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È
risaputo che il fine desiderato dal lavoro (spirituale) nella Torà e nelle Mitzvot
(precetti) è aderire al Creatore, secondo com'è scritto "…e aderire a
Lui". Va compreso, inoltre, qual è il
significato di codesta Dvekut (adesione) al Creatore, giacché il
pensiero non Lo può assolutamente afferrare. I nostri saggi, invero, mi hanno
preceduto con questa difficile domanda, che hanno chiesto rispetto allo scritto
"…e aderire a Lui": com'è possibile aderire a Lui, essendo Lui un
fuoco che divora?
Loro
hanno risposto, aderisci alle Sue qualità: così come Lui è misericordioso, sii
misericordioso pure tu; Lui è compassionevole, sii compassionevole. In
apparenza è difficile (comprendere) come i nostri saggi abbiano fatto uscire il
testo dal suo significato letterale, essendo scritto esplicitamente "…e
aderire a Lui". Se la spiegazione fosse stata "aderisci alle Sue
qualità", si sarebbe dovuto scrivere "e aderire alle Sue vie",
quindi come mai dice "…e aderire a Lui"?
Il
fatto è che presso gli (esseri) materiali, che occupano posto, l'adesione
è da noi intesa come vicinanza di posto e la
separazione come lontananza di posto. Ma, riguardo agli (enti) spirituali, che
non occupano assolutamente posto, l'adesione e la separazione non sono comprese
come vicinanza o lontananza di posto, dato che non occupano posto. L'equivalenza
della forma fra due enti spirituali, per contro, è da noi compresa come
adesione (Dvekut) e la disparità di forma fra due enti spirituali
come separazione.
E
come l'ascia taglia e divide un oggetto materiale in due allontanando le parti
una dall'altra, così la disparità di forma divide l'ente spirituale e lo separa
in due. Se la loro disparità di forma è poca si dice che sono un po' lontani
uno dall'altro. Se è grande, si dice che sono molto lontani uno dall’altro.
Infine, se sono del tutto in opposizione di forma, è detto che sono agli
estremi.
Ad
esempio quando due persone si odiano si dice che loro sono separate una
dall'altra come l’est dall’ovest, ma, se si amano, si dice che sono attaccate
una all'altra come un unico corpo. In questo caso non si parla di vicinanza o
lontananza di posto, ma di equivalenza o di diversificazione di forma, dato che
le persone si amano poiché c'è fra loro equivalenza di forma. Infatti, se uno
ama tutto ciò che il secondo ama e odia tutto ciò che il secondo odia, sono attaccati
uno all'altro e si amano l'un l'altro; ma se c’è fra loro qualche
diversificazione di forma, vale a dire se uno ama qualcosa nonostante il suo
amico la odi e così via, loro si odiano l'un l'altro e sono separati e lontani
uno dall'altro nella misura della diversificazione della forma. Se loro sono
all'opposto, in una situazione nella quale tutto quello che il primo ama è
odiato dal suo amico, viene allora detto che sono separati e lontani fra loro
come l'est è lontano dall'ovest.
Tu
riscontri che la diversificazione della forma agisce nella spiritualità come l'ascia
che divide nella materialità e che la misura della lontananza di posto e l'entità
della loro separazione dipendono dalla misura della diversificazione di forma
che c'è fra loro, mentre la misura dell'attaccamento reciproco dipende da
quella dell'equivalenza di forma tra loro.
Noi
comprendiamo ora quanto abbiano avuto ragione i nostri saggi (Haza"l),
i quali spiegarono lo scritto: "…e aderire a Lui"
come
adesione alle Sue virtù: così come Lui è misericordioso, sii misericordioso
pure tu; così come Lui è compassionevole, sii compassionevole anche tu. Loro,
infatti, non hanno discostato lo scritto dal suo significato letterale, ma al
contrario, lo hanno commentato alla lettera, proprio perché l'attaccamento
spirituale non può essere descritto in nessun altro modo se non come
l’equivalenza della forma e, conseguentemente, equivalendo la nostra forma con
la forma delle Sue qualità, che Lui sia benedetto, ci troviamo attaccati a Lui.
Questo
è (invero) ciò che hanno detto "Come Lui è Misericordioso", vale a
dire che tutte le Sue azioni sono per leashpia (dare in assoluto) e per beneficiare
il prossimo e non sono assolutamente per il Suo beneficio, dato che Egli non ha
mancanza che sia necessario completare e di conseguenza non ha da chi ricevere.
Così anche tu, tutte le tue azioni saranno per leashpia e per apportare
beneficio al tuo prossimo. Con questo tu equivarrai la tua forma con la forma
degli attributi del Creatore e questa è l'adesione spirituale.
C’è
una distinzione di “Mocha - mente” e di “Liba - cuore” nella
sopra-menzionata equivalenza della forma. L’impegno nella Torah e nelle Mitzvot
per apportare compiacimento al proprio Artefice è l'equivalenza della forma
nella distinzione di Mocha. Infatti, proprio come il Creatore non pensa
a Se Stesso, se Lui esiste o se sorveglia le Sue creature e non ha (altri)
simili dubbi, così chi desidera raggiungere l’equivalenza della forma non deve pensare
a tali cose, quando gli è chiaro che il Creatore non pensa a esse. Non esiste,
invero, una più grande diversificazione di forma di questa. Così, chiunque
pensi a tali cose è certamente separato da Lui e non raggiungerà mai
l’equivalenza della forma.
Questo
è ciò che i nostri saggi dissero: “Fa che le tue azioni siano tutte per il
Creatore, vale a dire adesione al Creatore; non fare nulla che non promuova
questa meta, l'adesione".
Questo
significa che tutte le tue azioni saranno per dare in assoluto e beneficiare il
tuo prossimo e allora giungerai all'equivalenza della forma con il Creatore.
Così come tutto ciò che Egli fa è leashpia e beneficiare gli altri,
anche per te, tutte le tue azioni saranno solo dare in assoluto e beneficiare il
tuo prossimo. Questa è la completa adesione.
E
si potrebbe chiedere: com'è possibile che l'uomo compia tutte le sue azioni
solo per il beneficio del prossimo, dal momento che deve inevitabilmente lavorare
per sostenere se stesso e la sua famiglia? La risposta è che le azioni compiute
per necessità, cioè per ricevere il poco necessario per la propria
sopravvivenza, sono:
"Il
necessario non è né lodato né condannato", e questo non è considerato assolutamente
come fare qualcosa per se stesso.
Chiunque
scavi nel cuore delle cose sarà certamente sorpreso: come può l'uomo raggiungere
la completa equivalenza della forma, in modo che tutte le sue azioni siano per
dare al suo prossimo, mentre la sua intera essenza è solamente quella di
ricevere per se stesso ed egli, in base alla natura secondo la quale è stato
creato, è incapace di fare anche la più piccola azione a beneficio degli altri?
Inoltre, quando l'uomo dà al suo prossimo, è costretto ad aspettarsi di
ottenere alla fine una proficua ricompensa e se ha anche solo qualche dubbio
sulla ricompensa, si asterrà dal compiere quella azione. Com'è possibile che tutte
le sue azioni siano solo per dare agli altri e niente per se stesso?
Ammetto,
in effetti, che questa è una cosa molto difficile. L'uomo non ha la forza di
cambiare la natura della propria creazione che è quella di ricevere solo per se
stesso e meno ancora, di invertire la sua natura da un estremo all'altro, vale
a dire non ricevere nulla per se stesso, ma che tutte le sue azioni siano per leashpia
(dare in assoluto).
Proprio
per questa ragione il Creatore ci diede la Torà e le Mitzvot, che ci
sono state ordinate di adempiere soltanto per deliziare il Creatore. Se non
fosse stato per l'impegno nella Torà e nelle Mitzvot Lishmà (Precetti a
Suo Nome), vale a dire, per apportare con esse piacere al proprio Artefice, e
non a proprio beneficio, non ci sarebbe stato nessun espediente al mondo che ci
possa essere utile per invertire la nostra natura.
Ora
puoi capire l'estrema rigorosità dell'impegno nella Torà e nelle Mitzvot
Lishmà. Infatti, se la sua intenzione (kavanà) nella Torà e nelle Mitzvot
non è quella di beneficiare il Creatore, ma se stesso, non soltanto la natura
del desiderio di ricevere che è in lui non verrà invertita, ma anzi il
desiderio di ricevere che si trova in lui sarà molto più di quanto lui abbia
per natura della sua creazione.
Ma
quali sono le virtù di colui che è stato premiato con l'adesione
al
Creatore? Non sono state specificate da nessuna parte, eccetto che in sottili
allusioni. D’altra parte, per chiarire le questioni nel mio articolo, devo
rivelare un po’, per quanto è necessario, spiegando la questione con
un’allegoria.
Il
corpo e i suoi organi sono tutt'uno. L’intero corpo scambia pensieri e
sensazioni con ogni suo organo particolare. Per esempio, se l’intero corpo
pensa che un suo organo specifico gli dovrebbe prestar servizio e procurargli
piacere, questo organo saprà immediatamente quel suo pensiero e fornirà il
piacere contemplato. Inoltre, se un organo pensa e percepisce che il posto in
cui si trova è stretto, l'intero corpo immediatamente conoscerà il suo pensiero
e la sua sensazione e lo sposterà in un posto confortevole.
Senza
dubbio, se è successo che un organo sia stato amputato dal corpo, loro
diventano due entità separate: tutto il corpo non sa più quali sono le
necessità di quello specifico organo separato e quell'organo non sa più quali
sono i pensieri del corpo per poterlo servire e apportargli beneficio. Se però
il medico giunge e collega di nuovo l'organo al corpo come prima, ecco che
quell'organo torna a conoscere i pensieri e i bisogni di tutto il corpo, mentre
l'intero corpo torna a sapere i bisogni di quell'organo.
Secondo
questa allegoria va compreso anche il pregio dell'uomo che ha meritato di
aderire al Creatore. Ho già dimostrato (nella mia "Prefazione al libro
dello Zohar", paragrafo 9) che l'anima è un'illuminazione che si
protrae da Atzmutò (la Sua Essenza) e che questa illuminazione fu
separata dal Creatore per il fatto che Lui la rivestì del desiderio di
ricevere. Il Pensiero della Creazione stesso di beneficiare le sue creature
creò in ogni anima il desiderio di ricevere piacere e questa diversificazione
di forma del desiderio di ricevere divise quella stessa illuminazione da Atzmutò
e la rese una parte staccata da Lui.
Ne
consegue che ogni anima era, prima della sua creazione, inclusa in Atzmutò,
ma con la creazione, vale a dire con la natura del desiderio di ricevere
piacere che è stato impresso in essa, acquisì la diversificazione di forma e si
divise dal Creatore, che desidera solo leashpia (dare in assoluto). Infatti,
la diversificazione di forma separa in spiritualità come l'ascia nella
materialità, come spiegato sopra.
L'anima
si trova ora ad essere del tutto simile all'allegoria dell'organo il quale è
amputato dal corpo e staccato da esso. Nonostante che prima della separazione,
ambedue, l'organo con tutto il corpo, siano stati un uno, scambiando pensieri e
percezioni uno con l'altro, dopo che l'organo fu amputato dal corpo diventarono
due entità separate e l'uno non sa più i pensieri e le necessità del secondo.
Tanto più, dopo che l'anima si rivestì nel corpo di questo mondo, furono
interrotti tutti i collegamenti che essa aveva prima di essere separata da Atzmutò
e loro sono come due entità separate.
Di
conseguenza è ovvio il merito dell'uomo che ha ottenuto di nuovo l'adesione a
Lui. Questo vuol dire che egli ha meritato l'equivalenza di forma con il
Creatore nell'aver invertito, con la forza della Torà e delle Mitzvot,
il desiderio di ricevere impresso in lui, che è ciò che lo staccò da Atzmutò,
e lo ha fatto diventare desiderio di leashpia – di dare in assoluto. Tutte
le sue azioni sono solamente dare e beneficiare il prossimo, avendo equiparato
la sua forma con l'Artefice. Egli si trova proprio come l'organo che è stato amputato
a suo tempo dal corpo e tornò a riunirsi nuovamente col corpo, ritornando a
conoscere i pensieri di tutto il corpo, come li sapeva prima di essere separato
dal corpo.
Così
anche l'anima, dopo aver acquisito l'equivalenza a Lui, torna a conoscere i
Suoi pensieri come li aveva conosciuti prima di essersi separata da Lui a causa
della diversificazione di forma del desiderio di ricevere. Allora si adempie in
lui lo scritto "Conosci il Dio di tuo padre", dato che allora lui è
premiato con la completa conoscenza che è la conoscenza divina. Egli ha
ottenuto tutti i segreti della Torà, poiché i pensieri del Creatore sono i
segreti della Torà.
Questo
è ciò che disse Rabbi Meir, "Chiunque studia la Torà Lishmà (per il Suo Nome) merita molte cose e gli sono rivelati i misteri
ed i Gusti della Torà – Taamei Torà e diventa come una sorgente
inesauribile". Questo significa che, come abbiamo detto, per mezzo
dell'impegno nella Torà Lishmà, il che vuol dire che lui è intenzionato
ad apportare compiacimento al suo Artefice, impegnandosi nella Torà e non per
il proprio beneficio, allora gli è garantito di aderire al Creatore. Questo
vuol dire che lui giungerà all'equivalenza della forma e che tutte le sue
azioni saranno per il beneficio del prossimo e nel modo più assoluto non per il
proprio beneficio; proprio come il Creatore, quando tutte le Sue azioni sono
solamente per leashpia e per beneficiare il prossimo. In questo modo
l'uomo torna ad aderire al Creatore come era l'anima prima di essere creata.
Quindi lui merita molte cose e ottiene i misteri e i Gusti della Torà.
Egli
è diventato come una sorgente inesauribile, per merito dell'annullamento delle
barriere che lo hanno diviso dal Creatore, essendo tornato a essere uno con
Lui, come prima di essere stato creato.
Tutta
la Torà, invero, sia quella rivelata sia quella occultata, è il Pensiero del
Creatore senza che ci sia nessuna differenza. Eppure la cosa è simile ad un
uomo che sta annegando nel fiume, l'amico del quale gli ha gettato una corda
per salvarlo. Se chi sta annegando afferrerà la corda dalla parte che gli è
vicina, il suo amico potrà salvarlo e farlo uscire dal fiume. Anche la Torà è
tale, dato che è tutta Pensieri del Creatore ed è simile a una corda che il
Signore ha gettato alle persone per salvarle e tirarle fuori dalle klipot
(bucce).
L'estremità
della fune è vicina a tutte le persone ed è il segreto della Torà rivelata che
non ha bisogno di alcuna intenzione e di alcun pensiero. Per di più, anche se
c'è persino un pensiero proibito nell'atto delle Mitzvot, l'azione è
accettata dal Creatore, secondo ciò che è scritto "L'uomo deve sempre
impegnarsi nella Torà e Mitzvot "Lo Lishmà" (non per il
Suo nome), dato che dal "Lo Lishmà" giungerà al Lishmà.
Di
conseguenza la Torà e le Mitzvot sono l'estremità della fune e non c'è
nessun uomo al mondo che non possa afferrarla; e se la afferra con forza, vale
a dire che merita di impegnarsi nella Torà e Mitzvot Lishmà, vale a dire
se apporta compiacimento al Creatore e non per il proprio beneficio, allora la
Torà e le Mitzvot lo portano a equivalenza di forma col Creatore, che è
il mistero di "…e per aderire a Lui".
Allora
lui merita di realizzare tutti i pensieri del Creatore, chiamati "Segreti
della Torà" e "Gusti della Torà", che sono il resto della fune. Egli
consegue tutto ciò solamente dopo essere giunto alla completa adesione, come
suddetto.
La
ragione per la quale noi compariamo i pensieri del Creatore - vale a dire i "Segreti
della Torà" e i "Gusti della Torà" - a una fune è che ci sono
molti gradini nell'equivalenza di forma con il Creatore, e quindi ci sono molti
gradini nella parte della fune che è in lui, vale a dire nel conseguimento dei
misteri della Torà. La misura del conseguimento (spirituale) dei misteri della
Torà da parte dell'uomo, della conoscenza dei Suoi Pensieri, è secondo la
misura del gradino di equivalenza di forma dell'uomo al Creatore. Ci sono in
totale cinque gradini: Nefesh, Ruach, Neshamà, Hayià,
Yechidà. Ogni gradino è incluso in tutti e in ognuno ci sono cinque
gradini. In particolare ognuno contiene perlomeno 25 gradini.
Essi
sono denominati anche Mondi – Olamot, come hanno scritto i nostri saggi
"Il Creatore è destinato a conferire a ogni giusto 310 mondi". La
ragione per cui i gradini del conseguimento del Creatore sono chiamati mondi è
che il nome Olam - Mondo ha due significati:
1) Tutti coloro che giungono a quello specifico mondo ricevono la stessa
sensazione e lo stesso sentimento: tutto ciò che l'uno vede, sente e
percepisce, vedono, sentono e percepiscono tutti coloro che giungono allo
stesso mondo.
2)
Tutti coloro che giungono allo stesso mondo "occultato" non possono
conoscere e conseguire qualcosa in un altro mondo. Inoltre queste due
delimitazioni si trovano anche nella asagà – nel conseguimento
spirituale:
a)
ogni persona che ha conseguito uno specifico gradino sa e realizza in esso
tutto ciò che hanno conseguito tutti coloro che giungono a quel mondo in tutte
le generazioni, passate e a venire, e si trova con loro in asagà comune
come se si trovassero in un unico mondo.
b)
Tutti coloro che giungono allo stesso gradino non potranno conoscere e
conseguire niente di ciò che c'è in un altro gradino, come in questo mondo non
si può sapere nulla rispetto a chi si trova nel mondo della verità. Di
conseguenza i gradini sono denominati mondi.
Perciò
coloro che realizzano il conseguimento spirituale possono comporre libri e
scrivere le loro realizzazioni con allusioni e allegorie che sono comprese da
chi ha ottenuto gli stessi gradini dei quali parlano i libri, avendo con loro un'asagà
comune. Ma chi non è stato gratificato con l'intera misura del gradino come gli
autori stessi non potrà comprendere le loro allusioni. Tanto più,
coloro che non hanno ottenuto il conseguimento spirituale non ci comprenderanno
nulla, non avendo conseguimenti spirituali comuni.
Abbiamo
già detto che la Dvekut e la asagà completa è divisa complessivamente
in 125 gradini e che in conformità a questo non è possibile meritare tutti i
125 gradini prima dei giorni del Messia.
Ci
sono due differenze fra tutte le generazioni e quella del Messia:
1) Solo nella generazione del Messia e non nelle altre generazioni è possibile
conseguire tutti i 125 gradini.
2)
In tutte le generazioni sono poche le persone eccellenti che hanno meritato la asagà
e la Dvekut, come hanno scritto i nostri saggi "Ho trovato un uomo
fra mille, un migliaio giungono alla stanza (di studio) e uno ne esce per
insegnare", vale a dire alla Dvekut e al conseguimento spirituale,
come è stato detto "Nessuno avrà più bisogno di istruire il compagno e il
fratello, dicendo 'conoscete il Signore ', poiché tutti Mi conosceranno, dal
piccolo al grande" (Geremia, 31, 33).
Il
Rashbi – Rabbi Shimon Bar Iochai e la sua generazione, vale a dire gli autori
del Lo Zohar, sono un'eccezione in quanto hanno conseguito tutti i 125 gradini
in completezza, anche se questo fu prima dei giorni del Messia. Rispetto a lui e ai suoi discepoli è detto: "Un saggio è preferibile a un profeta". Quindi si
trova molte volte nel Lo Zohar (scritto) che non ci sarà una generazione come
quella del Rashbi fino alla generazione del Re il Messia. Per questo il suo
componimento ebbe un impatto talmente forte sul mondo, poiché i segreti della
Torà che sono nello Zohar occupano il livello di tutti i 125 gradini.
Perciò
è detto nello Zohar che il libro del Lo Zohar non si rivelerà se non alla fine
dei giorni, il che vuol dire nei giorni del Messia. Questo è secondo ciò che
abbiamo detto (prima) riguardo al fatto che se i gradini (spirituali) dei
lettori non sono nell'intera misura del gradino dell'autore, loro non
comprenderanno le sue allusioni, non avendo un conseguimento spirituale comune.
Dato che il gradino degli autori del Lo Zohar è al completo livello dei 125
gradini, è impossibile conseguirli prima dei giorni del Messia. Ne consegue che
nelle generazioni precedenti ai giorni del Messia non c'è un'asagà
comune agli autori del Lo Zohar, quindi Lo Zohar non poteva essere rivelato
nelle generazioni antecedenti alla generazione del Messia.
Da
qui abbiamo una chiara prova del fatto che questa nostra generazione è già
giunta ai giorni del Messia. I nostri occhi, infatti, vedono che tutte le
spiegazioni del libro Lo Zohar che ci hanno preceduto non hanno chiarito
nemmeno il dieci per cento dei punti difficili nello Zohar e che, anche
riguardo al poco che hanno spiegato, le loro parole sono astruse quasi come le
parole dello Zohar stesso. In questa nostra generazione abbiamo ricevuto il
premio del commentario "Il Sulam – La Scala", che è
un'interpretazione completa di tutte le parole dello Zohar. Il Sulam,
oltre a non lasciare alcuna cosa occlusa senza spiegarla in tutto lo Zohar,
fornisce anche spiegazioni istituite in conformità ad un intelletto
contemplativo semplice, che può comprendere ogni lettore di mezza portata. Il
fatto che lo Zohar è stato rivelato nella nostra generazione è una chiara prova
che noi ci troviamo già nei giorni del Messia, all'inizio della specifica
generazione rispetto alla quale fu detto: "E la terra sarà colma della
conoscenza del Signore".
Dovremmo
sapere che le cose spirituali non sono come le cose materiali, dove il dare ed
il ricevere arrivano assieme, poiché nella spiritualità il tempo della dazione
è a parte e il tempo della ricezione è a parte. Infatti, all'inizio la cosa è
data dal Creatore al ricevente, e per mezzo di questo dono Lui gli dà solamente
l'opportunità di ricevere. Egli però non riceve nulla, fino a che non si
santifica e si purifica nel modo appropriato. Solo allora lui merita di
ricevere la cosa, e quindi lui può indugiare per molto tempo fra il tempo della
dazione e quello della ricezione.
In
conformità a questo, lo scritto che questa generazione è già giunta al verso
"E la terra sarà colma della conoscenza del Signore" si riferisce
solamente alla dazione. Noi però non siamo di certo ancora arrivati alla
ricezione. Il tempo della ricezione arriverà quando ci saremo purificati,
santificati, dopo aver studiato e aver fatto sforzi nella misura desiderata.
Allora il verso "E la terra sarà colma della conoscenza del Signore"
sarà vivo in noi.
È
risaputo che la redenzione – la Gheulà e la completezza del
conseguimento spirituale sono intrecciati una all'altra, e la prova è che ogni
persona che è attratta dai misteri della Torà è attratta anche alla terra di
Israele. Di conseguenza non ci è stato promesso "E la terra sarà colma
della conoscenza del Signore" altro che alla fine dei giorni, vale a dire
al tempo della redenzione.
Quindi,
esattamente come non abbiamo ancora meritato il tempo di ricezione nella
completezza dell'asagà, ma solamente il tempo della dazione, per mezzo
della quale ci viene data l'opportunità di arrivare alla completezza del
conseguimento spirituale, così è rispetto alla redenzione che non abbiamo
meritato, avendo meritato solo la dazione. Il fatto è, invero, che il Creatore ha liberato la nostra santa terra dal dominio straniero e c'è l'ha ridata,
ma, ciò nonostante, non abbiamo ancora ricevuto la terra nell'ambito della
nostra autorità, dato che non è ancora giunto il tempo della ricezione, come
abbiamo chiarito rispetto alla completezza del conseguimento spirituale.
Così
Lui ha dato e noi non abbiamo ancora ricevuto. Non abbiamo, infatti,
indipendenza economica, e non c'è indipendenza politica senza l'indipendenza
economica. Per di più non c'è redenzione del corpo senza la redenzione
dell'anima. Fin tanto che la maggioranza della gente sarà schiava delle culture
estere delle nazioni, senza essere assolutamente capaci di (seguire) la
religione di Israele e la cultura di Israele, anche i corpi saranno schiavi
sotto le forze straniere. A questo riguardo, la terra è ancora in mano a
stranieri.
La
prova è che nessuno si esalta per la redenzione, come dovrebbe essere nel tempo
della redenzione, dopo 2000 anni. Non solo coloro che si trovano nella Diaspora
non sono propensi a venire da noi e a godere la redenzione, ma anche una gran
parte di coloro che sono stati redenti e sono seduti fra noi, aspettano
ansiosamente di sbarazzarsi di codesta redenzione e di tornare nella Diaspora.
Sebbene
il Creatore ci abbia dato l'opportunità della redenzione, noi non la abbiamo
ancora ricevuta e non ne proviamo diletto. Eppure, dandoci questo, il Creatore
ci porse l'opportunità della redenzione, il che vuol dire l'occasione di
purificarci, di santificarci e di assumerci il lavoro del Signore, nella Torà e
nelle Mitzvot Lishmà. A quel tempo il Santuario sarà costruito e
riceveremo la terra in completa gestione. Allora percepiremo e proveremo la
gioia della redenzione.
Nulla
cambierà, tuttavia, fin tanto che noi non arriveremo a questo. Non c'è nessuna
differenza fra i modi di fare attuali della terra, e quelli di quando era
ancora sotto le mani di estranei, sia nella giurisprudenza, nell'economia e sia
nel lavoro del Creatore. Noi non abbiamo altro che l'opportunità della
redenzione.
Ne
consegue che questa nostra generazione è la generazione dei giorni del Messia.
Per questa ragione abbiamo meritato la redenzione della nostra terra santa
dagli stranieri e anche la rivelazione del libro Lo Zohar, che è l'inizio del
compimento dello scritto "E la terra sarà colma della conoscenza del
Signore", e loro non insegneranno più…"poiché tutti Mi conosceranno,
dal piccolo al grande" (Geremia, 31, 33).
Per
quanto riguarda queste due cose, noi siamo stati premiati solamente con la dazione
da parte del Creatore, ma non abbiamo ancora ricevuto niente in mano. Però ci è
stata data, per mezzo di questo, l'opportunità di iniziare il lavoro del
Creatore, di impegnarci nella Torà e nelle Mitzvot Lishmà. Allora ci
sarà concesso il gran successo che è stato promesso alla generazione del
Messia, ciò che le generazioni che ci hanno preceduto non hanno conosciuto.
Allora meriteremo il tempo della ricezione di tutte e due: "La completezza
del conseguimento spirituale – la asagà" e "La completa redenzione".
Ecco
che abbiamo spiegato eccellentemente la risposta dei nostri saggi alla domanda:
com'è possibile aderire a Lui, quando hanno detto che questo vuole dire "Aderisci
alle Sue qualità"?
Questo
è giusto per due ragioni:
1) dato che l'adesione – la Dvekut spirituale non è nella vicinanza di
posto, ma nell'equivalenza della forma.
2)
dato che l'anima non fu separata da Atzmutò – dalla Sua Essenza se non
per il desiderio di ricevere che il Creatore vi aveva impresso, essa, dopo
avere separato il desiderio di ricevere da sé, ritornò ovviamente alla
precedente adesione al Creatore.
Effettivamente
tutto questo è in teoria, però, di fatto, non hanno ancora spiegato nulla con
la spiegazione "Aderisci alle Sue qualità", che vuol dire separare il
desiderio di ricevere impresso nella natura della sua creazione e giungere al
desiderio di dare in assoluto - di leashpia che è l'opposto della sua
natura.
Ciò
che abbiamo spiegato, che chi annega nel fiume deve afferrare la fune con
forza, e che egli, prima di impegnarsi nella Torà e nelle Mitzvot Lishmà
in modo tale da non tornare più alla sua insensatezza, non sarà considerato
come chi afferra la fune con forza, pone nuovamente la domanda: da dove lui prenderà
il carburante per sforzarsi con tutto il suo cuore e tutte le sue facoltà solo
per apportare compiacimento al suo Artefice? Infatti, l'uomo non può fare
nessun singolo movimento senza alcun beneficio per se stesso, come una macchina
che non può lavorare senza benzina; e se non avrà alcun beneficio per se stesso,
ma solamente per compiacere al suo Artefice, non avrà carburante per il lavoro
(spirituale).
La
risposta è che, riguardo a chi consegue la Sua magnificenza nel modo
appropriato, l'ashpaà – il dare in assoluto che lui apporta al Creatore
si inverte in ricezione, come è scritto nel trattato del Talmud chiamato
Masechet Kidushin (pagina 7) rispetto a un uomo importante: quando la
donna gli dà del denaro, questo è considerato nei confronti della donna come
ricezione e lei è santificata.
Così
è anche nei riguardi del Creatore: se si consegue la Sua grandezza, non ci sarà
una ricezione più importante dell'apportare compiacimento al proprio Artefice,
e questo è sufficiente come carburante per lavorare duramente e affaticarsi con
tutto il proprio cuore e tutte le facoltà per apportare compiacimento al
Creatore. È chiaro però che se lui non ha ancora conseguito la Sua sublimità
nel modo appropriato, apportare compiacimento al Creatore non è da lui
considerato come ricezione nella misura nella quale lui consegna tutto il suo
cuore, tutta la sua anima e tutte le sue facoltà al Signore.
Quindi
lui, ogni volta che intende veramente e solamente apportare piacere al proprio
Artefice e non per il proprio beneficio, perde immediatamente e del tutto la
forza di lavorare, rimanendo come una macchina senza carburante, dato che
l'uomo non può muovere nessun membro senza ricavare dall'azione qualche
beneficio per se stesso. Ancor più una yeghià – uno sforzo di lavoro
così grande come la dedizione con tutta la sua anima e le sue facoltà, come è
comandato nella Torà, non potrà indubbiamente essere compiuto senza ricavarne
qualche ricezione di piacere per se stesso.
Invero
il conseguimento spirituale della Sua sublimità, nella misura in cui l'ashpaà
(conseguimento spirituale) si inverte in ricezione, come è stato detto
riguardo a un uomo importante, non è per niente una cosa difficile. Tutti sanno
la grandezza del Creatore che ha creato tutto e che consuma tutto, senza inizio
e senza fine, la Cui sublimità è infinita e senza fine.
La
difficoltà della cosa consiste nel fatto che la misura della sublimità non
dipende dal singolo individuo, ma dall'ambiente; per esempio, anche se l'uomo è
colmo di buone qualità, se l'ambiente non rispetta un tale uomo, lui si troverà
sempre avvilito e non potrà mai vantarsi delle sue qualità, anche se non ha
nessun dubbio della loro veridicità. D'altra parte l'uomo che non ha nessuna
qualità, ma che il suo ambiente onora come se egli avesse molte virtù, sarà
molto orgoglioso, poiché la misura dell'importanza e della grandiosità è stata
data interamente all'ambiente.
Quando
l'uomo vede come il suo ambiente ha un atteggiamento poco rispettoso nei
confronti del lavoro del Creatore e che (le persone) non considerano in modo
appropriato la Sua sublimità, un solo individuo non può sormontare l'ambiente e
non può nemmeno conseguire la sublimità del Creatore, ma anch'esso assume un
atteggiamento futile come gli altri nei confronti del suo lavoro (spirituale).
Dato che lui non ha il fondamento del conseguimento della Sua sublimità è ovvio
che non potrà lavorare per apportare compiacimento al suo Artefice e non per il
suo beneficio. Questo è così perché lui non ha carburante per la yeghià
– per fare ogni sforzo e "(se) non ti sei sforzato e sei giunto, non
crederci". Lui non ha allora nessun altro suggerimento che lavorare per il
proprio beneficio o non lavorare per niente, dato che apportare compiacimento
al suo Artefice non gli può prestar servizio come ricezione.
Riguardo
a questo comprenderai lo scritto "La gloria del re è nella popolazione
numerosa", poiché il valore della sublimità giunge dall'ambiente a due
condizioni:
1) secondo la misura dell'apprezzamento dell'ambiente stesso.
2)
secondo la misura della grandezza dell'ambiente. Di conseguenza "La gloria
del re è nella popolazione numerosa".
A
causa della grande difficoltà della cosa i nostri saggi ci hanno consigliato
"Fatti un Rav e acquisisci un amico". Questo significa che l'uomo
dovrebbe scegliere per se stesso un uomo importante e famoso affinché egli gli
sia Rav, per mezzo del quale lui potrà giungere all'impegno nella Torà e nelle Mitzvot
per apportare compiacimento al suo Artefice, dato che il suo Rav ha due
facilitazioni:
1) dato che lui è un uomo importante, l'alunno può apportargli compiacimento,
sul fondamento della grandezza del suo Rav, poiché la ashpaà gli si è
invertita in ricezione, che è un carburante naturale per poter accrescere,
volta dopo volta, le azioni di ashpaà – del dare. Dopo aver preso
l'abitudine di impegnarsi nell'ashpaà nei confronti del suo Rav, lui
potrà trasferirla anche all'impegno nella Torà e Mitzvot Lishmà nei
confronti del Creatore, poiché l'abitudine diventa natura.
2)
l'equivalenza di forma con il Creatore non è utile se non è per sempre, vale a
dire "fino a che Chi conosce tutti i misteri testimonierà che lui non
tornerà alla sua insensatezza". Invece nel caso dell'equivalenza della
forma col suo Rav, essendo il Rav in questo mondo e nell'ambito del tempo,
l'equivalenza della forma con lui gli giova, anche se è solo temporanea e lui
ritornerà successivamente alle sue vecchie abitudini. Ogni qual volta lui uguaglia
la sua forma al suo Rav, aderisce al Rav in quello (specifico) tempo. Per
merito di ciò lui consegue le conoscenze e i pensieri del suo Rav nella misura
della sua adesione, come abbiamo chiarito con l'allegoria del membro che è
stato amputato dal corpo ed è tornato a essere attaccato a esso.
L'alunno
può quindi usare il conseguimento della sublimità del Signore del suo Rav, che
inverte il dare in ricevere e in carburante sufficiente per dedicare la propria
anima e tutte le sue facoltà. Allora anche il discepolo potrà impegnarsi nella
Torà e nelle Mitzvot Lishmà con tutto il suo cuore, tutta la sua anima e
tutte le sue facoltà, che è la Sgulà che porta all'eterna adesione al
Creatore.
E
a questo proposito comprenderai cosa hanno detto i nostri saggi (Brachot,7):
"Essere a servizio della Torà è più elevato dello studio della Torà, dato
che è detto 'C'è qui Eliseo, figlio di Sciafat, che ha versato l'acqua sulle
mani di Elia' (Re2, 3, 11). Non è stato detto ha studiato, ma ha
versato".
In
apparenza sembra sorprendente che dei semplici atti siano più grandi dello
studio della saggezza e della conoscenza. In quello che è stato detto è da
comprendere nel migliore dei modi che servire il suo Rav per mezzo del proprio
corpo e con tutte le sue facoltà, per apportare compiacimento al suo Rav, porta
la persona all'adesione al suo Rav, vale a dire all'equivalenza della forma.
Per mezzo di questo lui riceve le conoscenze ed i pensieri del suo Rav, secondo
il segreto di "bocca a bocca", che è l'adesione di "spirito con
spirito" (Rucha berucha). Per mezzo di questo lui è ricompensato
col conseguimento della sublimità del Creatore, nella misura che invertirà la ashpaà
– la dazione in ricezione, così da essere per lui il carburante sufficiente per
la dedizione dell'anima e di tutte le sue facoltà, fino a conseguire l'adesione
al Creatore, come suddetto.
Invece
lo studio della Torà presso il suo Rav, poiché deve essere per il proprio
beneficio, non porta all'adesione ed è distinta come "da bocca ad orecchio".
Quindi il servizio apporta allo studente i pensieri del suo Rav, mentre lo
studio apporta solamente i detti del suo Rav. Il merito del servizio è più grande
di quello dello studio, così come è l'importanza del pensiero del suo Rav
rispetto alle parole del suo Rav e come è l'importanza di "bocca a
bocca" rispetto a "da bocca ad orecchio".
In
effetti, tutto questo è detto se il servizio è per apportare compiacimento al
Creatore. Se però il servizio è per il proprio beneficio, e un tale servizio
non può portarlo all'adesione al suo Rav, di certo lo studio presso il proprio
Rav è più importante che portargli servizio.
Infatti,
come abbiamo detto rispetto al conseguimento della sublimità del Creatore,
l'ambiente che non considera il Creatore in modo appropriato indebolisce il
singolo e gli impedisce di conseguire la Sua sublimità. Indubbiamente questo
succede anche rispetto al Rav, quando l'ambiente che non considera nel modo
appropriato il suo Rav impedisce al discepolo di conseguire la grandezza del
suo Rav nel modo confacente.
Di
conseguenza i nostri saggi dissero: "Fatti un Rav e acquisisci un
amico". Questo significa che l'uomo può farsi un nuovo ambiente che lo
aiuti a conseguire la grandezza del suo Rav, per mezzo dell'amore degli amici
che apprezzano il Rav. Ognuno di loro riceve, per mezzo della conversazione fra
gli amici riguardo alla grandezza del Rav, la percezione della sua grandezza.
Così la ashpaà al proprio Rav si trasforma in ricezione e in
carburante, nella misura che lo porterà ad impegnarsi nella Torà e nelle Mitzvot
Lishmà.
Rispetto
a questo dissero: "La Torà è acquisita per mezzo di quarantotto virtù,
servendo i saggi e per l'accuratezza degli amici." Questo è per la ragione
che, oltre a servire il suo Rav, lui ha bisogno anche della meticolosità degli
amici, vale a dire dell'ashpaà degli amici, affinché loro operino su di
lui per il conseguimento dell'elevatezza del suo Rav. Infatti, il conseguimento
della sua grandezza dipende del tutto dall'ambiente e l'uomo non può far nulla
da solo a proposito, come è stato chiarito.
Invero,
le condizioni per il conseguimento della grandezza sono due:
1)
Udire sempre e ricevere l'apprezzamento dell'ambiente rispetto alla misura
della loro grandezza.
2)
Che l'ambiente sia grande, secondo lo scritto "La gloria del re è nella
moltitudine della popolazione".
Per
ricevere la prima condizione l'alunno deve sentirsi il più piccolo di tutti gli
amici, e allora potrà ricevere l'apprezzamento dell'elevatezza da tutti, dato
che il grande non può ricevere da chi è più piccolo di lui e tanto più non può
essere impressionato dalle sue parole. Solo il piccolo è impressionato dalla
considerazione del grande.
Per
quanto riguarda la seconda condizione ogni alunno deve esaltare il merito di
ogni amico e volergli bene come se fosse il più grande della generazione.
Allora l'ambiente opererà su di lui come se fosse stato un ambiente
sufficientemente grande, dato che "La qualità è più importante della
quantità." |