L'essenza della saggezza della Kabbalah
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Prima di iniziare a spiegare gli annali della saggezza della
Kabbalah, da tanti già trattata, ho riscontrato la necessità di spiegare
accuratamente in primo luogo l'essenza di questa saggezza, a mio parere
conosciuta da pochi.
E certamente non
è possibile parlare dello svolgimento di qualcosa prima di conoscerla.
Per quanto questa
conoscenza sia più ampia e profonda del mare, mi impegnerò con tutte le mie
forze e con tutte le conoscenze acquisite in questo campo per fornire
un'interpretazione autentica e delucidarla in tutte le sue sfaccettature, in
modo adeguato ad ogni anima per trarne le debite e veritiere conclusioni, senza
lasciare alcuna possibilità di errore a chi vi si applichi, come succede spesso
nello studio di tali cose.
Su cosa volge
la Saggezza
Senza dubbio
questa domanda si solleva in ogni persona assennata. Per dare una risposta
soddisfacente a codesto quesito darò una definizione fedele che è stata
conservata intatta. Questa saggezza non è né di più, né di meno, di una sequenza
di radici che discendono per motivi di causa ed effetto entro leggi determinate
ed assolute che si congiungono e tendono ad un solo obiettivo molto elevato che
è denominato «la rivelazione della Sua Divinità alle Sue creature in questo
mondo.»
E qua sono di
regola il particolare ed il generale: "Generale" significa l'intera umanità che
è infine obbligata, necessariamente ed in una assoluta imposizione, ad arrivare
a questo sommo sviluppo, com'è scritto: «Poiché sarà piena la terra di
conoscenza del Signore come l'acqua ricopre il mare.» (Isaia,11,9)
«E non insegnerà
più uno il suo prossimo ed uno il proprio fratello dicendo, conoscete il
Signore! Perché tutti mi conosceranno, dal più piccolo al più grande.» (Geremia,
31, 33) «E non si nasconderà più chi ti ammaestrava ed i tuoi occhi vedranno
coloro che ti insegnano.» (Isaia, 30, 20)
"Particolare"
vuol dire che anche prima della completezza di tutta l'umanità, questa cosa è
una regola per ogni generazione anche rispetto a singoli eletti, perché essi
sono individui che ottengono determinati gradini riguardo la rivelazione della
Sua Divinità in ogni singola generazione. Loro sono i profeti
e gli uomini di Dio. Come hanno detto i nostri saggi: «Non si ha una
generazione nella quale non ci sia come Abramo e Giacobbe. Tu vedi invero che la
rivelazione della Sua Divinità è consueta in ogni singola generazione, secondo i
detti dei nostri saggi, che sono qualificati a questo e nei quali abbiamo
fede.»
La
molteplicità dei Parzufim, delle Sefirot e dei Mondi - Olamot
Tuttavia riguardo al suddetto si solleva una domanda: dato
che questa saggezza non ha altro compito che quello unico e speciale delucidato
sopra, cosa è questo fatto della molteplicità dei Parzufim, delle Sefirot e di
tutti i collegamenti permutabili che si trovano in abbondanza nei libri di
Kabbalah?
In effetti, se tu
consideri il corpo di un animaletto, che ha il solo compito di alimentarsi per
poter sopravvivere il tempo bastante per procreare e per la sussistenza della
propria specie, vedrai e troverai in esso una costituzione complessa, costituita
da migliaia di fibre e tendini, come hanno scoperto i fisiologi e gli esperti di
anatomia, oltre ad una moltitudine di componenti non ancora conosciuti al genere
umano. Potrai dedurre da tutto questo quanti tipi d'innumerevoli composizioni di
cose e di condotti devono congiungersi , affinché si riveli e si scopra questa
meta sublime.
Due sequenze:
dall'alto al basso e dal basso all'alto
La sapienza della
Kabbalah è divisa in generale in due sequenze parallele ed uguali una all'altra
come due gocce d'acqua, senza nessuna differenza fra loro, a parte il fatto che
la prima sequenza si svolge (dall'alto al basso) fino a questo mondo.
La seconda
sequenza inizia da questo mondo e procede (dal basso all'alto) esattamente nelle
stesse vie e composizioni che sono state tracciate dalle loro radici al tempo
della loro apparizione e della loro rivelazione dall'alto al basso.
Ecco che la prima
sequenza è denominata, nel linguaggio della Kabbalah, la sequenza dello
svolgimento dei mondi e dei Parzufim (plurale di Parzuf, ndt) e delle
Sefirot (plurale di Sefirà, ndt) in tutti i loro casi, sia permanenti
sia transitori. Mentre la seconda sequenza è denominata Asagot (plurale
di asagà - conseguimento spirituale, ndt) o gradini di profezia e Spirito
Santo. L'uomo che consegue ciò è obbligato a procedere negli
stessi ingressi e vie, conseguendo ogni dettaglio ed ogni gradino, pian piano,
con la giusta precisione, secondo le stesse leggi che vi furono impresse al
momento della loro emanazione dall'alto al basso.
La rivelazione della Sua Divinità non è una cosa che compare
tutta in una volta, come la scoperta di cose materiali, ma continua a mostrarsi
per un certo periodo di tempo che dipende dalla purificazione di chi consegue
(la spiritualità), fino a che gli si riveleranno tutti i molteplici gradini
preordinati dall'Alto al basso. Dato che essi giungono ordinati, secondo
il conseguimento spirituale – asagà, uno dopo l'altro ed uno sopra
l'altro, come i gradini di una scala, sono per questo denominati "gradini".
Nomi astratti
Molti ritengono
che tutte le parole ed i nomi nella saggezza della Kabbalah siano una sorta di
nomi astratti, dato che essa tratta della Divinità e della spiritualità che sono
al di sopra del luogo e del tempo, dove persino l'immaginazione lì non domina.
Per questa ragione giungono alla decisione che tutto ciò che
è detto riguardo questi argomenti non è espresso altro che con nomi astratti o
molto più sublimi ed elevati di nomi astratti, essendo del tutto privi a priori
di fondamenti immaginari.
Questo però non è
vero, ma la verità è del tutto opposta, la Kabbalah non fa uso di nomi e
denominazioni altro che nelle loro distinzioni reali ed effettive. Infatti è una
regola ferrea presso tutti i saggi Kabbalisti, secondo la quale «Tutto ciò che
noi non conseguiamo non lo definiamo con un nome o una parola».
Qua devi sapere
che la parola asagà – conseguimento spirituale, denota il livello
definitivo della comprensione ed è tratta dall'espressione «Che la tua mano
conseguirà» (in ebraico ki tasigh iadchà, ndt). Questo vuol dire che,
prima che la cosa non si ponga in modo chiaro davanti agli occhi nella sua
completa certezza, come se fosse stata afferrata con le mani, i Kabbalisti non
la denominano con il nome asagà, ma con altri denominativi come
comprensione ed erudizione e così via.
La concretezza
della saggezza della Kabbalah
Tuttavia, anche nella realtà materiale predisposta davanti ai
nostri sensi si trovano pure cose concrete, quantunque noi non si abbia alcuna
percezione ed immaginazione della loro essenza, come l'elettricità ed il
magnete, denominati col nome "fluidum".
Ciononostante, chi può affermare che questi nomi non siano
concreti, quando noi conosciamo con nostra completa soddisfazione la loro azione
e non ci preoccupiamo affatto di non avere nessuna percezione dell'essenza del
soggetto, vale a dire l'elettricità stessa.
Questo nome è per
noi "tangibile" e vicino, non meno di quanto lo sarebbe stato se fosse stato
percepito completamente dai nostri sensi. Persino i bambini piccoli hanno
famigliarità con la parola elettricità esattamente come conoscono le parole
pane, zucchero e così via.
Inoltre, nel caso tu abbia il desiderio di affaticare un poco
il tuo strumento di studio e d'investigazione, ti direi in generale che, così
come non c'è alcuna percezione del Creatore, nel modo più assoluto, proprio
nella stessa misura non c'è alcun conseguimento dell'essenza delle Sue creature
e persino delle (cose) materiali che palpiamo con le nostre mani. Così la
nostra intera conoscenza dei nostri amici e dei nostri parenti nel "mondo (delle
azioni) concreto" che è davanti a noi non è altro che la sola "conoscenza delle
azioni" che sono attuate e nascono dalla partecipazione dell'incontro dei nostri
sensi con loro e che ci danno la massima soddisfazione quantunque noi non si
abbia alcuna percezione dell'essenza del soggetto.
Per di più, non
hai alcuna percezione e conseguimento persino della tua stessa essenza, mentre
tutto ciò che tu sai della tua essenza non è altro che uno svolgimento d'azioni
che sono protratte dalla tua essenza.
Da questo momento puoi comprendere facilmente che tutti i
nomi e le denominazioni che appaiono nei libri di Kabbalah sono anch'essi reali
e concreti, anche se noi non abbiamo alcuna realizzazione del soggetto, dato che
chi vi s'impegna ha l'assoluta soddisfazione della completa conoscenza della sua
completezza finale, vale a dire anche qui solamente la conoscenza delle azioni
attivate e nate dalla comunione della Luce Superiore con coloro che la
conseguono.
Questo è, però,
del tutto sufficiente, dato che questa è la regola «Tutto ciò che è misurato e
proviene dalla Provvidenza Divina per giungere a realizzarsi nella natura della
Creazione ha in se l'appagamento assoluto», così come non si solleverà nell'uomo
l'esigenza di un sesto dito poiché le cinque dita lo soddisfano pienamente.
I termini
materiali ed i nomi fisici nei libri di Kabbalah
Effettivamente
ogni persona ragionevole comprende che dove ci occupiamo di una cosa spirituale,
per non parlare della Divinità, non abbiamo parole ne lettere da prendere in
considerazione (In ebraico anche pronunciarla,
ndt), dato che il nostro intero lessico
non è altro che una composizione di lettere dell'immaginazione e dei sensi.
Com'è quindi possibile farne uso, quando non c'e nè
l'immaginazione né ci sono i sensi?
Infatti, anche se
prendiamo in considerazione la parola più sottile che possa essere usata in quei
luoghi, vale a dire la parola "Luce Superiore" o finanche "Luce Semplice", ecco
che anch'essa è una cosa paragonata e traslata dalla luce del sole o dalla luce
della candela o dalla luce percepita come una piacevolezza che compare nell'uomo
al momento di una nuova concezione, nella risoluzione di un dubbio.
E com'è possibile
usarle in un luogo spirituale e in vie divine, dato che agli studiosi non
saranno presentate altro che parole vane e false?
Tanto più quando dobbiamo scoprire in quelle parole qualche
razionalità a favore del negoziato d'uso nelle investigazioni della saggezza,
dove il saggio deve usare con assoluta esattezza definizioni assolute per gli
studiosi.
E se il saggio
fallirà, anche di una sola parola, provocherà invero per mezzo della stessa una
confusione nella comprensione in coloro che studiano, i quali non capiranno ciò
che è stato detto prima e dopo quella data parola, ed anche tutto ciò che è
collegato alla stessa, come è risaputo da chi studia attentamente i libri di
saggezza.
Ti meravigli, quindi, come sia possibile l'uso di parole
false da parte dei saggi di Kabbalah, per spiegare per mezzo delle stesse le
interconnessioni della saggezza, ed è risaputo che non esiste alcuna definizione
con nomi falsi, dato che la menzogna non ha gambe e non sta in piedi. A
questo proposito è necessario che tu sappia a priori la "Legge della Radice e
del ramo" nella relazione dei Mondi, (che va) da uno all'altro.
La legge della
Radice e del ramo nella relazione fra i Mondi
I saggi della
Kabbalah hanno trovato che la forma dei quattro mondi denominati Atzilut,
Brià, Iezirà ed Assià, a cominciare dal primo mondo, il più elevato,
chiamato Atzilut, fino a questo mondo materiale e concreto chiamato
Assià, è esattamente uguale in tutti i suoi elementi e casi.
Questo vuol dire che tutta la realtà ed i suoi eventi che si
trovano nel primo mondo, si trovano anche nel secondo che è al di sotto ad esso,
senza alcun (ben minimo) cambiamento, ed è così in tutti gli altri mondi
susseguenti fino a questo mondo concreto.
E non c'è alcuna
differenza fra loro, ma solamente una differenza di gradino, che è compresa
solamente nella materia degli elementi della realtà di ogni singolo mondo. La
materia degli elementi della realtà che si trovano nel primo mondo, quello più
elevato, è la materia più pura di tutti i mondi a lui inferiori.
E la materia degli elementi della realtà che si trovano nel
secondo mondo è più rozza di quella del primo mondo, ma più pura di tutto ciò
che è al di sotto del suo gradino.
E così è fino a questo mondo che a noi si presenta, dove la
materia degli elementi della realtà è la più rozza ed oscura di tutti i mondi
che lo hanno preceduto. Però le forme degli elementi della realtà ed anche tutti
i loro eventi giungono ad ogni singolo mondo in modo equivalente sia nella
quantità che nella qualità senza alcun cambiamento.
E lo hanno paragonato al caso del timbro e ciò che è stato da
esso timbrato, quando tutte le forme che si trovano sullo stampo passano
interamente, con tutti i loro elementi e con estrema precisione, alla cosa da
esso stampata. Così è rispetto ai mondi, quando ogni mondo inferiore è timbrato
dal mondo ad esso superiore. Di conseguenza, tutte le forme che sono nel
mondo superiore nella loro quantità e qualità vengono copiate nella loro
integrità e giungono anche al mondo inferiore.
Nella maniera in
cui non hai nessun elemento della realtà o degli eventi della realtà che si
trovano nel mondo inferiore dove tu non possa trovare il suo esempio nel mondo a
lui superiore nella forma identica come due gocce d'acqua.
E sono chiamati
Radice e ramo. Questo significa che lo stesso elemento che si
trova nel mondo inferiore è distinto come un ramo dello stesso esemplare che si
trova nel mondo superiore, essendo egli la radice dell'elemento inferiore, ed è
da lì che è stato timbrato per dar luogo allo stesso elemento nel mondo
inferiore.
Questa è
l'intenzione dei nostri saggi nel loro detto «Non hai un filo d'erba sotto che
non abbia mazal – fortuna, ed una guardia di sopra che lo colpisca per
dirgli: cresci!» Questo significa che la radice, chiamata mazal, lo obbliga a
crescere ed a ricevere l'intero suo attributo, in quantità e qualità, come nel
caso del timbro e dello stampato suddetto. E questa è la legge della radice e
del ramo, che è in atto in tutti gli elementi della realtà e degli eventi della
realtà in ogni singolo mondo rispetto al mondo che gli è superiore.
Il linguaggio
dei Kabbalisti è il linguaggio dei rami
Questo significa
che quei rami stanno ad indicare le loro radici e ne sono gli esempi ed esistono
necessariamente nel Mondo Superiore. Dato che non hai alcuna
realtà nel mondo inferiore che non sia indotta e sgorghi dal mondo superiore ad
esso. Questo è come nel caso del timbro rispetto allo stampato suddetto,
e quindi la radice del Mondo Superiore obbliga il proprio ramo nel mondo
inferiore affinché in esso si riveli tutta la sua forma e la sua qualità,
secondo ciò che dissero i nostri saggi «La fortuna – mazal del Mondo
Superiore attribuito all'erba del mondo inferiore colpisce quello stesso filo
d'erba, obbligandolo a crescere secondo il suo modello». Ne
consegue che ogni singolo ramo che esiste in questo mondo definisce
eccellentemente il suo esemplare che si trova nel Mondo Superiore.
Perciò, i saggi
della Kabbalah si sono trovati di fronte un vocabolario pronto ed esplicito ai
loro occhi più che sufficiente per la distinzione del linguaggio parlato da
usare fra loro, straordinariamente eccellente, che permette di trattare uno con
l'altro riguardo alle radici spirituali dei Mondi Superiori, vale a dire
ricordando ai loro amici soltanto il ramo inferiore concreto che si trova in
questo mondo e che è molto bene definito ai sensi materiali.
Chi lo sente capisce perfettamente, per merito del suo
conseguimento spirituale, la Radice Superiore indicata dal ramo materiale, dato
che ad essa è attribuito, essendo questo il suo "stampato". In modo tale tutti i
fattori esistenti nella creazione concreta e tutti i casi a loro inerenti, sono
diventati come parole e nomi definiti ed assoluti che indicano le elevate e
superiori radici spirituali. Nonostante che nel loro livello spirituale è
impossibile pronunciarsi a mezzo di nessuna parola ed alcun suono, dato che sono
al di sopra di ogni immaginazione, (e) ciononostante hanno acquisito il merito
dell'espressione linguistica per mezzo dei loro rami che sono adattati qui ai
nostri sensi, nel nostro mondo concreto.
Questa è la
peculiarità della lingua parlata fra i saggi Kabbalisti, in conformità alla
quale, rivelano i loro conseguimenti spirituali, da persona a persona e da
generazione a generazione sia a voce che per scritto, comprendendosi a vicenda,
con il massimo soddisfacimento, con la precisa misura necessaria per negoziare
nelle investigazioni della saggezza, vale a dire nei limiti esatti dove è
impossibile fallire. Dato che ogni singolo ramo ha la
definizione naturale che gli è del tutto peculiare e che comunque dimostra anche
la sua radice del Mondo Superiore tramite questa sua definizione assoluta.
Sappi che il linguaggio dei rami di codesta saggezza della
Kabbalah è più semplice per spiegare i concetti della saggezza dei nostri
linguaggi ordinari dato che, com'è conosciuto nella teoria del Nominalismo, i
linguaggi si sono molto ingarbugliati nelle bocche delle masse. Questo vuol dire
che le parole continuano a vuotarsi del loro preciso contenuto dal grande uso
che se ne fa, e di conseguenza si sono verificate grandi difficoltà nel
trasmettere precise supposizioni da un amico all'altro sia pronunciandole che
scrivendole.
Questo non
succede nella "lingua dei rami della Kabbalah" che è stata prelevata dai nomi
delle creazioni e degli avvenimenti, stabiliti ed eretti ai nostri occhi,
definiti dalle leggi della natura, eternamente immutabili.
Non accadrà mai agli ascoltatori ed ai lettori di sbagliare nel comprendere le
parole a loro proposte, dato che le definizioni della natura sono assolute e
questa è una legge che non può essere infranta.
La
trasmissione da parte di un Kabbalista saggio ad un ricevente che comprende (Kabbalista
in ebraico Mekubal e ricevente mekabel, provengono dal verbo lekabel – ricevere,
ndt)
Così scrisse il
Ramban nell'introduzione al suo commentario della Toràh «Ed io riporto con
fedele convenzione a chi osserva con attenzione questo libro, rispetto tutte le
allusioni che io scrivo nei misteri della Toràh, che io annuncio a lui, in
conformità alla verità, che le mie parole non saranno conseguite e non saranno
comprese da nessun intelletto e saggezza, ma soltanto dalla bocca di un saggio
Kabbalista (rivolta) all'orecchio (capace) di recepire e comprendere». In questo
modo scrisse anche il Rav Hayim Vital nell'Introduzione al libro «L'Albero della
Vita». Così è (evidenziato) nelle parole dei nostri saggi (Haghigà, 11): «Non si
studia la Kabbalah da soli a meno che egli non sia saggio e comprenda con la
propria conoscenza.»
Le loro parole
sono in verità egregiamente comprese nell'affermazione da loro espressa, secondo
la quale è necessario ricevere dalla bocca di un saggio Kabbalista.
Ma in cosa consiste l'obbligo che anche lo studente sia
saggio e comprenda per sua stessa conoscenza? E che se non è così, anche se egli
è il giusto più insigne al mondo, a lui è vietato insegnare? E per di più, se
egli è già saggio e comprende per sua conoscenza, che bisogno ha bisogno di
studiare dagli altri?
E da ciò che è
stato spiegato sopra, comprenderai le loro parole con la massima semplicità,
dato che è stato chiarito che con tutte le parole e le espressioni che vengono
pronunciate nel nostro linguaggio, in verità è impossibile spiegare alcuna
parola riguardante i casi spirituali divini che sono al di sopra del luogo e del
tempo che sono (solo) immaginari, ma c'è un linguaggio speciale per queste
cose, che è "la lingua dei rami", secondo ciò che loro indicano nel loro
rapporto alle loro Radici Superiori.
Questo linguaggio
però, anche se è estremamente idoneo al suo compito di negoziare nelle ricerche
della saggezza ancor più delle lingue ordinarie, è così solo se chi sente è di
per se stesso un saggio. Questo significa che lui sa e
comprende le relazioni dei rami rispetto alle rispettive radici, dato che questi
rapporti non si chiariscono assolutamente dall'inferiore al superiore. Vale a
dire che, osservando i rami inferiori non è possibile ricavare nessuna deduzione
e nessuna somiglianza rispetto ad un esempio nelle loro Radici Superiori.
Al contrario,
l'inferiore imparerà dal Superiore, vale a dire che all'inizio è necessario
conseguire le radici spirituali come esse sono nella spiritualità, al di là di
ogni immaginazione, nella pura asagà – realizzazione spirituale.
Dopo aver conseguito egregiamente le Radici Superiori,
tramite la sua conoscenza egli può osservare i rami materiali esistenti in
questo mondo e può sapere come ogni ramo si relaziona alla sua Radice del Mondo
Superiore in tutti i suoi svolgimenti in quantità e qualità.
E dopo che egli
sa e comprende egregiamente tutto questo, allora c'è un linguaggio comune fra
lui ed il suo Rav, vale a dire "la Lingua dei Rami", secondo la quale il saggio
Kabbalista potrà consegnargli tutte le ricerche della Saggezza che sono in uso
nei Mondi Superiori, sia ciò che ha ricevuto dai suoi maestri e sia dalla
propria espansione nella saggezza e ciò che ha scoperto da sé. Questo (succede)
dato che ora entrambi hanno un linguaggio comune e si comprendono a vicenda.
Tuttavia, se lo
studente non è saggio e non comprende con la sua conoscenza quel linguaggio,
vale a dire come i rami indicano le proprie radici, è ovvio che il Rav non può
spiegargli nemmeno una parola di questa Saggezza spirituale. Tanto meno
negoziare con lui sulle investigazioni della Saggezza, dato che essi non hanno
un linguaggio comune, che possano usare e si ritrovano come muti. Ne consegue,
necessariamente, che la saggezza della Kabbalah non venga consegnata - maasei
merkavà, a meno che egli sia saggio e comprenda tramite la sua propria
conoscenza.
Inoltre va
chiesto: in che modo l'allievo è diventato saggio fino a conoscere i rapporti di
ramo e Radice investigando i Rami Superiori? La risposta è
che, qui è inutile la salvezza da parte dell'uomo, ma dell'aiuto divino abbiamo
bisogno. Infatti, chi ottiene la Grazia agli occhi del Signore, viene
colmato dal Creatore di saggezza, comprensione e conoscenza per conseguire
conseguimenti spirituali superiori. Ed è impossibile avvalersi a questo
proposito di un aiuto umano.
Quindi, dopo aver
ottenuto la Grazia agli occhi del Signore ed aver conseguito la asagà superiore,
sarà egli allora pronto a venire a ricevere la vastità della Saggezza della
Kabbalah dalla bocca di un saggio Kabbalista poiché solo allora egli avrà con se
un linguaggio comune, e non altrimenti.
Appellativi
estranei allo spirito umano
Per mezzo di
tutto ciò che è stato chiarito sopra, comprenderai come mai si trovino a volte
nei libri di Kabbalah degli appellativi e dei termini che sono molto estranei
allo spirito umano. Essi sono molto frequenti nei libri di Kabbalah basilari, il
Libro dello Zohar ed i Tikunim - correzioni, ed i libri dell'Arì e
sorprendono molto: come mai questi saggi hanno dovuto usare degli appellativi di
tal basso livello per esprimere delle cognizioni talmente sublimi e sante?
Dopo aver
acquisito le conoscenze che sono state esposte sopra, comprenderai veramente la
cosa, dato che è stato chiarito che è del tutto impossibile usare alcuna altra
lingua e linguaggio che esistono al mondo per spiegare questa sapienza se non
questa lingua speciale apposita, la "Lingua del Rami", secondo i rapporti con le
loro Radici Superiori. Di conseguenza è ovvio che è
impossibile abbandonare nessun ramo o un caso di un ramo a causa della bassezza
del suo livello, non usandolo per esprimere il concetto desiderato nelle
interconnessioni della saggezza, dato che non si trova nel nostro mondo nessun
altro ramo da prendere in vece sua.
Infatti, così come non abbiamo due capelli che succhiano
dallo stesso poro, così non abbiamo due rami che hanno attinenza alla stessa
radice. In tal modo, se lasciassimo qualche caso senza usarlo, non
perderemmo solamente il concetto spirituale corrispondente nel Mondo Superiore,
non avendo nessuna altra parola in sua vece per indicare quella radice, ma
questa cosa danneggerà anche tutta l'estensione dell'intera saggezza, in tutta
la sua vastità, dato che è assente un anello della catena dell'intera saggezza,
che è collegata a quel concetto.
Di conseguenza
egli mutila l'intera saggezza, (e) dato che non hai altra saggezza fra le
saggezze del mondo nella quale le cose siano saldate e collegate una all'altra
in una sequenza di causa ed effetto, precedente e conseguente, come nella
saggezza della Kabbalah in cui si collega una (cosa) con l'altra, dall'inizio
alla fine, proprio come una lunga catena. Se nel frattempo ci manca, quindi, una
piccola conoscenza, l'intera saggezza per noi si offusca, dato che tutti i suoi
soggetti sono fortemente collegati l'uno all'altro e si uniscono in uno solo.
Da questo momento
non c'è alcuno stupore rispetto all'uso, a volte, di denominazioni estranee,
dato che (i Kabbalisti) non hanno la libertà di scegliere denominazioni e di
attuare cambiamenti, convertendo il male in bene o il bene in male, ma sono
obbligati a portare sempre esattamente quello specifico ramo o avvenimento che
indica col dito il suo Ramo Superiore in tutta la misura necessaria per il caso,
e debbono anche ampliare le cose, fino a che siano adeguati per una definizione
esatta agli occhi dei loro amici che ponderano.