torna alle domande |
| |
|
 |
| |
|
Come si veste Dio? |
| |
|
L’altro giorno, mentre stavamo rientrando a casa, la mia piccola Carolina
cominciò a chiedermi ansiosamente della morte, e di come avrebbe potuto
ritrovarmi nella prossima vita, dato che entrambe avremmo avuto un nuovo corpo.
Per provare a calmarla, le dissi la sola cosa che mi venne in mente, e cioè che
ci sarebbe sempre stato un legame di amore e luce fra il suo punto nel cuore ed
il mio.
Casualmente,
proprio cercando qualcosa per acquietare il suo timore, e senza minimamente
aspettarmi che lei potesse afferrare il senso delle mie parole, aggiunsi che
alcuni miei insegnanti spirituali mi avevano assicurato che non c’era alcuna
reale differenza o separazione fra di noi. Le dissi che noi siamo Uno, siamo la
stessa cosa ma, molto semplicemente, non ne siamo consapevoli, e quindi non si
sarebbe dovuta preoccupare di perdermi.
All’improvviso ho sentito la sua vocina esclamare dal sedile posteriore: “Stai
dicendo che è tutta un’illusione? Com’é interessante mamma! Ma allora, mi
domando, cosa sto facendo vestita da Carolina? Dovrei essere vestita da Dio!
Oh mamma, puoi per favore chiedere a quell’uomo con la barba bianca che in
Internet ti insegna la Kabbalah se sa come si veste Dio?”
|
| |
|
torna alle domande |
| |
|
 |
| |
|
Nascere Kabbalista, Rav Laitman racconta... |
| |
|
In
passato, fino alla distruzione del Tempio, i bambini nascevano in un ambiente
che percepiva il Mondo Superiore, ed il
Borè.
I bambini imparavano subito che
i rapporti vissuti secondo la regola di “Ama il tuo amico come te stesso”, erano
un qualcosa di estremamente naturale. Ne vedevano un esempio permanente nei loro
genitori, e nel loro desiderio ardente di un rapporto sempre più forte con il
Boré.
E così hanno capito che sono nati in questo mondo (nel quale la vita è solo
temporanea) solo per creare questo legame..
Nel gruppo di
Bnei Baruch, sin dai primi anni di vita, i nostri figli, (ed i nostri nipoti) partecipano
ai corsi di studio della Saggezza della Kabbalah organizzati appositamente per
loro. I rapporti fra loro e con se stessi sono fondati secondo la direttiva
degli insegnanti che seguono il principio della
Toràh – l’Ashpaà e l’amore per i compagni, nella completa comprensione che essi e tutte le
persone sono unite fra loro.
Gli studi si svolgono una volta la settimana, la sera, e durante tutta la
giornata di Sabato. I bambini arrivano al centro con i loro padri per la
lezione, la mattina all’alba, e restano tutto il giorno. Viene fatto per loro un
corso speciale, ed una volta ogni tanto, io stesso tengo una lezione per tutti i
bambini.
È
un piacere vederli ed ascoltarli, sentire le loro domande e le loro
risposte, ed osservare la formazione di un punto di vista completamente
nuovo in una persona in fase di sviluppo. Noi non ci rendiamo conto di
cosa significhi ricevere negli anni dell’infanzia l’immagine vera del
mondo, capirne la causa, il senso e lo scopo; questa immagine viene
assimilata nella consapevolezza del fanciullo e vi rimane con molta
naturalezza.
Secondo il comportamento quotidiano di ognuno, o di tutti noi, qui da
noi o fuori da Bnei Baruch.
La loro rassomiglianza con la Forza Superiore rappresenta una garanzia
del loro successo e del benessere che vivranno nel nostro mondo. |
| |
|
torna alle domande |
| |
|
 |
| |
|
Esistono il Giardino dell'Eden e l'Inferno? |
| |
|
Domanda: Ci sono un
Giardino dell’Eden ed un Inferno proprio come ci hanno insegnato a scuola?
Risposta: Non ero in classe quando te lo
hanno spiegato. Quindi non so come risponderti. Cosa ti hanno detto?
Domanda: Che il Giardino dell’Eden è buono e
che si sta male all’Inferno.
Risposta: Si, è esatto. Il Giardino
dell’Eden è quando mi sento bene e l’Inferno quando mi sento male. Però tutto
dipende da quello che ognuno di noi intende con “bene” e “male”. Quando una
persona muore, porta con sé tutto ciò che ha conquistato in questo mondo. Niente
di più. Sia quel che sia, ciò che ha ottenuto qui rappresenta tutto quello che
possiede. E con questo si reincarnerà di nuovo.
|
| |
|
torna alle domande |
| |
|
 |
| |
|
Le regole del gioco della Natura |
| |
|
È
mattina presto nella savana africana. Il sole si alza in cielo riflettendo la
sua luce sulla terra e sull’erba. Una giovane e signorile leonessa avanza
cautamente attraverso le foglie secche. Il suo pelo brillante è ben camuffato, e
guarda con attenzione le tante zebre che le stanno accanto. Anche se è giovane,
sa molto bene quale è il suo ruolo nel branco. Ha un gran lavoro che la aspetta.
Una grande responsabilità. Va a caccia tutti i giorni unita alle sue due amiche
leonesse, e tutte assieme portano cibo per i piccoli cuccioli e per il leone del
branco. In cambio, lui le protegge e non permette che nessuno invada il loro
spazio vitale.
La leonessa sa che solo se lavorerà in gruppo con le sue amiche avrà successo
acchiappando le veloci zebre. Per questo sta osservando attentamente le altre
due leonesse. Alcuni secondi dopo, le sue amiche, un po’ più grandi di lei, le
fanno il segnale. E le tre leonesse cominciano a muoversi ad una tale velocità,
che sicuramente potrebbero vincere la medaglia d’oro ai giochi olimpici. Alcuni
minuti dopo, hanno già terminato la loro missione. Hanno acchiappato le zebre.
Bambini è importante sapere che, nella natura, c’è una specie di tacito accordo,
molto importante, fra gli animali predatori e quelli cacciati. Le leonesse non
cacciano mai per divertimento o per dar fastidio ad altre razze animali.
Cacciano sempre per poter mangiare e rendere così felici i membri del proprio
branco. Normalmente acchiappano animali deboli o malati, e questo aiuta le zebre
a mantenere il loro branco forte e in salute.
Alla stessa ora questa mattina, in un luogo differente della savana africana,
i cuccioli del meerkat si stanno svegliando dopo aver dormito nella loro comoda
tana. Se ancora non lo sapeste, il meerkat è un mammifero simile alla mangusta,
veloce e piccolo. I meerkat vivono in piccole colonie nel continente africano.
Alcune piccole pietanze gustose stanno aspettando nelle tane dei piccoli meerkat
affinché facciano colazione: deliziosi scarabei, succulenti bruchi e frutta
fresca. Ma chi si occupa dei cuccioli? Non la loro madre, ma un altro esemplare
di meerkat al quale alla quale è stato affidato un lavoro molto speciale: fare
da bambinaia.
I meerkat hanno alcune regole molto chiare. Solo alcuni papà e mamme meerkat
hanno il permesso di avere figli, gli altri possono essere solo coloro che si
prendono cura dei cuccioli, aiutandoli a crescere grandi e forti. Quando i
genitori sono occupati a procurare il cibo ai loro figli o si trovano lontani
dalla tana per qualsiasi altra ragione, le bambinaie si occupano di mantenere al
sicuro queste tane dagli uccelli che vagano nei paraggi e che vogliono entrare.
In queste occasioni, le bambinaie non possono uscire a cercare cibo per se
stesse e, a volte, perdono peso e dimagriscono.
I comportamenti animali, come quello del branco dei leoni o la colonia dei
meerkat, sono sorprendenti per gli scienziati che studiano la Natura. Perché
questi animali si aiutano tra loro e dividono tutto gli uni con gli altri?
Perché fanno tutte queste cose per il bene del branco? Come sanno cosa devono
fare per sopravvivere? Gli uomini saggi della Kabbalah studiarono e scoprirono
che tutte le creature in natura hanno una sola regola: questa regola si chiama
“La Legge della Dazione”.
|
| |
|
torna alle domande |
| |
|
 |
| |
|
Cos'è il Creatore? |
| |
|
Domanda: Cos’è il Creatore?
Rav Laitman: Il Creatore è la forza ed il
potere più grande di tutti. Lui fa ogni cosa, e non chiede a nessuno. Di
conseguenza, dobbiamo cercare di avere con lui un buon rapporto. E’ così grande
Lui!
Domanda: Perché il Creatore ci ha creati?
Rav
Laitman: E’ scritto che il Creatore ci ha creati perché vuole che
siamo felici, e che otteniamo cose belle. Lui vuole che il papà e la mamma e
tutti noi siamo felici, e che abbiamo una buona vita, una vita piena, ricca di
piaceri, viaggi, sorprese, feste. Il Creatore vuole il nostro bene; per questo
ci ha creati.
Domanda: Se abbiamo timore di qualcuno, come
possiamo superare la paura?
Rav Laitman: Possiamo superare la paura solo
con una cosa. Dobbiamo credere che c’è un solo potere, e oltre a quello,
nient’altro dirige il mondo. Solo
Lui, il Creatore, e noi siamo nelle sue mani.
Qualunque cosa faccia, solo quella sarà. Così, io non ho nulla da temere, e la
paura svanirà. Abbiamo paura quando non sappiamo cosa ci accadrà e cosa
succederà nel futuro. Però, anche senza saperlo, e nonostante tutto, io so che
il Creatore dirige tutta la mia vita, così non ho per niente paura.
|
| |
|
torna alle domande |
| |
|
 |
| |
|
I bambini chiedono riguardo all'albero |
| |
|
 Domanda:
“Che cosa simboleggia un albero? E perché
Bnei Baruch
ha scelto questo simbolo?”
Rav Laitman: Abbiamo scelto il simbolo di un albero, perché l’uomo è
chiamato "Un albero del campo" (ETS Hasadeh). È scritto nella Torah "Perché
l’uomo è un albero del campo". Esso mette a confronto una persona con un albero
nel campo, facendo dell’albero e della sua radice un’analogia con un essere
umano e la sua Origine.
L’albero
simboleggia l’uomo che vuole crescere nel campo, (questo mondo fisico). Nessun
altro che vuole crescere da questo mondo ed essere più grande (realizzare la
spiritualità) è chiamato "Un albero del campo". Quindi, abbiamo scelto il
simbolo di un albero, perché simboleggia il nostro scopo.
|
| |
|
torna alle domande |
| |
|
|
|
|
|
|
|
|