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Lo Scopo della Società (1)

Del Kabbalista Rav Baruch Shalom Halevi Ashlag, Rabash

(I gradini della Scala, 1° saggio del 1984)

 

 


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Dato che l'uomo è stato creato con un vaso, chiamato amore per se stesso, e nel luogo dove l'uomo non vede che da un'azione ne risulterà qualcosa di benefico per sè, egli non ha il carburante per lo sforzo, di fare (perfino) una piccola mossa.

E senza l'annientamento dell'amore per se stesso non si può raggiungere l'adesione col Creatore, che è il fatto dell'uguaglianza della forma.

E dato che questo è contro la nostra natura, abbiamo quindi bisogno della società, che siano tutti una grande forza, cosicché possiamo lavorare insieme e annientare il desiderio di ricevere, che si chiama "male", dato che esso è ciò che ci impedisce di raggiungere lo scopo, per il quale è stato creato l'uomo.

Di conseguenza, la società deve essere compresa di individui, che hanno tutti la stessa opinione: che bisogna giungere a questo. Allora, da tutti gli individui si forma una grande forza, che può combattere con "se stesso", dato che ognuno è incluso in tutti. Ne consegue, che ognuno è fondato al di sopra di un grande desiderio: che egli vuole raggiungere lo scopo.

E affinché ci sia un'inclusione dell'uno nell'altro, allora ognuno deve annullarsi nei confronti dell'altro. E questo è ottenuto, quando ognuno vede i pregi del suo amico e non la sua manchevolezza. Eppure, chi pensa di essere un po' più alto degli amici, già non può unirsi con loro.

E anche al momento della riunione, bisogna essere seri, per non uscire dall'intenzione, poiché è su questa intenzione che tutti si sono riuniti. Ed è per il motivo del "Aznà Lechet", «e cammini umilmente col tuo Dio», che è una cosa molto grande, che usava mostrare esteriormente che uno non è serio. Ma veramente dentro il loro cuore bruciava un fuoco.

Però, le piccole persone, durante la riunione, ad ogni modo devono stare attente, di non essere indotti in atti e discorsi, che non apportano allo scopo, per il quale si sono riunite, cioè, che bisogna raggiungere tramite questo l'adesione di Dio – Dvekut Hashem.

Soltanto quando non si sta con gli amici, allora è meglio non mostrare esteriormente l'intenzione che è nel loro cuore, ed essere all'esterno come tutti, ed è questo il mistero di
«e cammini umilmente col tuo Dio». Sebbene ci siano interpretazioni più elevate riguardo a questo, però anche la semplice interpretazione è una grande cosa.

Perciò è utile, che tra gli amici, che si congiungono, ci sia un'uguaglianza l'uno con l'altro, in modo che possa annullarsi l'uno nei confronti dell'altro. E nella società ci deve essere un controllo ulteriore, che uno stato di leggerezza non entri in loro, poiché la leggerezza rovina tutto. Però come è stato detto sopra, questo deve essere una cosa interiore.

Però, nel momento in cui c'è qualcuno, se non appartiene a questa società, non bisogna mostrare nessuna serietà, ma uguagliarsi esteriormente con un uomo che è appena arrivato. Cioè, non parlare di cose serie ma di cose che sono adatte all'uomo appena venuto. Che è colui che si chiami "un ospite inaspettato".

 
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Rav Michael Laitman ci spiega: "Lo Scopo della Società"
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