La Pace
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Ricerca scientifica a base sperimentale sull'obbligo del Lavoro del Creatore.
«Ed il lupo abiterà insieme all'agnello e
la pantera giacerà insieme con il capretto, il vitello ed il leone pascoleranno
insieme ed un bambino li guiderà etc. In quel giorno
il Creatore stenderà di nuovo la mano per riscattare il resto del suo
popolo superstite dall'Assiria e dall'Egitto, da Patròs, dall'Etiopia e
dall'Elam, da Sènnaar e da Amat e dalle isole del mare» (Isaia, 11).
Disse Rabbi Shimon figlio di Halfatà: «Il
Creatore non trovò un vaso - kli che contenesse la benedizione per Israel
se non la Pace - Shalom, come è stato detto:
«Il Creatore darà forza al
suo popolo, il Creatore benedirà il suo popolo nella pace».
Dopo aver spiegato negli articoli precedenti la forma
generale del Suo Lavoro (ndr. per il Creatore), l’essenza del quale non è
altro che amore del prossimo e che conviene definirlo, nella sua forma pratica,
col nome «il dare assoluto al suo prossimo», il che vuol dire che la
parte pratica dell’amore per il suo prossimo consiste nell’apportargli influenze
positive, di conseguenza è appropriato definire l’amore per il suo prossimo col
nome di Dare in assoluto al suo prossimo, che è la definizione più adeguata al
suo contenuto ed è diretta ad assicurarci di non dimenticare l'intenzione.
Dopo aver conosciuto la forma del Suo lavoro in modo
giusto, dobbiamo investigare se questo è accettato da noi solo nella fede,
senza alcuna base scientifica sperimentale, o se invero possediamo anche una
base sperimentale rispetto a questa cosa. E questo è ciò che voglio dimostrare
nell'articolo davanti a noi. Ed ecco che devo ovviamente dimostrare fin
dall’inizio in modo esauriente il soggetto stesso. Vale a dire, chi sia Colui
che riceve il nostro lavoro?
Ma dato che non appartengo a coloro che amano la
filosofia formale, poiché odio tutti i tipi di ricerche che sono edificate su
base teorica e, come ben si sa, la maggioranza delle persone della mia
generazione sono d'accordo con me rispetto a ciò, infatti abbiamo già troppa
esperienza di basi di questo tipo, le quali sono fondamenta dilapidate tanto
che, se la fondamenta si muovesse dal proprio posto, l’intero edificio
crollerebbe, pertanto, non sono qua per dire nemmeno una parola se non dalla
critica della ragione pratica. Inizieremo dalla semplice conoscenza, la
quale non ha chi la contrasti, attestandola in modo analitico (la divisione di
una cosa in tutte le sue distinzioni), fino ad arrivare alla definizione del
Tema Superiore. Poi, torneremo da quest’analisi, via un modo sintetico (la
riunione e il legame fra le cose, come l'analogia e la deduzione a posteriori),
a come il Suo lavoro venga affermato e verificato dalla semplice conoscenza dal
punto di vista pratico.
Il contrasto e la contraddizione nella
Provvidenza Superiore
Ecco che ogni persona ragionevole che osserva la
realtà allestita davanti ai propri occhi vi trova due estremi del tutto
opposti. Poiché quando si osservano le sequenze della Creazione per
quanto riguarda la sua esistenza ed il suo sostentamento, risulta evidente una
provvidenza mirabilmente dotata di profonda sapienza e tanto talento, sia per
quanto riguarda la formazione delle parti della realtà che circa l’assicurazione
della sua esistenza in modo generale.
Prendiamo ad esempio le sequenze dell’Havaià
(ndr. Esistenza, nome del Creatore) della specie umana, ed ecco che
l’amore ed il diletto dei genitori, è pronta per lui come la prima causa, che è
sicura e molto leale al proprio compito. Poi, quando la goccia basilare si
sradica dalla mente del padre, la Provvidenza ha già allestito per lei un
posto sicuro ed organizzato con molta saggezza, che la rende idonea a
ricevere uno spirito di vita, e la Provvidenza provvede al suo alimento
quotidiano giorno dopo giorno nell’esatta quantità. La Provvidenza gli ha anche
predisposto fondamenti meravigliosi nel ventre di sua madre in modo che nessun
estraneo lo danneggi. E così si prende cura di tutti i suoi bisogni, e come una
levatrice abile non lo dimenticherà neppure un momento fino a che egli si
acquisirà la capacità e la forza di uscire all’aria del nostro mondo.
Allora, la Provvidenza gli presta forza e bravura per
breve tempo, quanto gli basta a sfondare le mura che lo circondano e, come un
eroe armato abile ed abituato, squarcia una via d’uscita ed esce all’aria del
mondo. Anche allora la Provvidenza non lo lascia. Si prende cura di lui come una
madre misericordiosa, occupandosi di portarlo a fedeli persone delle quali ci si
può fidare chiamati papà e mamma, che lo amino e che lo aiuteranno tutti i
giorni della sua debolezza, fino a quando diventerà grande e potrà sorvegliare
la propria esistenza con le proprie forze. Così, oltre che l’uomo, ogni
animale, vegetale ed immobile è vigilato e curato con
ragione e misericordia per assicurare la propria esistenza e quella della
continuazione della propria specie.
È vero che, a chi osservi la manutenzione e la
preparazione della sussistenza della stessa realtà, ecco che salteranno agli
occhi irregolarità e grandi confusioni, come se non vi fosse alcun condottiero
né alcuna Provvidenza dove ognuno fa quel che gli pare meglio e ciascuno
costruisce sulla rovina del proprio amico, dove gli empi hanno
successo mentre i giusti vengono calpestati senza pietà.
Sappi che questa contraddizione, che si trova
allestita davanti agli occhi di chi percepisce e dell’erudito, ha occupato l’umanità
fin dai tempi antichi. Usarono molti metodi per spiegare questi due opposti che
si vedono nella Provvidenza - e che assistono ad un unico mondo.
Il
primo metodo: la Natura
Questo metodo è molto antico dato che, avendo rilevato
che non vi è alcun mezzo né accesso per avvicinare questi due opposti l'uno
all’altro, essi giunsero alla supposizione che il Creatore e l'Ideatore di tutto
ciò, il Quale sorveglia con estrema forza la sussistenza della Sua realtà
affinché nulla vi sia annullato, non abbia né intelligenza né sentimento.
Di conseguenza, nonostante Egli inventi e sorvegli la
sussistenza della realtà con una saggezza mirabile da meravigliarsi, Lui stesso
manca di cognizione e fa tutto questo senza conoscenza dato che, se fossero
stati in Lui conoscenza e sentimento, di sicuro non avrebbe permesso tali guasti
nelle vie del mantenimento della realtà, senza pietà e misericordia nei
confronti dei sofferenti. Per questo motivo Lo chiamarono "Natura", vale
a dire un sorvegliante mancante di cognizione e sentimento. Perciò, secondo la
loro opinione, non c’è assolutamente nessuno su chi indignarsi o pregare o verso
il quale giustificarsi.
Secondo metodo: Due Governi
Altri divennero più saggi, poiché era loro difficile
assumersi quella ipotesi della provvidenza della natura dato che, vedendo nella
provvidenza della realtà, la quale sussistenza è assicurata da una profonda
saggezza al di sopra di ogni sommità umana, non poterono essere d’accordo
col fatto che il Sorvegliante di tutto ciò fosse di per sè senza un
senno, poiché potresti mai trovare uno che darebbe ciò che non possiede, ovvero
chi insegna e conferisce saggezza al suo amico, mentre lui stesso è stupido?
E come si potrebbe dire riguardo chi dispone davanti a
noi opere con una saggezza mirabile da meravigliarsi, che Egli non sa cosa fa,
ma lo fa così, per solo caso, quando è palese a
tutti come il caso non possa disporre nessun atto che sia ordinato negli ordini
della saggezza e anche assicurargli un ordine esistenziale ed eterno. Per questo
arrivarono ad una seconda supposizione: ci sono qui due supervisori provvidenti
ed ideatori, uno che crea e mantiene il bene ed un altro che crea e
mantiene il male. Essi hanno ampliato molto questo concetto con prove e
prodigi in conformità alla loro concezione.
Il terzo metodo: la molteplicità delle
Divinità
Questo metodo nacque dal grembo del metodo dei due
governi, dato che loro separarono e divisero ogni singola azione dalle azioni in
genere, distinguendola di per sè, cioè: la forza, la ricchezza, il dominio,
l'ornamento, la fame, la morte, i tumulti e così via, designando rispetto ad
ognuna di esse un ideatore e sorvegliante particolare. Essi ampliarono la cosa
a piacimento.
Il quinto metodo è: Ha abbandonato la Sua
opera
Negli ultimi tempi, da quando aumentò la saggezza e
videro il forte legame tra tutte le parti delle esistenze della creazione,
riconobbero la molteplicità delle divinità come qualcosa da scansare del tutto.
Di conseguenza si risvegliò nuovamente la domanda rispetto all’opposizione
percepita nella Divina Provvidenza. Da questo hanno presupposto
un'ipotesi nuova, secondo la quale l'ideatore ed il Supervisore della realtà sia
davvero saggio e sensibile ma dalla Sua elevatezza, che è al di sopra di ogni
valore, il nostro mondo sia simile ad un granello di senape, come zero ai Suoi
occhi e che non Gli convenga curarsi di noi, delle nostre piccolezze, ed è per
questo che il nostro sostentamento è talmente corrotto ed ognuno fa quel che
vuole.
Ed ecco, contemporaneamente ai metodi sopra ricordati,
hanno padroneggiato anche metodi religiosi attinenti all’Unità Divina.
Questo non è, però, il posto idoneo per considerarli, dato che io volevo
solamente delucidare la sorgente dalla quale sono stati prelevati i vari
metodi alterati e le supposizioni sconcertanti che, come è ben saputo, hanno
avuto prevalenza ed una vasta diffusione in tempi e posti, come saputo. Ormai
abbiamo conosciuto la base all'edificio di tutti i suddetti metodi, la quale
nacque e provenne dal contrasto e dalla contraddizione fra i due tipi di
Provvidenza che vengono percepite nel nostro mondo, e che tutti questi metodi
non sono sopraggiunti altro che per rabberciare questo grande squarcio.
Il mondo si comporta peraltro sempre nello stesso modo
e questo terribile squarcio non solo non si è rabberciato, ma, al
contrario, continua ad ingrandirsi davanti ai nostri occhi in un abisso
terribile senza che si veda e si speri che ci sia ancora una via d'uscita ed un
rifugio. Osservando tutti i tentativi dei quali si è parlato prima, usati
inutilmente dall'umanità fin ora per migliaia d'anni, mi sto domandando se forse
non c’è da chiedere la correzione di questo squarcio da parte di Colui che
Provvede, ma forse tutta questa grande correzione si trova nelle nostre
mani?
L'obbligo della prudenza riguardo alle
leggi della natura
Tutti noi vediamo, essendo chiaramente consapevoli,
che la specie umana ha necessità della vita sociale, il che vuol dire che non
potrà sussistere e mantenersi se non con
l'aiuto della società. Immaginati dunque quest'avvenimento: se ad esempio
succedesse che un individuo si allontanasse dalla società in un posto desolato,
vivendo lì una vita penosa e soffrendo gravi sofferenze per la sua debolezza ed
inabilità di provvedere alle proprie necessità, ecco che egli non avrebbe nessun
diritto di indignarsi nei confronti della Divina Provvidenza ovvero del suo
fato, e se lui lo fa, cioè si indigna e maledice il suo amaro fato, non fa altro
che annunciare e rendere pubblica la propria stessa stupidaggine, dato che, dal
momento in cui la Divina Provvidenza, gli ha preparato un posto comodo e
gradevole nella società, non ha alcuna giustificazione di appartarsi in un posto
desolato. È vietato avere pietà per una persona tale, dato che egli va contro
la natura della Creazione, avendo l'indicazione di vivere secondo quello che gli
è stato stabilito dalla Divina Provvidenza, ed egli di conseguenza è privato
della pietà. Questo verdetto è accettato da tutti i membri dell'umanità senza
che nessuno ne dissenta.
Ed io posso aggiungere e motivare la cosa su Base
Religiosa e darle la seguente forma del verdetto - dato che la Provvidenza della
Creazione emanata dal Creatore, il Quale senza nessun dubbio ha una meta nella
Sua opera, non essendoci chi opera senza un fine, si è trovato che chiunque
trasgredisca una legge delle leggi della natura che Egli ha impresso per
noi, rovina dunque la Meta finale.
Poiché la Meta è edificata senza nessun dubbio su
tutte le leggi della natura assieme, nessuna assente, così come sarebbe idoneo
ad un saggio artefice a non togliere né aggiungere nemmeno un pelo alle azioni
necessarie per (giungere alla) la meta. E troviamo che chi
infrange anche una sola legge, infrazione colpisce e danneggia lo scopo
della Meta che ha determinato il Creatore e di conseguenza la natura lo
punirà. Anche a noi, creature del Creatore, è perciò vietato provare pietà per
lui, dato che profana le leggi della natura e disprezza la meta del Creatore. E
questa è la forma del verdetto, secondo la mia opinione.
Ed io penso che non convenga ad alcuno contraddirmi
riguardo alla forma che ho dato alla condanna, dato che gli elementi della
condanna sono la stessa cosa, perché quale è la divergenza se si dice che Colui
che Provvede è chiamato natura, cioè senza opinione e senza finalità, o si dice
che Colui che Provvede è un Saggio meraviglioso, che sa e percepisce ed
ha uno scopo nelle Sue azioni.
Perchè alla fin fine tutti noi riconosciamo e siamo
d'accordo che abbiamo l'obbligo di eseguire il comandamento della Provvidenza,
vale a dire, le leggi della natura, e tutti noi riconosciamo che chi
trasgredisce il comandamento della Provvidenza, cioè le leggi della natura, si
merita ed è giusto che riceva la punizione che la natura stessa gli darà
ed è vietato che qualcuno abbia compassione per lui. Ecco che il
carattere della sentenza è uno, e non c'è divergenza fra noi, escluso che nel
movente, quando secondo gli altri il movente è
necessario e secondo me è diretto alla meta.
E per non dovere, da qui in poi, usare questi due
vocaboli, vale a dire natura e Colui che Provvede, non essendoci nessuna
divergenza nell'attuazione delle leggi come ho dimostrato, è meglio giungere ad
un accordo ed accettare ciò che dicono i Kabbalisti, che "natura" conta come
"Dio -
Elokim", vale a dire il valore
numerico di 86, ed allora potrò denominare le leggi di Dio, comandamenti
della natura e vice versa, dato che sono la stessa cosa, e non
allunghiamoci in parole sul niente.
E da adesso è per noi molto importante prendere
visione dei comandamenti della natura per sapere cosa essa esige da noi affinché
non ci punisca senza pietà come è risaputo. Ed ecco che abbiamo detto che la
natura obbliga la specie umana a vivere una vita di società e questo è semplice,
eppure dobbiamo scrutare i comandamenti che la natura ci obbliga ad attuare da
quel punto di vista, cioè dal punto di vista della vita sociale.
Osservandolo in modo generale dobbiamo occuparci
nell'ambito della società solo di due comandamenti, che si possono definire col
nome “ricezione” e “dare in assoluto”. Questo vuol dire che ogni
membro (della società) è obbligato da parte della natura a ricevere
quello che ha bisogno dalla società, ed è anche obbligato a dare in assoluto per
il bene della società tramite il suo lavoro. E, com'è stato detto, se
trasgredirà una di questi due comandamenti sarà punito senza pietà.
Per quanto riguarda il comandamento della ricezione,
non abbiamo bisogno di una grande osservazione, dato che la punizione
viene riscossa subito, e per questo non ci accadrà nessuna negligenza. Però per
quanto riguarda il secondo comandamento il quale è "il Dare in assoluto alla
società", la punizione non ci arriverà subito, e non solamente questo, ma per di
più la punizione ci arriva anche in un rapporto indiretto, e perciò questo
comandamento non viene osservato correttamente.
E perciò l'umanità è fritta sul fuoco in una tremenda
padella e la spada e la fame le cui conseguenze non sono terminate sino ad oggi.
E la meraviglia di questa cosa è che la natura, come un giudice di professione,
ci punisce considerando il nostro sviluppo, perché i nostri occhi vedono che,
nella stessa misura nella quale l'umanità si sviluppa, così si moltiplicano per
noi le torture ed i dolori nell'ottenimento del nostro sostentamento e della
nostra esistenza.
Ecco ai tuoi occhi una base scientifica sperimentale,
(che dimostra) che ci è stato comandato da parte della Sua Provvidenza di
adempiere con tutto il nostro essere il precetto di "Dare assoluto al prossimo"
con la massima esattezza, in modo tale che nessuno di noi lavorerà meno
dell'intera misura bastante per il successo della società e per la sua felicità
e fino a che noi saremo indolenti nell'attuarlo nell'intera misura, la natura
non smetterà di punirci e di vendicarsi.
E secondo i colpi con i quali siamo colpiti in questi
tempi, dobbiamo anche prendere in considerazione la spada che è spianata davanti
ai nostri occhi per i giorni a venire, e bisogna dedurre da essi la giusta
conclusione, che alla fin fine la natura ci vincerà e tutti noi assieme saremo
obbligati a collaborare per osservare – i suoi precetti nell'intera
misura richiesta.
La dimostrazione del Suo lavoro in base
all'esperienza
Però chi critica le mie parole ha ancora la possibilità
di aprire la bocca e chiedere, poiché fino ad ora ho dimostrato che
bisogna lavorare per l'umanità, ma dov'è la dimostrazione pratica che si
deve lavorare con questo precetto per il Creatore?
In effetti, rispetto a questo la storia stessa ha
faticato per noi e ci ha preparato un fatto esauriente davanti ai nostri occhi,
il quale ci basta ed è più che sufficiente per una completa valutazione e per
indubbie conclusioni, dato che tutti vedono come una società grande come la
Russia, la quale ha centinaia di milioni (di abitanti) e che ha a sua
disposizione l'appezzamento di terreno più vasto di tutta l'Europa, con beni di
materia prima che quasi non hanno pari in tutto il mondo, quand'essi sono stati
già d'accordo di vivere una vita sociale di collettività ed hanno abolito in
effetti ogni proprietà privata, ed ognuno non ha altro di che preoccuparsi che
del bene della società, e apparentemente sembra che abbiano già acquisito tutta
la buona misura della "Ashpaà
per il prossimo" nel suo significato pieno, per quanto l'intelletto umano
possa afferrare.
E, ciononostante, esci e considera cosa è successo
loro, quando invece di innalzarsi e progredire nei confronti delle nazioni
borghesi, sono scesi sempre più in basso, continuando a scendere fino a non
essere capaci di migliorare anche di poco la vita dei lavoratori a confronto di
quella dei lavoratori delle nazioni borghesi, ma ecco che non riescono neppure
ad assicurare il loro pane quotidiano e vestire le loro nudità. E
veramente questo fatto ci stupisce molto, dato che secondo la ricchezza di
questa nazione e la grande quantità dei suoi membri, non avrebbe dovuto,
apparentemente, secondo la logica umana, arrivare fino a questo punto.
Però questa nazione ha peccato un peccato, e il
Creatore non perdonerà loro, dato che tutto questo prezioso ed elevato lavoro
che è la "Ashpaà al suo prossimo", che hanno iniziato ad attuare, deve
essere fatta a nome del Creatore e non a nome dell'umanità. Non facendo il loro
lavoro per il Creatore, non hanno quindi il diritto di esistere da parte della
Natura stessa. Giacché prova ad immaginarti se ogni membro di questa società
fosse stato ansioso di eseguire i precetti del Creatore, secondo l’insegnamento
scritto: «Ed amerai il Creatore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la
tua anima e con tutto il tuo essere» e se a partire da questo insegnamento
egli si fosse preoccupato di soddisfare i bisogni e le aspirazioni del proprio
amico nell'intera misura impressa nell'uomo di riempire le proprie aspirazioni,
come lo scritto: «Ed amerai il tuo amico come te stesso».
E se il Creatore stesso fosse stato la meta d'ogni
lavoratore, mentre lavorava per la felicità della società, vale a dire che il
lavoratore si fosse aspettato che per mezzo di questo suo lavoro per la società
si sarebbe meritato di aderire al Creatore, all'Origine di tutta la verità, il
bene e di tutta la soavità e tenerezza, ecco che in pochi anni, senza alcun
dubbio, si sarebbero innalzati in ricchezza al di sopra di tutte le nazioni del
mondo assieme, dato che allora sarebbero riusciti a sfruttare i tesori dei
materiali grezzi che si trovano nella loro ricca terra, e sarebbero stati
veramente di esempio a tutte le nazioni, e sarebbero stati chiamati
"benedetti del Creatore".
Però quando tutta la misura del lavoro di "Ashpaà
per il prossimo" si basa solamente sul bene della società, è una base instabile,
dato che chi e cosa obbligherebbe l'individuo a darsi da fare ed affaticarsi per
la società? In un principio arido e senza vitalità, infatti, non si può mai
sperare che si possa trovare una motivazione, persino riguardo le persone
sviluppate, ed è superfluo dirlo riguardo le persone non sviluppate. Di
conseguenza viene posta la domanda, da dove l'operaio o l'agricoltore
attingerebbe la motivazione bastante per farlo muovere verso il lavoro?
Siccome la quantità del suo nutrimento non diminuirà
ne aumenterà a causa dei suoi sforzi e non essendoci nessuna meta ed alcuna
ricompensa, come è risaputo dai saggi della natura, l'uomo non farà nemmeno il
più piccolo movimento senza la motivazione, vale a dire, senza beneficiare un
poco se stesso.
Quando, ad esempio, l'uomo sposta la sua mano dalla
sedia verso il tavolo, questo succede perchè gli sembra che posando la sua mano
sul tavolo ne godrà di più e se non gli fosse sembrato così avrebbe
lasciato la sua mano sulla sedia per tutti i settanta anni della sua vita,
senza spostarla dal suo posto, inutile dire rispetto ad una grande fatica.
E se tu affermassi che c'è una soluzione, quella di
porre sorveglianti su di loro, in modo che chiunque sia pigro nel suo lavoro sia
punito e gli sia preso il pane quotidiano, dunque ti chiederei dimmi tu, da dove
gli stessi sorveglianti prenderebbero la motivazione per il loro lavoro, poiché
stare in uno specifico posto e sorvegliare persone per motivarle e farle
faticare è in se stesso una fatica grande, forse più del lavoro stesso. Di
conseguenza la cosa sembra come chi vuole mettere in movimento una macchina
senza darle carburante.
Perciò il loro verdetto è stato deliberato ed è quello
di essere distrutti da parte della natura, poiché le leggi della natura li
puniranno, dato che loro non si adattano a compiere i suoi comandamenti, vale a
dire ad attuare le azioni di Ashpaà al prossimo dalla distinzione del
lavoro per il Creatore, per adempierlo e da esso giungere alla fine della meta
della Creazione, la quale è l'adesione al Creatore, secondo come è interpretato
nell'articolo di "Matan Toràh – Il Dono della Toràh" (brano 6), che
quest'adesione giunge a chi lavora secondo la misura della Sua piacevole
abbondanza , colma di godimento e che continua ad aumentare nei suoi confronti
fino alla misura desiderata per innalzarsi nella conoscenza della Sua Veridicità
continuando a svilupparsi fino a meritare la grande iperbole alla quale hanno
accennato nel mistero del versetto: «Mai occhio aveva veduto che un altro
Dio, fuori di te» (Isaia, 64,3).
E puoi raffigurarti che se il contadino e l'operaio
avessero scorto davanti ai loro occhi questa meta lavorando per la felicità
della società, non avrebbero sicuramente avuto nemmeno bisogno di sorveglianti
che si impongano su di loro, dato che avrebbero già avuto una motivazione
soddisfacente e sufficiente per un grande sforzo, fino ad innalzare la società
all'apice della felicità.
La verità è che comprendere questo in modo tale
richiede molta cura e sequenze leali, ma tutti vedono che loro non hanno altro
diritto di esistere escluso questo da parte della cocciuta natura che non ha
compromessi. Questo è quello che io volevo dimostrare qui.
Ed ecco che ti ho comprovato esplicitamente per mezzo
della ragione pratica - dalla storia pratica la quale prende forma davanti ai
nostri occhi, che non esiste altro rimedio per l'umanità se non assumersi il
precetto della Divina Provvidenza, la quale è l'Ashpaà al suo prossimo
per dare compiacimento al Creatore, nella misura dei due versi: il primo è "Ama
il tuo amico come te stesso" che è la qualità del Lavoro stesso, cioè che la
misura dello sforzo per dare al prossimo in nome della felicità della società
che non deve essere meno della misura impressa nell'uomo per aver cura dei
propri bisogni. Per di più si deve mettere in prima priorità i bisogni del
prossimo rispetto ai propri, come è interpretato nel quarto paragrafo
dell'articolo "Matan Toràh - Il Dono della Toràh.
Ed il secondo verso è: «Ed amerai il Creatore tuo Dio
con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutte le tue facoltà» che è
la meta che sei obbligato ad avere davanti agli occhi di tutti durante lo sforzo
per i bisogni dell'amico, e che prescrive di operare e lavorare duramente solo
per compiacere il Creatore, Colui che Si è pronunciato e si fa il Suo Volere,
che Egli sia benedetto.
E Se sarete docili e ascolterete, mangerete i frutti
della terra, poiché il bisognoso ed ogni tormentato e sfruttato scompariranno
dal paese, e la felicità di ognuno s'innalzerà verso l'Alto, al di sopra di ogni
valore e misura. Però fin tanto che vi rifiuterete e non vorrete giungere al
patto del Lavoro del Creatore in tutta la misura interpretata, allora la Natura
e le sue leggi sono pronte a vendicare la loro vendetta nei nostri confronti e
non lascerà la presa, come abbiamo dimostrato esplicitamente, fino a che non ci
vincerà e allora accetteremo la Sua autorità riguardo a tutto quello che ci
comanderà, come è stato chiarito.
Ed ecco che ti ho dato una ricerca scientifica e
pratica, secondo la critica della ragione pratica, riguardo all'obbligo assoluto
di tutte le creature di ricevere su loro stesse il Lavoro del Creatore con tutto
il loro cuore, la loro anima e le loro facoltà.
Spiegazione della Mishnà
«Tutto è messo in pegno ed una trappola è tesa
su tutti i viventi»
E dopo aver saputo tutto ciò
che è stato detto sopra, abbiamo guadagnato la comprensione di una Mishnà
astrusa che è nel Masechet Avot (terza parte, Mishnà numero 16)
che dice cosi: «Lui (Rabbi Akiva) diceva: “Tutto viene messo in
pegno ed una trappola
è tesa su tutti i viventi. Il negozio è aperto e il bottegaio fa credito,
ed il taccuino è aperto e la mano registra, e chiunque voglia prendere in
prestito che venga e prenda in prestito, ed gli esattori costantemente
rimborsano, nel ciclo d'ogni giorno l'uomo si sdebita sia che egli lo sappia e
sia che egli non lo sappia ed essi hanno su che contare
ed il giudizio è un verdetto di verità e tutto è preparato per il pasto"».
E questa Mishnà non per
niente è rimasta recondita in un'allegoria senza nemmeno accennare alla sua
soluzione, cosa che ci indica che qui c'è molta profondità da indagare, in
effetti essa si chiarisce molto bene in base alle cognizioni che abbiamo
acquisito fino a qui.
La ruota
del "Cambiamento di Forma"
All'inizio vi presenterò la
ragione dei nostri saggi per quanto riguarda lo svolgersi delle generazioni del
mondo, le quali, anche se noi vediamo i corpi, che cambiano e passano da
generazione all’altra, questo riguarda solamente una questione di corpi, mentre
le anime, le quali sono il fondamento dell'essenza
del corpo, non scompaiono secondo la legge
di chi è mortale, ma continuano ad essere trasferite da un corpo
all'altro e da una generazione all’altra, poiché le stesse anime che c'erano
nella generazione del Diluvio furono trasferite e vennero nella generazione
dello Scisma e dopo nell'esilio d'Egitto e poi in coloro che uscirono
dall'Egitto e così via, fino a questa nostra generazione e fino alla fine della
Correzione.
Non vi è in questo mondo,
pertanto, nessun'anima nuova come invece nel caso del rinnovo dei corpi, ma solo
una determinata quantità di anime che continuano a ruotare
sulla ruota del cambiamento della forma,
dato che esse si rivestono, ogni volta, di un nuovo corpo e in una nuova
generazione.
Quindi, considerando ciò da
parte delle anime, tutte le generazioni, dall'inizio della Creazione fino al
termine della Correzione, sono esaminate come una sola generazione la quale ha
allungato la sua vita per qualche migliaio d'anni fino a che si è sviluppata
giungendo alla sua correzione come ciò deve essere. Da questo punto di vista,
non è per niente importante che nel frattempo essi abbiano cambiato i loro
corpi migliaia di volte, dato che la parte
principale l'essenza del corpo che viene chiamata anima, non ha sofferto per
niente a causa di questi cambiamenti.
E ci sono molte prove di
questo ed una meravigliosa saggezza chiamata "Il mistero delle incarnazioni
delle anime", questo non è qui il posto per chiarirlo, ma a causa
dell'incommensurabilità delle cose per chi non è
esperto in questa saggezza, conviene notare che il segreto delle incarnazioni
vige anche in tutti i particolari tangibili della realtà, quando ogni cosa vive
a suo modo una vita eterna .
Sebbene con i propri sensi si
vede ogni cosa transitoria ed esistente senza valore, questo non è altro che
l'apparenza da noi percepita, mentre abbiamo qua solo la distinzione di
incarnazioni, quando ogni singolo particolare non riposa e non è tranquillo
nemmeno per un momento, ma continua a ruotare sulla ruota del cambiamento della
forma e non perde niente della sua essenza per tutto il cammino della sua
strada, come si sono dilungati su ciò i maestri della fisica.
Ed adesso giungiamo
all'interpretazione della Mishnà, dove egli dice (Rabbi Akiva) «Tutto è
messo in pegno, poiché la cosa è stata paragonata a chi presta al suo amico una
somma di danaro per un affare, per essere socio con lui nei guadagni. Egli, per
essere sicuro di non perdere il proprio denaro, glielo dà in pegno e si trova
lontano da ogni preoccupazione; così pure la creazione del mondo e la sua
esistenza, che il Creatore ha preparato per gli esseri umani affinché si
impegnassero in essa e guadagnassero per mezzo di essa, (giunti) alla fine,
la sublime finalità dell'adesione a Lui, come è spiegato nell'articolo Matan
Toràh - Il Dono della Toràh (brano
6). Occorre quindi ponderare: chi
obbligherà l'umanità ad impegnarsi nel Suo Lavoro perchè alla fine arrivi
alla sublime ed elevata meta?»
E rispetto a questo ci dice
Rabi Akiva «Tutto è messo in pegno», vale a dire che tutto ciò che il Creatore
ha deposto nell'opera
della Creazione ed ha dato agli esseri umani, non lo ha dato a fondo
perduto, ma Si è assicurato del pegno. E se tu dirai, che pegno Gli diedero?
A questo risponde dicendo «Ed
una trappola è tesa a tutti i viventi», vale a dire che il Creatore fu ingegnoso
e tese una trappola meravigliosa come questa sull'umanità cosicché nessuno potrà
salvarsi da essa, ma tutti i viventi verranno catturati li, in questa trappola,
assumendosi necessariamente il Suo Lavoro , fino a conseguire la loro meta
sublime, e questo è il pegno del Creatore che Egli Si è assicurato e che non
sarebbe stato apportato alcun danno all'Opera della Creazione.
E dopo di ciò spiega la cosa
dettagliatamente e dice: «Il negozio è aperto», vale a dire che, quantunque
questo mondo ci appaia come un negozio aperto senza padroni, nel quale chiunque
vi passi può ricevere merce e tutti i beni secondo il proprio desiderio,
gratuitamente, senza nessun conto, e su ciò si sofferma Rabbi Akiva e ci avverte
«ed il bottegaio dà a credito», vale a dire che sebbene tu non veda qui nessun
bottegaio, sappi che c'è un Bottegaio ed il fatto che non esiga i Suoi pagamenti
è perchè Egli ti fa credito.
E se tu dirai, come Egli fa a
conoscere i miei conti? A questo risponde: «Il taccuino è aperto e la mano
registra». Ciò vuol dire che c'è un taccuino generale nel quale viene
registrata ogni singola azione senza che vada perso niente, e l'intenzione
riguarda la legge dell’evoluzione che il Creatore ha impresso nell'umanità, la
quale ci spinge sempre avanti.
L'interpretazione è che
proprio la condotta corrotta che si ha negli stati dell'umanità, è lei stessa a
causare e creare gli stati buoni, ed ogni singolo stato buono non è altro che il
frutto del lavoro dello stato maligno che lo ha preceduto. In verità quei valori
del bene e del male non sono intesi secondo il valore dello stato di per sè ma
solo secondo la meta generale, quando ogni situazione che avvicina l'umanità
alla meta è chiamata bene e la situazione che l'allontana dalla meta è chiamata
male.
E solo su questo parametro è
stabilita "la legge dell’evoluzione", quando la corruzione ed la malignità che
prendono forma in una situazione sono considerati la causa di ciò che genera la
situazione buona, in modo tale che il tempo di sussistenza d'ogni singola
situazione è solamente quello necessario per la crescita della levatura del male
in essa, in una misura tale che la gente non potrà più sopportare; essendo
allora costretti a radunarsi e distruggerlo, riordinandosi in una situazione
migliore per la correzione di quella generazione.
E cosi anche la situazione
nuova continua ad esistere fino a che le scintille della cattiveria che sono in
lei maturano e giungono ad una misura tale che non si potrà più sopportare,
quando allora sarà necessario distruggerla e costruire in sua vece una
situazione più confortevole, e così le situazioni continueranno a chiarificarsi,
una dopo l'altra, gradino dopo gradino, fino a che arriveranno ad una situazione
cosi corretta che sarà tutta senza nessuna scintilla malefica.
Ed ecco, tu trovi che tutti i
fondamenti dei semi e dei chicchi dai quali crescono ed escono le buone
situazioni non sono altro che gli atti corrotti stessi, vale a dire che ogni
singola cattiveria che si rivela ed esce dalle mani degli empi della
generazione, ecco che si addiziona e si accumula fino a che esse ricevono un
peso tale che il pubblico non può più sopportarle. Allora esse si ergono e lo
distruggono, creando una situazione più desiderabile. Ecco, davanti ai tuoi
occhi, ogni singola cattiveria diventa specificatamente la condizione della
forza spingente per mezzo della quale si svilupperà la retta situazione.
E queste sono le parole di
Rabbi Akiva: «Il taccuino è aperto e la mano registra», poiché ogni situazione
nella quale si trova una determinata generazione è simile ad un taccuino e tutti
quelli che commettono atti di cattiveria sono simili a mani che scrivono, poiché
ogni cattiveria è incisa e viene registrata nel taccuino fino a che esse vengono
agglomerate in un unico conto fino a raggiungere un peso tale che la gente non
potrà più sostenere, ed allora distruggeranno questa cattiva situazione e si
organizzeranno in una situazione più desiderata, come è stato spiegato. Ecco che
ogni singola azione è computata e registrata nel taccuino, vale a dire come
nella situazione suddetta.
E dice: «Chiunque voglia
prendere in prestito venga e prenda in prestito». Questo vuol dire che chi crede
che questo mondo non sia come un negozio aperto, senza proprietario, ma che
invece ci sia qui un Padrone di casa, il Bottegaio che sta nel Suo negozio ed
esige da ogni acquirente che venga dato il prezzo desiderato per la merce che
egli ha preso dal negozio, questo vuol dire che egli si impegna nel Suo Lavoro
poiché si nutre per merito della stessa bottega, nel modo desiderato e sicuro
per giungere alla meta della creazione come è nel Suo Volere, che Sia benedetto.
Ed ecco, una tal persona è
considerata come chi
«desidera prendere in prestito»,
vale a dire che ancora prima che lei porga la mano per prendere qualcosa da questo mondo, che è il
negozio, ecco lei prende in prestito per pagare il suo prezzo fissato, il che
vuol dire che la persona si assume l'impegno di lavorare e di giungere alla meta del
Creatore durante i giorni nei quali si alimenta della bottega, in modo da
assicurare puntualmente di pagare il suo debito, cioè giungendo alla meta
desiderata, e viene quindi denominato
«Colui che desidera prendere in
prestito», il che vuol dire che asserisce di regolare il conto e pagarlo.
Rabbi Akiva ci raffigura due
tipi di persone: un tipo rappresenta quelli della distinzione di "negozio
aperto", che ritengono che questo mondo sia come un negozio aperto senza nessun
Padrone di casa dove il Bottegaio nei loro confronti dice «Il taccuino è aperto
e la mano registra», vale a dire che sebbene essi non vedano nessun conto, in
tutti modi tutte le loro azioni vengono iscritte nel libro, come spiegato
sopra, e questo succede per mezzo della legge dell’evoluzione che è impressa
nella creazione, e nell’umanità suo malgrado. E le azioni degli empi fanno
nascere, loro malgrado, le buone azioni, come è stato spiegato prima.
Ed il secondo tipo
dell'umanità è chiamato «coloro che vogliono prendere a prestito», essi prendono
tenendo presente il Padrone di casa e quando prendono qualcosa dalla bottega, la
prendono solo come un prestito, promettendo al bottegaio di pagare il prezzo
stabilito, vale a dire conseguire a mezzo del prestito la meta definitiva, e
riguardo a loro è detto «Chi desidera prendere in prestito venga e prenda in
prestito».
E se tu dirai, qual è la differenza fra il primo tipo di
persone per le quali la meta finale è imposta e giunge dalla legge
dell’evoluzione ed il secondo tipo di persone rispetto alle quali la meta finale
giunge a loro per mezzo dell'auto - asservimento al Suo Lavoro, non sono
entrambi alla pari nel conseguimento della meta? E continua e dice «e gli
esattori costantemente rimborsano nel ciclo d'ogni giorno e si sdebitano con
l'uomo sia che egli lo sappia e sia che egli non lo sappia», il che vuol dire
che in verità sia gli uni che gli altri pagano il loro debito in modo identico,
a rate, ogni giorno.
Ed esattamente come le forze
virtuose che si manifestano nel dedicarsi al Suo Lavoro vengono considerate come
esattori leali i quali riscuotono il debito a rate un giorno dopo l'altro fino a
che è rimborsato del tutto, proprio così le forze vigorose che sono impresse
nella legge dell’evoluzione vengono anch'esse saggiati come esattori fedeli i
quali riscuotono il debito secondo rate con frequenza giornaliera, fino a che è
rimborsato del tutto, e questa è la cosa che fa dire : «E gli esattori
costantemente rimborsano, nel ciclo d'ogni giorno, e si sdebitano con l'uomo».
C'è davvero una grande
divergenza ed una gran lontananza fra loro, vale a dire "consapevolmente o
inconsapevolmente". Il primo tipo, il debito dei quali è riscosso dagli esattori
dello dell’evoluzione, si trovano a pagare il loro debito "inconsapevolmente",
ma giungono a loro onde burrascose per mezzo del forte vento dello sviluppo,
onde che dal dietro spingono obbligando le creature a fare il passo in avanti.
In questo modo il debito è
pagato loro malgrado, con grandi sofferenze e per mezzo delle forze del male che
si rivelano e li spingono con una spinta dal dietro.
Il secondo tipo, però, paga il
proprio debito il quale è il conseguimento “consapevole” della meta, e con la
loro propria volontà, ripetendo le virtuose azioni che affrettano lo sviluppo
nel senso del riconoscimento del male.
Quest’ultimi per mezzo di tale
Lavoro guadagnano il doppio:
Il primo guadagno è che queste
forze le quali si rivelano nell'ambito del Suo Lavoro si presentano davanti a
loro nella distinzione d'una forza che attira, nella forma di una bramosia
magnetica, da loro rincorsa e verso la quale vengono attirati, desiderandola e
bramandola secondo lo spirito dell'Amore, ed è superfluo dire che sono sottratti
ad ogni mestizia e sofferenza come quelle sofferte dal primo tipo di persone.
Il secondo profitto è che il conseguimento della meta
desiderata viene accelerato poiché sono essi i Giusti ed i Profeti e meritano di
conseguire la Meta ad ogni generazione, com'è spiegato nell'articolo "L'Essenza
della Saggezza della Kabbalah" nel brano che incomincia con le parole «Su che
cosa s'impernia la Sapienza».
Ecco davanti ai tuoi occhi la gran distanza fra chi
paga consapevolmente e chi paga inconsapevolmente, come fra il vantaggio della
Luce della piacevolezza e del godimento nei confronti della tenebra delle
sofferenze e delle afflizioni maligne. Ed egli dice anche: «Ed hanno su cosa
contare ed il giudizio è un giudizio veritiero», vale a dire a coloro che si
saranno sdebitati consapevolmente e desiderandolo ad essi Egli promette: «Loro
hanno su cosa contare», dato che c'è molta forza nella qualità del Suo Lavoro
molta forza per portarli alla Meta sublime, e per loro è proficuo chinarsi di
fronte all’onere del Creatore.
E riguardo a coloro che pagano inconsciamente dice:
«Ed il giudizio è il giudizio veritiero», quando apparentemente c'è da essere
perplessi in quanto alla Provvidenza Divina che consente e permette tutti quei
deterioramenti e quelle sofferenze che si rivelano nel mondo dove l'umanità vi
si "frigge" senza compassione.
E in quanto a questo egli dice che questo verdetto è
«un giudizio veritiero» dato che tutto è allestito per il pasto, vale a dire,
per la Vera Meta Finale e la Soavità Superiore che sarà rivelata con la
rivelazione del Suo Proposito, che Egli sia benedetto, che è nella creazione,
quando tutta la fatica, lo sforzo, e le sofferenze che giungono ciclicamente
alle generazioni e nei tempi, ci appaiono come quando il Padrone di casa si
sforza e si affatica con grandi sforzi per preparare un grande pasto agli ospiti
invitati. E la meta prevista che deve alla fin fine essere rivelata, egli se la
immagina come il pasto al quale gli ospiti partecipano con grande piacere e
gioia. Di conseguenza egli dice "ed il giudizio è un giudizio veritiero e tutto
è allestito per il pasto", com'è stato già spiegato.
E troverai anche nel Bereshit Rabà (88) una cosa
simile a questa riguardo la creazione dell'uomo. È scritto: «Gli angeli chiesero
al Creatore, "che cos’è l’uomo che tu n’abbia memoria? E il figliuol dell’uomo
che tu ne prenda cura, perchè hai bisogno di questa sventura? Disse loro il
Creatore, se è così, perchè sono stati creati i greggi ed i buoi etc? Come nella
parabola di un re che aveva una torre piena di ogni bene ma non aveva ospiti,
che godimento può trarre il re dall'averla riempita? Dissero gli angeli al Suo
cospetto: «O Eterno, Signor nostro, quant’è magnifico il tuo nome in tutta la
terra", fai ciò che Ti soddisfa».
L'interpretazione è che gli angeli, i quali
vedevano tutti i dolori e le sofferenze che in futuro si sarebbero abbattuti
sull'umanità, si stupirono e chiesero: per che cosa hai bisogno di questa
sventura? Il Creatore rispose loro di possedere una torre colma d'ogni bene ma
di non avere altri ospiti se non questa umanità. Ed ovviamente quando gli angeli
soppesarono mentalmente le delizie che si trovavano in quella torre che
attendevano gli invitati, in confronto alle sofferenze ed alle disgrazie che in
futuro avrebbero colpito l'umanità, e dopo aver visto che all'umanità conviene
sopportare per un bene previsto e che l’attende, furono essi concordi riguardo
la creazione dell'uomo, vale a dire proprio come le parole di Rabbi Akiva, «Il
giudizio è un giudizio veritiero e tutto è corretto per il pasto», in quanto sin
dall'inizio della Creazione vennero iscritti lì tutti gli esseri come ospiti
invitati, in quanto il pensiero del Creatore obbliga di giungere al pasto,
consapevolmente o inconsapevolmente, come è stato spiegato.
E in quello che è stato delucidato sopra si rivelerà a
tutti la veridicità delle parole del profeta (Isaia 11) nella profezia della
pace, che comincia «Ed il lupo abiterà insieme all'agnello e la pantera giacerà
insieme al capretto» e dà il motivo di tutto ciò «Poiché la terra sarà piena di
conoscenza del Creatore come l'acqua che ricopre il mare». Ecco che il profeta
fa dipendere la pace di tutto il mondo dalla diffusione in tutto il mondo della
conoscenza del Creatore, ossia proprio come abbiamo detto sopra, che l'aspra
ostilità egoistica che c'è tra l'uomo ed il suo prossimo, assieme alla quale
s'inaspriscono anche i rapporti nazionali, tutto questo non sparirà dal mondo, a
mezzo di nessun consiglio e nessun stratagemma umano, e sarà quel che sarà.
I nostri occhi vedono infatti come il misero malato si
rigira e si capovolge da tutte le parti, a causa delle sue umane e
insopportabili sofferenze, mentre l'umanità si è già riversata nell'estrema
destra, come ha fatto la Germania o all'estrema sinistra come ha fatto la
Russia, non solo essi non alleviano la situazione, ma anzi peggiorano la
malattia ed il dolore e le grida si innalzano al cielo come è noto a tutti noi.
Poiché essi non hanno nessun'altra soluzione se non
quella di arrivare ad accettare il giogo del Creatore, nella conoscenza del
Signore, il che vuol dire indirizzare le proprie azioni secondo il desiderio ed
il volere del Creatore e la Sua meta, come Egli precedentemente concepì la
Creazione. Quando essi lo faranno allora sarà palese a chiunque che grazie al
Suo Lavoro sarà cancellato persino il ricordo della gelosia e dell'odio
nell'ambito dell'umanità, come ho dimostrato con chiarezza fin qui, allora tutti
i membri dell'umanità si riuniranno in un unico corpo con un unico cuore
colmo della conoscenza del Signore. Ecco che la pace nel mondo e la
conoscenza del Signore saranno una cosa sola.
E subito dopo di questo dice il profeta: «In
quel giorno il Creatore stenderà di nuovo la mano per riscattare il resto del
suo popolo ecc. e radunerà i dispersi di
Yehudà dai quattro angoli della terra» (Isaia,11,11).
Noi abbiamo appreso che la pace del mondo precede la
riunione della Diaspora (Ndr. degli esili del popolo ebraico).
E con questo capiremo le parole dei nostri saggi al
termine della Masechet Okzin, «Il Creatore non trovò un recipiente che
contenesse la benedizione per Israel se non la Pace - Shalom» come è stato
detto: «Il Creatore darà forza al suo popolo, il Creatore benedirà il suo popolo
nella pace». C'è da stupirsi, in apparenza, per l'espressione figurativa "un
recipiente che contenesse la benedizione per Israel ". Inoltre, com'è
dedotta questa conclusione dallo scritto?
Questo scritto, però, si chiarifica come la profezia
d'Isaia, poiché la pace nel mondo precede la riunione della Diaspora. Perciò
dice lo scritto: «Il Creatore darà forza al suo popolo». Questo vuol dire
che nel futuro, quando il Creatore darà forza al Suo popolo di Israele, vale a
dire la resurrezione eterna, allora «Il Creatore benedirà il Suo
popolo con la pace», cioè benedirà il Suo popolo di Israel prima con la
benedizione della pace di tutto il mondo ed in seguito «Il
Creatore stenderà di nuovo la mano per riscattare il resto del suo popolo
ecc.».
E questo è ciò che i nostri
saggi dissero come spiegazione dello scritto: che effettivamente la benedizione
della pace di tutto il mondo precede la forza, vale a dire la redenzione, dato
che «Il Creatore non trovò un recipiente - kli che contenesse la benedizione
per Israel se non la Pace - Shalom». Questo significa che fintanto che
l'amore per se stessi e l'egoismo fra le nazioni sussisteranno, anche i figli
d'Israel non potranno lavorare il Creatore nella Purezza, del Dare in assoluto
al prossimo, come è scritto nella spiegazione del verso: «E voi sarete per me un
regno di sacerdoti» nell'articolo
"L'Arvut
- La Garanzia
Spirituale". Noi lo vediamo per
esperienza, dato che il giungere alla terra (d'Israele) e la costruzione del
tempio non poterono sussistere e ricevere le benedizioni che il Creatore ha
assicurato ai nostri padri.
E riguardo a questo dissero: «Il Creatore non trovò
un vaso - kli che contenesse la benedizione» il che vuol dire che fino ad
ora i figli di Israele non hanno ancora avuto un recipiente che contenesse la
benedizione dei Patriarchi e perciò non è stato ancora attuato il giuramento con
il quale potremo avere in eredità la benedizione della terra per l'eternità,
dato che solamente la pace del mondo è l'unico recipiente che ci rende possibile
ricevere la benedizione dei Patriarchi, come afferma la profezia di Isaia.