Acquisisci un
Amico
Dal Libro: I
gradini della Scala – Quinto Volume, Pagina 349
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Nella Mishnà di Avòt,
primo capitolo, il Rabbino Yeushua figlio di Pirkhià dice:
«Fatti
un Rav, e acquisisciti un amico e giudica ogni persona sul piatto
dei meriti (piatto della bilancia)». Vediamo qui tre cose:
a) Fatti un Rav;
b) E
Acquisisciti un amico;
c) E
Giudica ogni persona sul piatto dei meriti.
Ciò significa che l’uomo, oltre a farsi un Rav, deve
andare oltre, e nei confronti della collettività. Il che significa,
che prescindendo dal fatto egli si occupa dell’amore degli amici,
cosa non sufficiente, egli deve considerare ogni persona, e
giudicarla sul piatto dei meriti.
Occorre capire questa discrepanza tra questi termini, cioè
“Fatti”, “Acquisisciti” e “il piatto dei meriti”.
Ed ecco che con “Fare” si denomina una cosa pratica.
Ciò significa che non si tratta di intelletto ma soltanto di
un’azione, cioè sebbene la mente disapprovi ciò che l’uomo desidera
fare, e proprio all’opposto, l’intelletto fa capire all’uomo che non
è consigliabile fare questo atto. Questo si chiama Fare, cioè la
distinzione della sola forza senza la mente, che si oppone alla
ragione.
Ciò va
interpretato in base della via del Lavoro (spirituale),
poiché il fatto che l’uomo deve assumersi il giogo della Malkhut
Shamaim (Regno del Cielo) si chiama “atto”. Nello stesso
modo in cui noi imponiamo il giogo al toro, perché lavori la terra,
e malgrado il toro si rifiuti di eseguire questo lavoro, noi lo
costringiamo lo stesso, con la forza.
Allo stesso modo riguardo a Malkhut Shamaim, anche
noi dobbiamo costringere e soggiogare noi stessi a causa del
comandamento del Creatore senza alcuna ragione o spiegazione.
Questo serve perché l’uomo deve accettare la Malkhut Shamaim,
non perché il corpo sente che ricavi qualcosa a proprio beneficio,
ma solo per compiacere il
Borè.
Come il corpo potrebbe acconsentire ad una cosa del genere?
Perciò occorre che ci sia un ordine di lavoro nella distinzione “al
di sopra della ragione”. Questo si chiama Fatti un Rav, poiché il
regno del cielo deve essere nella distinzione di
«Poiché
lui è un sovrano e governatore», come è scritto nello
Zohar:
«Ma questa è la parte fondamentale del timore, l’uomo deve temere il
Signore poiché Egli è sovrano e governatore, e questa è la parte
fondamentale e la radice di tutti i mondi. E tutto il resto non ha
valore, cioè l’uomo deve temere il Creatore dato che È grande e
governa tutto. Egli è grande perché è la Radice dalla quale si
espandono tutti i mondi, e la Sua grandezza si manifesta da tutte le
Sue azioni. Inoltre, Egli governa tutto, dato che tutti i mondi che
ha creato, sia quelli Superiori e sia quegli inferiori, sono
considerati da Lui come fossero nulla, nel senso che non aggiungono
niente rispetto alla Sua entità.”
Perciò l’ordine del Lavoro è, che l’uomo incominci con
“Fatti un Rav”, e che si assuma il giogo del Regno del cielo al di
sopra del senso e al di sopra della ragione. Poiché questo si chiama
“Azione”, cioè la distinzione solamente dell’atto, nonostante il
corpo non lo accetti. E dopo, “Acquisisciti un amico”, e del
fatto di questo possesso è, che quando l’uomo vuole procurarsi
qualcosa, egli deve rinunciare alle cose che aveva già ottenuto.
Egli dà tutto ciò che possiede da tempo, e in cambio di questo si
procura un nuovo oggetto.
La stessa cosa vale nel Lavoro del Creatore. Affinché
l’uomo arrivi all’adesione con il Creatore, che significa
distinzione dell’uguaglianza della forma, distinzione di
«come Lui è
pietoso anche tu sarai pietoso», ecco che deve fare molte rinunce,
per conseguire la distinzione dell’Unione con il Creatore.
Questo è l’interpretazione di “Acquisisciti un amico”.
Prima che l’uomo “si faccia un Rav”, cioè il Regno del
Cielo, come si può dire “E acquisisciti un amico”, cioè che egli sia
unito con il Rav. Eppure non ha ancora un Rav. Ma solo dopo che si è
procurato un Rav, allora può esigere dal corpo che faccia queste
concessioni, per poter acquisire l’unione, poiché l’uomo vuol
compiacere il Borè (Creatore).
Ma ancora più di questo. Occorre capire che in base al
valore della grandezza del Rav, proprio in questa misura, l’uomo
dovrà avere la forza di mantenere lo scritto “Acquisisciti un
amico”. Dato che in base all’importanza che egli avverte nel Rav,
egli sarà pronto a fare le concessioni per poter unirsi a Lui, e
allora capirà che conviene fare il tutto per meritarsi l’adesione al
Creatore.
In base a questo si trova che se l’uomo vede che non è in
grado di sconfiggere il corpo, poiché pensa di possedere poca forza,
che è nato debole di carattere - questa non è la verità. È solo
perché egli non sente la grandezza del Rav. Il che vale a dire che
non ha ancora acquisito l’importanza della Malkhut Shamaim.
Perciò, per una cosa che non ha un tale rilievo, egli non troverà la
forza del superamento. Eppure per una cosa fondamentale, ogni
corpo è capace di fare delle concessioni per conseguire le cose che
ama, e per ricevere la cosa che gli necessita.
Ad esempio, un uomo molto stanco, che va a dormire di
notte, diciamo alle 11:00, e lo si risveglia alle ore 3:00 del
mattino. Certamente direbbe che non ha la forza di alzarsi per
studiare, dato che è molto stanco. E se sentisse ancora un po’ di
debolezza, o se sentisse che ha un po’ di febbre, certamente il
corpo non avrebbe le forze per alzarsi all’ora fissa, l’ora abituale
di alzarsi.
Ma se un uomo, molto stanco, che sente che è pure malato,
ed è andato a dormire alle 12:00 di notte e all’1:00 lo si sveglia e
gli si dice: «C’è un incendio nel cortile, e tra un po’ il fuoco entrerebbe nella tua
stanza, alzati subito, e in cambio dello sforzo che ora stai
impiegando, avrai salva la vita».
L’uomo allora non troverebbe nessuna scusa, che non ha la forza o
che non ha la mente per questo, ed è un po’ malato. Mentre, malgrado
egli sia proprio malato, pur di avere la vita salva egli
impiegherebbe qualsiasi sforzo. È certo che la causa di tutto ciò va
ricercata nella cosa importante che egli otterrebbe, il corpo allora
avrebbe le forze per agire con tutte le sue capacità, per ottenere
l’oggetto desiderato.
Perciò se l’uomo, mentre lavora sul caso di: “Fatti un
Rav”, crede che questo (caso) è
«Poiché
sono la nostra vita e la lunghezza dei nostri giorni» - nella stessa
misura che egli sente che questa è la sua vita, ed allora il corpo
avrà immediatamente le forze sufficienti perchè l’uomo potrà
sconfiggere ogni ostacolo, come è stato dimostrato in questo
esempio. Perciò, tutto il Lavoro - dell’Adamo che egli compie, sia
nella Toràh sia nella preghiera deve essere allora
concentrato tutto sulla realizzazione della grandezza e
dell’importanza del Rav. E bisognerebbe impiegare tanto lavoro e
moltiplicare le preghiere soltanto rispetto a ciò.
Questo si chiama
nel linguaggio dello Zohar: “LeUkma Shkhinta MeAfra” (Resuscitare la
Divina Presenza dalla Polvere). Il che significa di elevare il Regno
del Cielo che è “umiliato fino alla polvere”, cioè una cosa che è
importante non la si getta in terra, invece una cosa che non è
importante la si getta in terra. E dato che il Regno del Cielo che
si chiama Shkhinà (Divina Presenza), è “abbassato fino agli
inferi”, viene quindi riportato in tutti i libri, che prima di ogni
Atto Spirituale bisogna pregare di “resuscitare la Divina
Presenza dalla polvere”, il che vuol dire pregare che il Regno del
Cielo sia per noi così importante, fino a che ci parrà utile
sforzarci per essa al fine di innalzare la sua importanza.
E con questo comprenderemo ciò che diciamo nella preghiera
di Rosh Ashanà (nel Capodanno ebraico):
«Dunque
Signore dai l’onore al tuo popolo». In apparenza è molto difficile
capirlo, come sia permesso pregare per avere l’onore? Eppure i
nostri saggi dissero: «Devi essere
molto, ma molto basso di spirito», e come facciamo a pregare che il
Signore ci dia l’onore?
Bisogna interpretare secondo quanto detto sopra, che noi
preghiamo il Signore affinché dia l’onore di Dio al tuo popolo, e
dato che non abbiamo l’onore di Dio, ma “la città del Creatore è
umiliata fino agli inferi” e questo si chiama: “La Divina Presenza
nella polvere”, non possediamo la vera importanza rispetto a “Fatti
un Rav”, perciò a Rosh Ashanà (Capodanno ebraico), quando
giunge il tempo di assumerci l’impegno del Regno del Cielo,
chiediamo al Signore che ci dia “l’onore di Dio al tuo popolo”,
affinché “il popolo di Israele” senta l’onore di Dio. Allora
potremo adempiere completamente la Toràh ed i precetti in
completezza.
Perciò occorre dire “Dunque Signore dai l’onore al tuo
popolo”. Il che vale a dire che il Signore darà l’onore di Dio al
popolo di Israele. Però, ciò non significa, che darà l’onore di
Israele al popolo di Israele ma che il Signore darà l’onore di Dio
al popolo di Israele, poiché solo questa cosa ci manca - di sentire
la Sua importanza e la Sua grandezza, (che è) il caso
dell’adesione al Borè. Se acquisiremo questa importanza,
allora ogni singola persona potrà fare tutti gli sforzi. E non v’è
nessun uomo al mondo che possa dire che non ha la forza per ricevere
la propria vita, ovvero che vuole rimanere nella morte, dal momento
che sente, che la vita è una cosa molto importante, e che può godere
della vita.
Eppure, se l’uomo non sente il sapore nella vita, che Dio
non voglia, ci sono tante persone che scelgono di morire. (Ciò
accade) dato che l’uomo non è preparato a sentire le sofferenze
nella propria vita, e ciò è contrario allo scopo della Creazione.
Poiché lo scopo della Creazione è stato di beneficiare le Sue
creature, che godessero della vita, perciò quando l’uomo non vede
ogni possibilità di ricevere ora il bene, e neppure dopo, allora
egli si “suicida”, perché non ha uno scopo nella vita.
Ne consegue che non ci manca niente se non: “Fatti un Rav”,
al fine di provare la sensazione della grandezza del Signore, quando
cioè tutti saranno degni di giungere allo Scopo che è quello di
aderire a Lui. E così va interpretato questo enunciato di Rabbino
Yeushua Ben figlio di Pirkhià che dice tre cose: