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SPECIALE |
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La Kabbalah e l'Educazione |
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Grazie all’impegno di molti
amici di Bnei Baruch Italia un altro passo significativo per la divulgazione è stato fatto, questa volta a livello nazionale e tramite un media davvero importante!
Siamo felici di annunciare che Sabato 1° Agosto
è stato pubblicato sul mensile
Io Donna un articolo riguardo Bnei Baruch firmato Andrea Salvatici, il giornalista del
Corriere della Sera che si era già occupato delle nostre favole e della loro inserzione nel sito del giornale per cui scrive.
Andrea ha voluto approfondire di cosa ci occupiamo ed è volato in Israele per vivere una settimana gomito a gomito con gli Amici: l’articolo su
Io Donna racconta di
questa esperienza.
Ma non è
finita: il brano è
stato pubblicato anche sul sito del
Corriere della Sera unitamente alla videointervista rilasciata da Rav Laitman in esclusiva per il canale webtv del sito!
Quartiere
di Petah Tikva di Tel Aviv.
Ore tre di notte, lezione sulla kabbalà condotta dal
professor Rav Laitman, fondatore e presidente del Centro
Bnei Baruch (kabbalah.info). La kabbalà può sembrare una
dottrina misteriosa e magica ma in realtà è un insieme
di correnti esoteriche e mistiche dell'ebraismo che
riguardano l'interpretazione simbolica del senso segreto
della Bibbia. Non è una religione: è una scienza, un
metodo. Il centro si trova in via Jabotinski n.112.
Edificio vecchio e sproporzionato. All'ultimo piano c’è
una falegnameria, un'officina, una palestra, una mensa,
una cucina, uno spazio giochi per i bambini. In basso
c'è una porticina, c'è una telecamera. Inizia la lezione
del professor Rav Laitman.
La sala
è stracolma di persone. Matite, blocchetti, gente che
scrive e ascolta. Domande e risposte si alternano. Come
superare il nostro ego? Come avvicinarsi all’altro? Il
metodo dato dalla kabbalà li aiuta a rispondere e a
capire. Per loro l’uomo non può accontentarsi, è
necessario che si ponga delle domande e si confronti con
l’altro. Non esiste nessuna soluzione a qualsiasi
problema se l’uomo non considera l’altro come se stesso.
Sono le cinque e mezza del mattino, la gente continua
a discutere. Ore sei, la lezione è finita. Le
persone vanno a mangiare il cibo preparato da loro. In
piedi attorno ai tavoli si abbracciano prima di sedersi
e mangiare. Ecco arrivano i bambini per la prima volta.
Sono tantissimi e giocano con gli adulti. All'interno
del centro, tantissimi libri da ogni parte. Si fanno
traduzioni, si scrive, si parlano tre lingue, si
truccano gli ospiti delle trasmissioni, si salda un
pezzo di ferro. Un alveare perfetto dove in piccoli
spazi c’è tutto: computer, regie, mixer, studi
televisivi e radiofonici. Canale 66, la tv satellitare
di Bnei Baruch, ha collegamenti e dirette con tutto il
mondo. Dal falegname al traduttore, dal fabbro al
regista. Qui hanno deciso di creare la prima scuola al
mondo dove si insegna la kabbalà ai bambini, senza voti,
esami o diplomi. I bambini studiano con passione per
ore, si appassionano alle scienze. Inventano e
costruiscono giocattoli. Usano internet alla perfezione,
fanno montaggi: sono dei secchioni simpaticissimi. La
scuola è vissuta come un ambiente gioioso. È il gruppo
che prevale. Se un bambino non capisce viene aiutato dal
gruppo. Non rimane mai da solo. Gli insegnanti sono lì,
ma non intervengono.
Lasciano a loro lo spazio di discutere. Il bambino
cresce perché ha di fronte a sé degli esempi veri e
pratici: un bravo falegname, un bravo medico, un bravo
meccanico ma il suo interlocutore è un altro bambino.
Fino da piccoli gli allievi affrontano la Torah, la
leggono insieme e discutono il testo. I maestri non
alzano la voce quando i bambini compiono azioni
scorrette, ma cercano di portarli alla consapevolezza
che quell’azione ha ripercussioni sul gruppo. La kabbalà
si insegna per rendere questi bambini uomini capaci di
aiutare l’altro in difficoltà. Per farlo è necessario
conoscere le leggi che determinano il corso della
natura. Qui il sentimento verso l’altro è sostenuto con
la conoscenza. Andare nella direzione giusta vuol dire
partire dai bambini.
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