Qual è il giorno di Dio e la notte di Dio, nel
Lavoro
I nostri Saggi dissero su
quanto è scritto: "Guai a voi che desiderate il giorno dell’Eterno! Che
v’aspettate dal giorno dell’Eterno? Sarà un giorno di tenebre, non di luce"
(Amos, 5). Si tratta dell’allegoria di un gallo e di un pipistrello che
aspettavano la luce. Il gallo disse al pipistrello, io aspetto la luce, perchè
la luce è mia, e tu, a che ti serve la luce? (Sinedrio, 98, p2). Fin qui, il
loro discorso. E l'interpretazione è, dato che il pipistrello non ha occhi per
vedere, che guadagna dunque dalla luce del sole? Ma accade il contrario, che chi
non ha gli occhi, la luce del sole lo offusca ancora di più.
E c'è da capire questa
allegoria, cioè che rapporto hanno gli occhi con la visione della Luce di Dio, e
a ciò lo scritto dà il nome di "il giorno dell'Eterno", e su questo (i Saggi)
usano la metafora di un pipistrello, poiché chi non possiede gli occhi, lui
rimane nell'oscurità. E in più c'è da capire, quale sia il giorno di Dio e quale
sia la notte di Dio, quale sia la differenza tra loro.
Sebbene si distingua il
giorno degli esseri umani dallo splendore del sole, il giorno di Dio invece, da
che lo potremmo distinguere?
La risposta è come (Ndr.
quella della) la manifestazione del sole. Cioè, quando il sole sorge sulla
terra, lo chiamiamo Giorno, e il tempo in cui il sole non sorge, viene chiamato
Tenebre. Tale è il caso dal Creatore, dove giorno si chiama rivelazione, e
tenebre occultamento del volto. E cioè, il tempo della rivelazione del volto,
quando per costui (l'uomo) la cosa è chiara come fosse giorno, ciò (Ndr.
il tempo) si chiama Giorno, come i nostri Saggi hanno interpretato lo
scritto "L’assassino si leva sul fare del giorno, e ammazza il meschino e il
povero; di notte fa il ladro.", e vediamo che la Gmarà dice che il caso del
Giorno è una cosa chiara come il giorno.
Si evince, che il
significato di giorno di Dio sia che la provvidenza con cui il Creatore conduce
il mondo, è chiaro che è nella distinzione del Buono e Benefattore. Ad esempio,
quando (l'uomo) prega, la preghiera viene subito esaudita e riceve
l'oggetto della richiesta per cui aveva pregato, e ovunque egli vada trova
successo. Ciò è chiamato il giorno di Dio. Tuttavia, le tenebre, le quali sono
la notte, il loro significato è l'occultamento del volto. E questo porta (all'uomo)
dubbi sulla Provvidenza del Buono e Benefattore, e pensieri estranei. Il che
vale a dire che l'occultamento della Provvidenza porta tutti questi ragionamenti
e pensieri estranei - ciò si chiama tenebre e notte. In altre parole, l'uomo
avverte uno stato in cui sente che nei suoi confronti il mondo è divenuto
tenebre.
E con ciò bisogna
interpretare quanto è scritto: "Guai a voi, che desiderate il giorno
dell’Eterno! Che aspettate voi, dal giorno dell’Eterno? Sarà un giorno di
tenebre, non di luce". Ed è il caso di chi aspetta il giorno di Dio,
l'intenzione è che si aspetta di meritare la distinzione di Emunà (fede)
al di sopra della ragione e che l'Emunà sia forte proprio come se egli vedesse
con una visione e una conoscenza totale, ed è questo il caso. Cioè, che Dio
provvede al mondo nella distinzione di Buono e Benefattore, il che vale a dire
che loro non desiderano di vedere come Dio provveda nella distinzione di Buono e
Benefattore, dato che la visione va contro l'Emunà, vale a dire che l'Emunà si
trova per l'appunto nel posto in cui va contro la mente, e l'uomo esegue la cosa
che va contro la mente, e ciò si chiama Emunà al di sopra della ragione. Cioè,
essi credono che la provvidenza del Creatore verso le creature sia nella
distinzione di Buono e Benefattore.
E (Ndr. rispetto a) ciò che essi non
vedono con una conoscenza chiara, essi non dicono a Dio, noi desideriamo vedere
la distinzione di Buono e Benefattore nella distinzione di visione all'interno
della mente, ma desiderano che rimanga da loro nella distinzione di Emunà al di
sopra della ragione.
Eppure chiedono a Dio di
dar loro la forza, e che questa Emunà sia forte proprio come se ora la vedessero
all'interno della ragione.
Il che equivale a dire che
non esista una differenza tra Emunà e conoscenza all'interno della mente. E da
costoro, cioè da chi desidera aderire a Dio, ciò si chiama Il giorno di Dio.
Ovvero, se costoro percepissero ciò nella distinzione di conoscenza, allora la
Luce di Dio, che si chiama l'Opulenza superiore, andrebbe ai vasi di ricevimento
che si chiamano Kelim di Pruda (Vasi di distacco), e costoro non lo
desiderano, dato che (Ndr. la Luce di Dio) andrebbe verso il desiderio di
ricevere che è l'opposto dalla santità, la quale va contro il desiderio di
ricevere per l'interesse di sé stesso. E invece essi desiderano aderire a Dio, e
ciò può esistere solo per mezzo dell'uguaglianza della forma.
Eppure, per poter giungere
a questo, cioè a che l'uomo abbia il desiderio e la volontà di aderire a Dio, e
dato che l'uomo è stato creato con la natura del desiderio di ricevere solo per
il proprio interesse, come sarà dunque possibile giungere ad una cosa che va
proprio contro la natura? E perciò l'uomo ha il dovere di dare lavoro
supplementare, fino a che egli riceva la seconda natura, che è il desiderio di
Dare in assoluto, e con tale desiderio, nel tempo in cui l'uomo meriti di
averlo, allora ha la qualifica per ricevere l'Opulenza superiore e non causare
danni. Poiché tutti i difetti provengono solo dal desiderio di ricevere a sè
stesso. Cioè, perfino quando (Ndr. l'uomo) compia qualcosa allo scopo di
Dare in assoluto, là vi è, nella distinzione interna, il pensiero di ricevere
una certa ricompensa, in cambio dell'atto di Ashpaà (Dazione assoluta)
che ora sta compiendo. In poche parole, l'uomo non ha la forza di fare alcunché
se in cambio dell'atto non riceva una cosa. E cioè che egli deve godere, e ogni
godimento che l'uomo riceve per il suo beneficio, a causa del distacco è
costretto di essere separato dal Vivente della Vita, per via di tale godimento.
E ciò gli interrompe l'adesione al Creatore.
Essendo che il caso dell'Adesione è
misurato nell'uguaglianza della forma, non è quindi possibile per quanto
riguarda le forze di sé medesimo che esista una pura Ashpaà, senza una miscela
di ricevimento.
Quindi, affinché l'uomo
abbia le forze dell’Ashpaà, noi abbiamo bisogno di una seconda natura, cosicché
l'uomo abbia la forza di giungere all'uguaglianza della forma. Ciò, allo stesso
modo in cui il Creatore è colui che Dà in assoluto e non riceve alcunché, poiché
non ha mancanza, che Dio non voglia, e cioè che anche il fatto che Egli Dà, non
avviene a causa di una mancanza, e cioè che se non ha nessuno a cui poter Dare
in assoluto, ciò viene da Lui avvertito come mancanza, ma va invece inteso come
uno scherzo. Il che vale a dire che il fatto che abbia Voluto Dare in assoluto
non è una cosa di cui abbia bisogno, ma invece è come tutto uno scherzo.
La risposta è come (Ndr.
quella della) la manifestazione del sole. Cioè, quando il sole sorge sulla
terra, lo chiamiamo Giorno, e il tempo in cui il sole non sorge, viene chiamato
Tenebre. Tale è il caso dal Creatore, dove giorno si chiama rivelazione, e
tenebre occultamento del volto. E cioè, il tempo della rivelazione del volto,
quando per costui (l'uomo) la cosa è chiara come fosse giorno, ciò (Ndr.
il tempo) si chiama Giorno, come i nostri Saggi hanno interpretato lo
scritto "L’assassino si leva sul fare del giorno, e ammazza il meschino e il
povero; di notte fa il ladro.", e vediamo che la Gmarà dice che il caso del
Giorno è una cosa chiara come il giorno.
E
la differenza tra
scherzo e desiderio
è che tutto ciò che avviene all'interno del
desiderio è una necessità, e se (Ndr. l'uomo) non ottiene l'oggetto del
proprio desiderio, ha una mancanza, eppure quanto allo scherzo,
nonostante egli non ottenga la cosa, ciò non viene considerato una mancanza. E
come dice la gente "il fatto che non ho conseguito ciò che pensavo di avere, non
ha importanza, dato che non è una cosa così importante", perché rispetto a
questo tutto il desiderio era solo uno scherzo e non sul serio.
E da quanto detto consegue
che il fine della completezza è che tutto il lavoro (dell'uomo) sia nella
distinzione di Ashpaà totale, e che non abbia nessun desiderio e volontà di
ricevere godimento in cambio del lavoro, e questo è un grado alto, poiché è una
distinzione guidata dal Suo Nome, che Egli sia benedetto. E ciò si chiama "il
giorno di Dio", e il giorno di Dio si chiama completezza, in corrispondenza allo
scritto: " Si oscurino le stelle del suo crepuscolo, aspetti la luce e la luce
non venga". Poiché la Luce viene distinta rispetto alla completezza, e quando
l'uomo realizza la seconda natura, cioè il desiderio di Dare in assoluto, allora
l'uomo è qualificato per lavorare davanti al Creatore nella distinzione di
completezza, e ciò è distinto come il giorno di Dio. Perciò, colui che non si è
meritato ancora la seconda natura, di poter lavorare davanti Dio nella
distinzione di Ashpaà, e che si aspetta di meritare tale distinzione, cioè la
distinzione di Ashpaà - il che vale a dire, che ormai si è sforzato e ha fatto
tutto ciò che poteva fare per meritarsi questa capacità, allora costui viene
distinto come uno che aspetta il giorno di Dio, e cioè di avere l'uguaglianza
della forma con Dio.
E quando arriva il giorno
di Dio, costui prova una meravigliosa felicità, ed è felice del fatto di essere
uscito dal controllo del desiderio di ricevere per sé medesimo, che lo separava
dal Creatore, e ora aderisce al Creatore. E ciò viene distinto da colui che è
già asceso alla punta della vetta. Eppure, colui il cui lavoro è solo nella
distinzione di auto-ricevimento si trova all’opposto, e succede che tutto il
tempo che pensa di avere una certa ricompensa per il proprio lavoro ed è felice,
allo stesso tempo si accorge che il desiderio di ricevere non riceverà alcuna
ricompensa in cambio del lavoro, allora costui perviene alla tristezza e alla
pigrizia. E a volte precipita nel (Ndr. nello stato di) "Tohè al
harishonòt" (che mette in discussione le prime cose), e dice: "Io non mi
sono impegnato per una cosa del genere". E se è così, allora avviene il
contrario, che "il giorno di Dio", in cui realizza la forza di Dare in assoluto,
se gli dicessero, che questo sia il tuo guadagno per il fatto che ti occupi
della Toràh e dei precetti, allora direbbe che questo (Ndr. Il fatto di Dare
in assoluto senza ricevere niente) si chiama tenebre su di me e non Luce,
dato che tale conoscenza lo riporta ad uno stato di ottenebramento, come sopra
scritto.