Il pensiero è un esito del
desiderio
Il pensiero è un
esito del desiderio. Su una cosa che egli desidera, egli rifletterà. E non
rifletterebbe su una cosa non idonea al proprio desiderio. Cioè, per esempio:
egli non rifletterà mai sul giorno della propria morte. Al contrario, egli
mediterà sempre sulla propria eternità, dato che è ciò che desidera. Perciò,
egli riflette sempre su cosa sia da desiderare.
Però il pensiero ha un
ruolo importante: accrescere il desiderio, perché il desiderio ristagna; e non
avrebbe la forza di espandersi e operare alla propria opera.
Invece, dato che
esso pensa e riflette su un fatto, e il desiderio chiede al pensiero di
fornirgli consigli e strategie affinché il desiderio sia realizzato, allora il
desiderio si accresce e si espande, e di fatto opera, e proprio alla sua opera.
Ne deriva, che il
pensiero è colui che serve il desiderio, e il desiderio è il sé (la materia)
dell'uomo. E c'è un sé grande, e c'è un sé piccolo. Ed è il sé grande che domina
i sé piccoli.
E colui che è un
sé piccolo, non possiede alcun controllo, e il consiglio è di accrescere il sé
tramite la perseveranza del pensiero sul desiderio, finché esso (il pensiero) si
accresca nella misura in cui vi riflette (sul desiderio).
E così, "si
approfondirà nella Sua Torah giorno e notte", perciò perseverando in Essa (nella
Torah), egli (il pensiero) si accresce in un grande sé, finché non diventi una
distinzione di Governatore potenziale.