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La percezione della realtà
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La percezione della realtà
Un brano della
lezione impartita
dal Rav Dott.
Michael Laitman
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Noi ci troviamo in una situazione particolare per quanto riguarda la percezione
della realtà. Quando eravamo bambini, ci sembrava che il mondo fosse pervaso da
forze e spiriti, così come leggevamo nelle favole, ma che i grandi non vedevano,
mentre noi sentivamo di vivere in questo mondo.
In una fase successiva, questo discernimento gradualmente scomparve sebbene
anche adesso, ci sembra esista. La verità è che, quel mondo, lo cerchiamo tutto
il tempo. Noi cerchiamo di conoscere il mondo nel quale viviamo, dato che senza
tutto ciò non si potrebbe esistere realmente, né sopravvivere, né godere e, in
generale, liberarsi dalla sensazione di incertezza riguardo dove sono, chi sono,
cosa sono e cosa mi nasconde l'indomani. Nell'intimo dell'uomo si risvegliano
perplessità, a causa del desiderio di migliorare la sua situazione, o per
curiosità, o a motivo del desiderio di capire meglio il mondo.
Queste stesse
domande ci spingono a conoscere la realtà nella quale viviamo. Investighiamo la
realtà come un bambino piccolo che gira in una stanza e studia l'ambiente
circostante. In un secondo tempo diventa grande e costruisce macchinari.
Noi cerchiamo di sviluppare molti sistemi per investigare su noi stessi e sul
mondo che ci circonda. L'intera realtà si divide in due parti: me stesso e tutto
ciò che è al di fuori di me. C’è chi è dell’avviso che sia meglio investigare
noi stessi e cambiarci affinché il mondo intorno a noi cambi, prendendo in
questo modo, le cose diversamente, diventando più rilassati e vedendo il mondo
migliore. Altri pensano che sia meglio rimanere quelli che siamo ed invero,
modificare il mondo, cioè adattarlo a noi. Noi constatiamo però che in entrambi
i modi non riusciamo a cavarcela in modo soddisfacente. Il modo migliore per
essere in armonia col mondo è quello di arrivare ad essere in equilibrio con
esso, capirlo del tutto, essere nell’equivalenza dei desideri, delle forze, dei
pensieri e delle intenzioni.
Quando riconosco che esiste un'unica cosa al mondo
e che tutti mi capiscono e tutti vogliono quello che io voglio, questo è in
effetti equilibrio. Non esiste niente di più perfetto che avere la sensazione di
essere in equilibrio con il mondo. E' come la sensazione del feto nell'utero
materno, dove tutto ha lo scopo di prendersi cura di lui e non c’è bisogno di
alcuna resistenza, non è necessario costruire "muri di difesa", niente. Questo è
quello che effettivamente noi cerchiamo.
Come possiamo arrivare ad una situazione simile? Questa situazione è chiamata in
termini scientifici "omeostasi". La parola "omo" vuol dire simile e "stasi" ha
il significato di compensazione di situazioni. Questo stato è anelato da ogni
corpo, sia vegetale che animale e certamente dall'uomo. Noi siamo attratti verso
questo stato in molti livelli, nell'inconscio, nel capire, nella forma dei
materiali, nei liquidi, nei pensieri, ed ad ogni livello del desiderio della
materia: l’immobile (domem), il vegetale (zomeah), l'animale (hai) ed il
parlante (medaber). Tutto è effettivamente attirato verso l’equivalenza della
forma con quello che lo circonda.
Per sapere come arrivare all'equivalenza della forma, uguagliarsi alla natura,
ottenere la congiunzione con il mondo che ci circonda, per sapere come giungere
ad una situazione nella quale tutti sappiano e desiderino quello che io voglio,
che tutti la pensino come me e che non ci sia chi ce l'abbia con me o chi voglia
darmi qualcosa per forza o voglia ottenere da me qualcosa per forza affinché
tutto succeda con amore e con serenità, per sapere tutto ciò, devo innanzitutto
sapere chi sono, quale sia la natura del mondo che mi circonda ed in che modo
arrivare all’equivalenza della forma.
La saggezza della Kabbalah in effetti ha questo scopo, ci insegna come arrivare
alla serenità, cioè quando la nostra percezione esterna nei confronti del mondo
e la nostra sensazione interna, sono in pace fra di loro. L'investigazione sul
mondo ed il suo contenuto sono in effetti compiute dalla scienza in moltissimi
modi, con molti mezzi, strumenti e metodi che continuano ad essere sviluppati
progredendo anno dopo anno generazione dopo generazione. In effetti, si può
constatare che tutti noi vogliamo raggiungere la situazione di pienezza,
serenità e sentirci bene ritrovandoci però in una situazione opposta nonostante
il fatto che di anno in anno i mezzi per arrivarci progrediscano sempre di più.
Ed allora da dove deriva il problema? Tutti noi aspiriamo al bene, si può
chiedere a qualunque persona in questo mondo ricevendo la stessa risposta:
l'uomo aspira solo a questo. Il fatto è che noi non conosciamo la realtà
generale, come si comporta, in che modo è composta ed in quale modo agisce su di
noi, a che cosa dobbiamo uguagliarci, connetterci, avvicinarci ed aderire. Per
arrivare a questo abbiamo bisogno di strumenti più delicati. Più noi penetriamo
nella profondità della materia per capire la nostra natura e la natura del mondo
esterno, meno siamo capaci di scoprire cosa vuole la natura stessa, per che cosa
esiste, qual è il fine di ogni cellula e di ogni parte della realtà.
Ci sono scienziati che investigano la materia in se stessa, solida, gassosa,
liquida e così via. Altri che approfondiscono la struttura della materia al
livello molecolare e delle relazioni chimiche intermolecolari a livello degli
atomi e del loro interno. Ci sono scienziati che vanno ancora più in là
sostenendo che tutto ciò svanisca ad un certo livello di forma e ad un certo
livello di profondità e da lì in poi non capiscono cosa succeda. Questo però non
dipende dalla mancanza di strumenti, ma dal fatto che l’uomo è costituito in
modo tale da non essere capace di comprendere di più.
Dato che il modo nel quale l'uomo percepisce la realtà è a livelli semplici così
come si trova in essa, a livelli più interni già sente che la realtà fa quello
che vuole nei suoi confronti. A livelli ancora più interni inizia a vedere che
non è così e non è in altro modo, bensì è lui stesso che edifica la sua realtà e
che quest’ultima è una copia di se stesso.
Di questo parlano già gli scienziati moderni, dicendoci che c’è un confine oltre
il quale la nostra percezione non arriva.
Qui c’è veramente un punto di contatto fra la scienza e la Kabbalah. Dato che ci
sono modi di investigazione tali da poter penetrare nelle cause e capire senza
dubbio il perché esista il mondo, cosa "vuole" da noi e come possiamo viverci in
pace e con tranquillità.
Coloro che lo hanno già investigato e ci hanno riferito i risultati della loro
investigazione, ci parlano di cose veramente stupefacenti. Per prima cosa ci
dicono che la materia che ci circonda non è semplicemente materia, ma pensiero,
il Desiderio Generale (arazon aclalì). Dicono che il Desiderio Generale circonda
tutta la realtà, che la legge generale della realtà è fare del bene a tutti e a
tutte le parti della realtà stessa, dall’esterno all’interno della materia.
Ma
la materia stessa, immobile, vegetale, animale e parlante, che è al suo interno,
deve fare un passo avanti verso questo Desiderio, verso questo Pensiero, per
equivalere la forma con Lui per attaccarsi a Lui, per capire, sentire e
congiungersi a Lui. Per questo la saggezza della Kabbalah è chiamata saggezza di
Kabbalah-del ricevere, dato che ci aiuta a ricevere l’atteggiamento della realtà
nei nostri confronti ed a propagare il nostro atteggiamento nei confronti di
essa.
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