La Libertà
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«Inciso (harut) nella
pietra.
Non lo si pronunci
“inciso” (harut), ma “libertà” (herut).
A dimostrazione del fatto
che essi sono stati liberati dall’Angelo della morte».
(Midrash Raba, Shmot, 41)
Questo enunciato richiede
un'interpretazione, poiché in che maniera, infatti, la ricezione della Torà si
lega alla Libertà dell'uomo dalla morte? E per di più, una volta che ebbero
realizzato un corpo immortale su cui la morte non ha valore, grazie alla
ricezione della Torà; come avvenne che lo ripersero? È possibile che l’eterno si
trasformi in una distinzione di assenza?
La libertà del desiderio
Per poter capire però il sublime concetto di “Libertà
dall’Angelo della morte”, bisogna innanzitutto comprendere quale sia il
significato abituale di libertà, nel modo in cui viene inteso dall’umanità.
Ecco, facendo un'osservazione generale, c'è da
considerare la libertà come una legge naturale, applicabile a tutta la vita,
come, infatti, vediamo che gli animali da noi allevati, muoiono se li priviamo
della loro libertà .
E questa è una leale testimonianza della Provvidenza Divina che non accetta la
schiavitù di nessun essere. E non è un caso che l'umanità abbia combattuto nei
secoli scorsi, affinché si ottenesse sufficienti condizioni di libertà
individuale.
Eppure questo concetto espresso nella parola “libertà”
ci appare molto vago, e se approfondissimo sostanzialmente questa parola, non ne
rimarrà quasi nulla. Poiché prima di cercare la libertà dell'individuo, dovremmo
assumerci il principio che ogni individuo, di per sè, possiede la caratteristica
chiamata libertà, vale a dire che può agire secondo la propria scelta e libera
volontà.
Il piacere e il dolore
Tuttavia, quando osserveremo le azioni di un individuo,
le troveremo necessarie. Perchè egli sarà costretto a compierle, non avendo
nessuna possibilità di scelta. Egli assomiglia in questo senso ad uno stufato
messo sul fuoco, che non ha nessuna scelta, ed è costretto ad essere cotto,
perchè la Provvidenza Divina lo ha imprigionato per tutta la vita con due
legami, che sono: il piacere e il dolore.
E gli animali non hanno
alcun libero arbitrio nel scegliere le sofferenze o di rifiutare il piacere. La
superiorità della sorte dell'uomo sugli animali è: che l'uomo può proiettarsi
verso un obiettivo lontano, cioè di accettare temporaneamente una misura
calcolata di dolore, auspicandosi un piacere, o un beneficio sicuro e
determinato nel tempo.
La verità però è che qui
non v'è altro che una transazione, apparentemente commerciale. Nel senso che si
valuta il piacere o il beneficio promessi, i quali hanno un vantaggio ed una
superiorità rispetto alle sofferenze causate da dolori presenti, che essi però
hanno accettato di assumere. Non si fa che sottrarre la mestizia e la sofferenza
dal piacere promesso. E così rimane loro il resto.
Dunque l'unica cosa che
rimane è per forza il piacere. A volte succede anche che uno si sente tormentato
quando scopre che il piacere ricavato, paragonato alle sofferenze patite, non
corrisponde a quel surplus a cui aveva aspirato e si ritrova così in perdita.
Tutto corrisponde alle norme dei mercanti.
Alla fine dei conti, in tali circostanze non vi è alcuna
differenza tra l’uomo e gli animali, e allora il libero arbitrio cosciente è del
tutto assente, e invece esiste solo una forza d'attrazione, che attira il
piacere in qualsiasi forma capiti - e li fa rifuggire dalle cause dolorose. Ed è
con la forza di queste due che la provvidenza li conduce là dove ritiene
necessario, senza considerare affatto il loro parere.
E c'è di più, perfino la
determinazione del carattere del piacere e del beneficio, non proviene affatto
dalla scelta e libera volontà dell'individuo, ma invece è basata dalla volontà
degli altri,ciò che essi vogliono e lui magari no. Per esempio: mi siedo, mi
vesto, parlo, mangio. Tutto ciò - non perché io voglio sedermi così, ed io voglio
vestirmi così, e parlare così e mangiare così. Piuttosto, lo faccio perché gli
altri vogliono che mi sieda, mi vesta, parli e mangi in questa maniera. Tutto
questo accade secondo la volontà e i gusti della società - e non secondo la mia
libera volontà. Tanto più che, normalmente faccio tutte queste cose contro la
mia propria volontà, dato che sarebbe molto più facile per me comportarmi con
semplicità, senza nessun giogo, eppure sono soggiogato in tutti i movimenti,
legato da vincoli di ferro, nei gusti e nelle maniere degli altri che formano la
società.
Allora, ditemi, dov'è il mio libero arbitrio? E
d'altronde se presumiamo che la volontà non è libera, e ognuno di noi non è più
che una macchina che agisce o crea a causa di forze esterne, le quali la
costringono ad agire in questo modo, ciò significa che ognuno è imprigionato
nella galera della Provvidenza che, usando i due vincoli del piacere e del
dolore, ci attira e spinge secondo la Sua volontà, là dove ritiene sia
necessario. E risulta allora che non vi sarebbe più
l'egoismo al mondo. Poiché qui non esiste affatto come uno libero e padrone di
se stesso. Io non sono padrone dei miei atti, e non li commetto perchè lo
desidero, ma perchè vengo manipolato senza il mio consenso e senza la mia
consapevolezza. In tal caso risulta che il concetto di premio e punizione
sarebbe scomparso.
E questa cosa risulta completamente strana, non soltanto
agli ortodossi, che credono nella Sua provvidenza, poiché ad ogni modo
dovrebbero fidarsi di Lui e contare su di Lui, ma in tutta questa condotta vi è
uno scopo buono e desiderato; ma ciò risulta ancora più strano a coloro che
credono nella natura, dal momento che secondo quanto detto sopra, ognuno è
incarcerato dai vincoli d'una natura cieca, e non ha consapevolezza e nemmeno
deliberazione. E noi, i prescelti tra le creature, padroni della conoscenza e la
sapienza, siamo così diventati un giocattolo nelle mani della natura cieca, che
ci conduce scalzi, e chissà dove?
La legge di casualità
Vale la pena di dedicare un po’ di tempo per capire un
fatto di tale importanza, cioè in che maniera esistiamo nel mondo come una
distinzione di presenza d' "egoismo", ed ognuno di noi percepisce se stesso come
un essere speciale, capace di agire con la propria volontà e indipendente da
forze esteriori, estranee e sconosciute, e in quale cosa si rivela a noi questa
entità d'egoismo?
Ed è vero che esiste una connessione generale tra tutti
gli elementi della realtà che si presenta ai nostri occhi, la quale connessione
procede e cammina secondo la legge di casualità, attraverso il meccanismo di
causa ed effetto. E così come questo avviene per l’intero, avviene anche per
ogni elemento di per sè, nel senso che in ogni singola creatura tra gli esseri
viventi del mondo – dai quattro tipi: inanimato, vegetale, animale e parlante
–viene condotta la legge di casualità attraverso il meccanismo di causa ed
effetto.
Ma non solo questo, perfino ogni forma personale - di
condotta personale - alla quale l'essere vivente si aggrappa durante i momenti
della sua esistenza nel mondo, essa è spinta (la forma personale) a causa
di fattori precedenti, che l'hanno obbligata a recepire quel dato cambiamento
pertinente, a quella data condotta, è solo questo, e nient’altro. Tutto ciò è
chiaro e palese a chiunque esamini gli ordini della natura da un punto di vista
puramente scientifico, senza un impasto di preconcetti e condizionamenti.
Infatti, dobbiamo analizzare questa cosa, per rendere possibile l'osservazione
di ogni aspetto e da ogni prospettiva.
Quattro fattori
Sappi che ogni formazione che viene svolto negli esseri viventi del mondo,
bisogna comprenderlo, poiché non viene richiamato nella distinzione d'esistenza
dall'inesistenza ma invece d'esistenza
dall'esistenza. Vale a dire, tramite un'essenza concreta, che si è spogliata
della sua forma precedente e si è rivestita della forma attualmente in
formazione. Occorre quindi capire, che in ogni formazione di questo mondo si
associano quattro fattori, ed è dalla loro unione che quella formazione sia
sorta e determinata.
Questi fattori sono:
A. Il “letto";
B. Le vie di causa ed
effetto, attribuite alla caratteristica del letto da parte sua, e
che non cambiano; C. Le vie di causa ed effetto interne del
letto, che cambiano a causa del contatto con le forze estranee; D. Le vie di causa ed
effetto di cose estranee, che agiscono sul letto dall’esterno.
La prima ragione: la
fonte, la prima questione
A) La fonte è la
prima questione, relativa a quell’essere. Per “non vi è nulla di nuovo sotto il
sole”, e qualsiasi cosa che accade nel nostro mondo non è esistenza
dell’assenza, ma esistenza da esistenza. E’ un’entità che si è spogliata via la
sua prima forma ed ha assunto un’altra forma, diversa dalla precedente. E
quell’entità che versò la sua forma precedente è definita come “la fonte”. In
lui giacciono le forze destinate ad essere rivelate e determinate alla fine
della formazione di quella comparsa. Dunque, è chiaramente considerata la sua
causa primaria.
Il secondo motivo:
causa ed effetto che argina da se
B) Si tratta di una
condotta di causa ed effetto, in relazione al proprio attributo della fonte, e
che è immutabile. Prendiamo, per esempio, uno stelo di grano che è marcito nel
terreno ed è arrivato ad uno stato di semina di molti steli di grano. Così
quello stato marcio è ritenuto la “sorgente”, cioè l’essenza del grano è spogliato
dalla sua forma originale, la forma del grano, ed ha assunto un nuovo
discernimento, quello di grano marcio, che è il seme, chiamato “la fonte”, che
non ha forma in generale. Ora ,dopo esser marcito nel terreno, è diventato
misura per vestirsi in un’altra forma, la forma di molti steli di grano, destinati
ad emergere da quella fonte, che è il seme. E’ noto a tutti che questa fonte è
destinata a diventare nè avena, nè cereale ma solo ad eguagliarsi con la sua
forma precedente, che ha lasciato, essendo l’unico stelo di grano. E anche se
si trasforma in una certa misura in termini di qualità e quantità ,perchè nella
forma precedente è stato un unico stelo, ed ora ci sono dieci steli, nel gusto
e nell’aspetto, anche l’essenza della forma del grano rimane invariata.
Quindi vi è una condotta di causa ed effetto qui, assegnata all’attributo della propria fonte, che non cambia mai. Così, il cereale non potrà mai emergere dal frumento, come abbiamo
detto, e questo è chiamato “la seconda ragione”.
Il terzo motivo: causa
ed effetto interno
C) Questo è il
comportamento della causa interna e l’effetto della sorgente, che cambiano si
incontro con le forze estranee nel suo ambiente. Così, troviamo che da uno
stelo di grano, che marcisce nel terreno, molti steli emergono,a volte grano
più grande e migliore rispetto alla precedente semina. Quindi, devono esserci
altri fattori coinvolti qui, in collaborazione e collegamento con la forza
nascosta nell’ambiente, che significa “sorgente”. E per questo, le aggiunte in
qualità e quantità, che sono state assenti nel precedente modulo di grano, sono
apparse ora. Questi sono i minerali e materiali nel terreno, la pioggia ed il
sole. Tutto questi operano su di esso con la somministrazione delle loro forze
e si unisce alle forze in seno alla stessa fonte. E attraverso la condotta di
causa ed effetto, che ha condotto la molteplicità in quantità e qualità in tale
emergenza.
Dobbiamo capire che
questo terzo fattore si unisce con l’interiorità della fonte, dal momento che
la forza nascosta nella sorgente li controlla. Alla fine, tutte queste
modifiche appartengono al grano e a nessun altra pianta. Quindi, noi li definiamo
fattori interni. Tuttavia, essi differiscono dal secondo fattore, che è
assolutamente immutabile, mentre il terzo fattore sia nella qualità che
quantità.
La quarta ragione: causa
ed effetti attraverso cose sconosciute.
D) Questa è una
condotta di causa ed effetto di cose sconosciute che agiscono su lui
dall’esterno. In altre parole, loro non hanno relazione diretta con il grano, come
minerali, pioggia, o sole ma sono sconosciuti a lui, come cose vicine o eventi
esterni, come la grandine, il vento ecc.
E tu scopri che
quattro fattori si combinano al grano in tutta la sua crescita. Ogni
particolare stato a cui il grano è soggetto durante quel tempo è condizionato
dai i quattro elementi, e la qualità e quantità di ogni stato sono determinate
da loro. E come noi abbiamo raffigurato nel grano, così è la regola in ogno
comparsa nel mondo ,anche in pensieri ed idee. Se, per esempio ,rappresentiamo
a noi stessi qualche stato concettuale in un certo individuo, come uno stato di
una persona che è religioso o non religioso, o un ortodosso estremo, o un a via
di mezzo, noi capiremo che questo stato è determinato in quella persona dai
quattro fattori precedenti.
Possedimenti ereditari
La causa della prima ragione è la fonte che
è la sua prima sostanza. L’uomo è creato esistenza da esistenza, ciò significa
dalla mente dei suoi progenitori . Ad un certo modo, è come copiando da libro a
libro. Questo significa che pressoché tutte le questioni che sono state
accettate e raggiunte dai loro padri e progenitori sono copiate qui, al meglio.
Ma la differenza è che loro sono in una
forma astratta molto simile al grano seminato, che non è appropriato per essere
seminato finchè si decompone ed ha versato la sua prima forma. Quindi è il caso
della goccia di liquido seminale dalla quale l’uomo nasce: non c’è niente in
lui delle forme dei suoi antenati, solo una forza astratta.
Per le stesse idee che erano concetti nei
suoi antenati ha trasformato in mere tendenze in lui, senza perchè uno fa
quello che lui fa. Effettivamente, loro hanno nascosto forze che lui aveva
ereditato dai suoi antenati in un modo che non solo fa che i possedimenti
materiali vengono a noi attraversò l’eredità dei nostri antenati ,ma i
possedimenti spirituali e tutti i concetti nei quali i nostri padri hanno preso
parte anch’essi vengono a noi da eredità di generazione in generazione.
E da qui affiorano le molteplici tendenze
che noi troviamo nelle persone, come una tendenza per credere o criticare, una
tendenza a concentrarsi nella vita materiale o desiderare solo idee, disprezzando
una vita senza le aspirazioni, avarizia, flessibilità, insolenza, o timidezza.
Tutti questi ritratti che appaiono nelle
persone non appartengono alla loro proprietà che hanno acquisito, ma è una mera
eredità che era stata loro dai loro antenati. Si sa che c’è un luogo speciale
nel cervello dove queste eredità risiedono. E’ chiamato, “medulla oblongata”
(il cervello allungato) o subconscio, e tutte le tendenze appaiono li.
Ma perchè i concetti dei nostri antenati, acquisiti
attraverso le loro esperienze sono divenuti mere tendenze in noi, loro sono considerati
lo stesso come il grano seminato, che è perso la sua forma primaria ed è
rimasto nudo, avendo solamente forze potenziali degne di ricevere nuove forme.
Nella nostra questione, queste tendenze vestiranno le forme di concetti. Ciò, è
considerata la prima sostanza, e questo è il fattore primario, chiamato “fonte”.
In lui risiedono tutte le forze delle tendenze uniche che egli aveva ereditato
dai suoi progenitori che sono definiti come eredità ancestrale.
Tieni presente che alcune di queste
tendenze entrano in una forma negativa, cio’ significa l’opposto di cio’ che
erano i suoi antenati . Questo e’ perche’ loro dissero, “tutto cio’ che e’
celato nel cuore del padre emerge apertamente nel figlio”.
La ragione per lui e’ che la fonte prende
via la sua prima forma per assumere una forma nuova. Da adesso, e’ vicino a
perdere le forme dei concetti dei suoi antenati, come il grano che si decompone
nella terra perde la forma che e’ esistita in esso. In ogni caso, dipende
ancora dagli altri tre fattori.
L’influenza dell’ambiente
La seconda ragione e’ una condotta
immutabile, diretta di causa ed effetto, relativo al proprio attributo della
fonte. Cio’ significa come noi abbiamo chiarificato con il grano che si
decompone nella terra, l’ambiente nel quale c’erano i resti della fonte, come
il suolo, i minerali, la pioggia, l’aria ed il sole hanno effetto sulla semina
come una lunga catena di causa effetto in un processo lungo e graduale, da
stato a stato, finche’ loro maturano.
E la fonte riprende la sua prima forma, la
forma del grano ma differendo in qualita’ e quantita’. Nel loro aspetto
generale, loro rimangono completamente immutati; da adesso, nessun cereale o
avena cresceranno da lui. Ma nel loro particolare aspetto, loro cambiano in
quantita’, come da uno che cammina impettito emergono una dozzina o due dozzine
che camminano impettiti ,ed in qualita’, come loro sono migliori o peggiori che
la prima forma del grano.
E’ lo stesso qui: l’uomo, come una “fonte”,
e’ messo in un ambiente, ovvero nella societa’. E lui ne e’ colpito
necessariamente per via della fonte ma e’ una forma cruda. Attraverso il
continuo contatto con l’ambiente e la societa’, lui e’ gradualmente
entusiasmato da loro come attraverso una catena di stati consecutivi, uno alla
volta, come causa ed effetto.
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