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KABBALAH RIGUARDO
ALL'EDUCAZIONE |
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Vita, Amore e Famiglia/
La Kabbalah
riguardo all'Educazione
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La Kabbalah riguardo all'Educazione |
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La
Kabbalah arriva in soccorso dell’educazione odierna e delle crisi
genitoriali |
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Adolescenti: rassegnarsi o affidarsi al metodo
giusto?
NOVITÀ
Viviamo all’interno di una
società, caratterizzata da preoccupazioni ed incertezze sempre crescenti nei
confronti del futuro. Queste preoccupazioni sono dettate anche dal fatto che le
attuali giovani generazioni sembrano svilupparsi in accordo ad ideali che non
prevedano il rispetto e l’amore per il prossimo. Sempre più spesso ci capita di
venire a conoscenza, attraversa i media, di episodi di bullismo estremo, di
accoltellamenti e di prevaricazioni ed abusi di ogni genere ai danni del
prossimo, dei quali si rendono protagonisti ragazzi di dodici, tredici anni e a
volte anche meno, addirittura bambini. Cosa succede? Vogliamo dire che in
passato queste cose non avvenissero? Certamente non possiamo! Ognuno di noi è
stato adolescente e chi più chi meno, può dire che il bulletto di turno è
sempre esistito, che l’atto di prevaricazione c’è sempre stato. Ma allora
perché questi episodi ci stupiscono tanto? Perché sono cambiate le modalità,
tutto avviene in maniera eccessiva, sembra che ad un certo punto, tutto e tutti
si siano messi a fare a gara a chi la fa più grossa. Forse ci stupiamo tanto
perché non ci vengono fornite le risposte adeguate, infatti i media non fanno
altro che trasmetterci questi macabri avvenimenti, magari cinque o sei volte al
giorno su cinque sei emittenti televisive differenti, ma non ci spiegano mai i
motivi profondi a causa dei quali si verificano questi fatti, chissà, forse
perché i media stessi sono la causa di tutto ciò. Infatti l’individuo aderisce
ai modelli comportamentali che l’ambiente gli impone, ed in questo senso i
media non offrono dei buoni modelli da seguire.
In definitiva cosa dobbiamo fare?
Rassegnarci ad un futuro incerto, magari caratterizzato da una violenza che
adesso non possiamo neppure immaginare, un po’ come hanno fatto i nostri nonni
che non riescono a spiegarsi l’atteggiamento delle nostre generazioni, oppure
ricercare un metodo, una soluzione a questa crisi di ideali e di valori che
sembra attanagliare la nostra società?
Anzitutto dobbiamo capire cosa ci
sta succedendo. Noi ci troviamo in uno stato nel quale il desiderio di ricevere
egoistico dell’uomo sta crescendo ad un ritmo vertiginoso rispetto alle
generazioni passate. Ne è ad esempio testimonianza lo sviluppo tecnologico, che
nel ventesimo secolo ha fatto passi da gigante, siamo arrivati nello spazio,
abbiamo creato internet, abbiamo dato vita ad un mondo globale. Tutto ciò è
potuto accadere a causa dello sviluppo egoistico dell’uomo, ma la domanda è:
stiamo dando risposte corrette a questo sviluppo? La risposta è no! Mandiamo i
nostri figli a scuola con la speranza che ricevano un’adeguata educazione,
tuttavia ciò che essi ricevono veramente è un mare di conoscenza e di nozioni, che serviranno a poco, perché
non spiegano da dove provengono i loro desideri, i pensieri e come fare a
soddisfarli nella maniera corretta. Questo sviluppo egoistico dell’uomo deve
ricevere un metodo di correzione, un sistema educativo corretto fatto di norme
e regole che, una volta accettate dal bambino lo facciano sentire bene.
Ma da dove cominciare? La cosa
più importante da capire è che tutto il nostro comportamento dipende dalla
società in cui troviamo, se essa è scorretta, ci fornisce modelli scorretti,
allora anche noi cresciamo in maniera scorretta aderendo a pieno ai valori che
la società ci impone di rispettare. La prima cosa da fare è organizzare intorno
al bambino e non solo, una società che lo obblighi a comportarsi diversamente,
che faccia sviluppare le sue caratteristiche nella direzione giusta che è
quella del rispetto e dell’amore per il prossimo. Tutto ciò deve avvenire in accordo
al suo carattere ed alle sue qualità. È un lavoro lungo e noi siamo già
fortemente in ritardo, cominciando adesso vedremo i risultati fra alcuni anni.
Questo duro lavoro va affidato
nelle mani di sapienti insegnanti, che devono prendere in mano il controllo
delle classi. Infatti oggi uno dei problemi maggiori è che in alcune classi gli
insegnanti non hanno il controllo, hanno addirittura paura di entrarci, perché
se non hanno un carattere forte e duro, vengono schiacciati dai ragazzi. Ci
vorrebbero cinque insegnanti per ogni classe di trenta alunni, il cui compito
non è solo quello di insegnare, ma di scendere al livello dei bambini,
diventandone amici, giocando con loro e con il tempo, gradualmente, cambiare il
loro modo di comportarsi facendoli aderire alle regole di buona condotta.
Agendo in questa maniera, insegnando alle nuove generazioni ad aderire a quelle
norme di comportamento incentrate sul rispetto e sull’amore per gli altri,
supereremo questa fase di grande incertezza e violenza, offriremo ai giovani
dei modelli di comportamento che li faranno sentire bene perché forniranno una
risposta corretta al crescente sviluppo egoistico dell’uomo. In caso contrario,
fra qualche anno potremmo addirittura aver paura di uscire di casa.
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Elementi di educazione: come far crescere dei bambini felici?
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Educazione dei
bambini – consigli pratici
Educare e far crescere i bambini non è un compito facile,
richiede infatti grande sensibilità, comprensione, e capacità di
improvvisazione da parte dei genitori. Di seguito troverete 4 consigli
pratici per l’educazione dei bambini e per la soluzione dell’eterno
conflitto fra genitori e figli.
di Eli Vinokur e Avihu Sofer
“L’educazione non genera nulla di nuovo, ma estrinseca e attiva ciò che
è già insito nell’uomo”.
(Rav Avraam Izhak Hacoen Kook)
Nei manuali per lo sviluppo e l’educazione dei bambini è
possibile trovare dei piccoli consigli che hanno un’elevata utilità.
Spesso un consiglio valido può risparmiare mesi o addirittura anni
di titubanze e frustrazioni, e far uscire i componenti di una famiglia
da un vicolo cieco. Talvolta però incappiamo in domande a bruciapelo dei
bambini, che ci lasciano dubbiosi rispetto alla nostra eventuale
possibilità di fornire una risposta adeguata. In queste situazioni la
nostra tipica reazione si manifesta generalmente con un sorriso
imbarazzato o con un borbottio poco chiaro che mascherano un’
impreparazione e una grande incapacità di noi adulti a decidere cosa
sarebbe giusto fare.
Consapevoli della crescente curiosità dei bambini e dell’
aumento delle difficoltà di molti genitori, abbiamo deciso di
sintetizzare per voi qualche consiglio pratico che si basa sulla
Saggezza della Kabbalah autentica e che interessa aspetti dell’anima,
dell’educazione dei bambini e di grandi domande di piccole persone.
Godeteveli!
Bambini col punto di domanda
Essere genitori non sarà mai un lavoro semplice. Al di là
delle poche ore di sonno e della preoccupazione per il sostentamento e
la salute dei bambini, vi è il compito difficile o, meglio, la vera
sfida: fornire una risposta ad ogni domanda che i bambini pongono. La
maggioranza di voi sicuramente conosce la situazione di quando il gentil
infante sgrana un paio di grandi occhi curiosi, punta uno sguardo
ingenuo e (vi) spara senza pietà domande sull’essenza della vita o sul
suo scopo. In questi casi non è davvero importante che voi siate dei
seguaci entusiasti del dottor Spock (che tratta nei suoi libri dello
sviluppo e dell’educazione dei bambini) o accaniti lettori di Tracy Hogg
(scrittrice del popolare best seller “La sussurratrice del neonato”
(“Baby whisperer”), la maggioranza di voi resterà senza parole visto che
nei libri non c’è una sola risposta proprio a queste domande dei
bambini.
Proprio per questo abbiamo scelto di dedicare il primo
consiglio per l’educazione dei bambini a questa domanda: come rispondere
a quelle grandi domande delle piccole persone che crescono con noi nella
nostra casa; dobbiamo dire loro ciò che pensiamo, anche se la risposta
non è proprio “semplice da digerire”, o forse dobbiamo evitare una
risposta confusa e lasciare che i bambini si confrontino da sé con
questa domanda in un periodo successivo della loro vita?
Bambini, dite loro sempre la verità
“Sii sincero con il bambino, sincero fino in fondo, altrimenti non
conquisterai la sua fiducia, perché il bambino è sensibile ad ogni
stonatura da parte tua, e sii il più semplice possibile”.
(Janosh Korchak)
Come prima cosa, sappiate che i bambini per (loro) natura
sono molto sensibili. Se i bambini si accorgono che viene nascosto loro
qualcosa, questo può turbare il rapporto di fiducia e di stima reciproca
che essi hanno nei confronti dei genitori. Per cui se avete qualcosa di
importante da comunicare loro e se questa cosa riguarda una profonda
comprensione della vita, non nascondetela ai vostri bambini. Di fatto
sono dei bambini, ma hanno sete di questa conoscenza.
E’ sempre preferibile non nascondere la verità ai bambini, ma
nel contempo non è necessario gravarli su temi a cui non sono
emotivamente preparati. E più in specifico, se la verità non è semplice,
provate a semplificarla adattandola al loro mondo immaginativo, in forma
delicata e non minacciosa, per non opprimerli. Ricordate che ogni storia
che raccontate ai vostri bimbi si vivifica e si trasforma in verità. In
qualità di genitori è vostro dovere essere sensibili allo sviluppo
emotivo e mentale dei vostri figli. Solo in funzione della loro
preparazione emotiva potrete passare loro ulteriori bagagli di saggezza
di vita che avete accumulato nel corso degli anni.
Per cui, talvolta, è preferibile attendere che la richiesta
di un’ulteriore informazione provenga dal bambino stesso, in maniera
tale da non fargli sentire che gli viene "addossato" qualcosa che non ha
chiesto di sapere. La manifestazione della sua disponibilità sarà per
voi il segno che è pronto a recepire una risposta più profonda. Abbiate
orecchie attente e osservate come reagisce a ciò che gli raccontate,
solo così potrete verificare se non lo state caricando troppo e se non
gli state creando confusione.
Se non conoscete la giusta risposta alle domande, non abbiate
timore di ammetterlo, ma non sfuggite dalla vostra responsabilità di
cercare la risposta. Assieme ai bambini. E come disse una volta Albert
Einstein: “Ciò che è importante è continuare a domandare”.
Bambini ribelli
In qualità di genitori abbiamo l’inclinazione di dare
parecchi consigli ai
nostri figli, ma non è raro che loro ascoltino con
attenta considerazione e poi facciano l’esatto contrario. Per un qualche
motivo, e nella grande maggioranza dei casi, nell’essere umano viene
risvegliata la necessità di fare proprio l’opposto di ciò che gli viene
spiegato e scoprire sentieri migliori e più giusti rispetto a quelli
percorsi dai propri genitori – vivere la propria vita. Di fatto questo
comportamento non ha sempre successo, ma il desiderio di opporsi non
risparmia quasi nessuno.
Quasi tutti, in una maniera o nell’altra, si sono ribellati
ai propri genitori. Nonostante ciò, quando noi osserviamo i nostri
piccini crescere, una cosa su tutte di cui abbiamo più paura è che anche
loro facciano lo stesso.
Da dove nasce il desiderio di ribellarsi a tutto ciò che è
stato retaggio della generazione precedente, e come è dato affrontare la
ribellione nella maniera più costruttiva possibile, senza forzare il
nostro pensiero e senza turbare lo sviluppo del bambino?
I bambini chiedono consiglio
"Educa il fanciullo secondo la via che meglio gli si addice,
anche quando sarà vecchio non si allontanerà da quella" (Proverbi,
22, 6)
La Kabbalah spiega che quando viene chiesto ad una persona di
cambiare, per sua natura la persona vi si oppone perché l’aspirazione al
cambiamento non è sorta dentro la persona stessa, la quale non
percepisce l’utilità che ne può derivare. Di fatto, nella maggior parte
dei casi la persona in questione ha ragione. Perché? Perché la gran
parte dei consigli che riceviamo dai nostri genitori provengono da
schemi mentali (di pensiero) che loro hanno recepito nella loro infanzia
e che si adattano precisamente a loro e non a noi. Di conseguenza,
inconsciamente, i loro consigli servono fondamentalmente a loro e non a
noi, e perciò non li accettiamo .
E’ altrettanto importante sapere che dentro ogni padre c’è il
desiderio inconscio che il figlio segua le sue stesse orme e percorra la
sua stessa strada. Quindi i concetti che il padre insegnerà al figlio,
sono i propri concetti e propri valori. Per creare una base di buona
e salutare comunicazione col bambino, dobbiamo capire che ogni
generazione ha dei valori nuovi, diversi, propri, che non si conformano
alle nostre aspettative. Se sfuggiamo a questo conflitto – fra
l’aspettativa del genitore e il nuovo grado evolutivo del bambino –
questa situazione sfocerà inevitabilmente in una ribellione.
Dall’osservazione della natura dell’uomo, i Kabbalisti
deducono che l’unica possibilità che un figlio ascolti il proprio
genitore si ha quando il bambino percepisce che, a consiglio accolto, si
sentirà bene. Perciò la saggezza è dare un consiglio o una spiegazione
che forniscano al bambino la sensazione che, una volta accolti, gli
deriverà un vantaggio personale che non è necessariamente collegato al
genitore. A tal fine al genitore è richiesto di essere sincero con se
stesso e verificare la sostanzialità del consiglio – deve ogni volta
domandarsi: “ (a) chi veramente serve il mio consiglio?”
È importante che il consiglio non venga dato sotto forma di
“fare – non fare”, ma che sia tale da mettere il bambino nella
condizione di capire da sé cosa deve fare. Così non sentirà che gli è
stato imposto un particolare passaggio nella sua vita, ma sentirà che
l’idea al cambiamento si è sviluppata dentro di sé in maniera
indipendente.
Un’ulteriore cosa che spiegano i Kabbalisti è che nel
profondo del cuore il bimbo desidera un amico vero. Una delle sue più
grandi speranze è trovare nei suoi genitori dei veri amici o veri
fratelli. Nel profondo il bambino è pronto ad un sistema di relazioni di
questo tipo coi propri genitori. Perciò per creare un vero dialogo coi
bambini, il genitore deve imparare a divenire sia un amico che un
fratello maggiore. Deve tentare di creare un sistema di fiducia
reciproca che non sia imperniata su onore e dominio, ma sulla vera
amicizia ed unione per il raggiungimento di un qualsiasi obbiettivo
comune, ancorati all’amore incondizionato.
Buona fortuna! |
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Farmaci o spiegazioni
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Se il bambino si distrae facilmente, è agitato, irrequieto, o
addirittura violento, prima di provare a trattare i sintomi con
sostanze chimiche, cerchiamo di rispondere alla domanda che li fa
sorgere. Quale è lo scopo di questa vita? I risultati sorprenderanno.
Per preparare questo argomento, ho parlato con diversi professori,
psicologi infantili e genitori. Sembra che il deficit di attenzione e il
disturbo d’iperattività siano sempre più frequenti.
Uno degli insegnanti mi ha detto che, approssimativamente,
uno su quattro dei suoi studenti prende il Ritalin regolarmente. Un
esame, anche superficiale, delle condizioni in cui si trova la gioventù
di oggi, rivela un problema molto più profondo della scarsa attenzione.
Tutto ciò riguarda l’intero sistema educativo, situazione che è
deteriorata nel corso dei decenni.
Caccia al piacere
Il desiderio è sempre stato la forza motrice che ha spinto
l’umanità. Per anni si è cercato di soddisfare i nostri desideri ma, più
si mangia, più ci sembra di aver fame e i nostri desideri vengono
intensificati.
Nella nostra generazione è come se una corda nascosta si
fosse rotta. Ogni area della vita moderna cambia ad altissime velocità e
il nostro ambiente offre opportunità senza precedenti. Malgrado ciò, ci
troviamo nel bel mezzo di una corsa e si perseguono obiettivi fantasma
che sembrano allontanarsi, quanto più ci sforziamo di raggiungerli.
Allora, cos’è che cerca realmente la gioventù? Oggi, dopo
secoli di tentativi sbagliati, la gioventù cerca qualcosa di più
profondo, più vero di quello che il mondo attuale offre, qualcosa che
possa riempire questo vuoto, il suo abisso interno.
Il grande kabbalista dei nostri tempi, Rabbi Yehuda Ashlag (Baal
HaSulàm), avverte di questo fenomeno nei suoi scritti. Spiega che ci
sarà una sua continua espansione, perché questo abisso è prodotto dalla
nostra necessità di sapere, non di come avere una vita migliore, ma di
come trovare la risposta ad una semplice domanda: perché c’è la vita?
La saggezza della nuova
generazione
Secondo la Kabbalah, ogni generazione nasce con desideri,
risultati e disillusioni delle generazioni precedenti. Di conseguenza
ogni generazione è, in un certo modo, migliore della generazione
precedente. Nel suo articolo “La Pace” Baal HaSulam scrive per quanto
riguarda le anime: «tutte le generazioni dal principio della Creazione…
sono come una generazione che ha esteso la sua vita per migliaia di
anni».
La nostra gioventù, pertanto, possiede stimoli e desideri
maggiori rispetto ai nostri. L’assimilazione di conoscenze passate non
significa padroneggiare telefoni cellulari e computer con più abilità di
noi. Si tratta di questioni molto più sostanziali: hanno un intrinseco
desiderio di scoprire perché vivono. E, quando non possono rispondere a
questa domanda, si sentono agitati, distratti e depressi, portando alla
conseguente diagnosi di «disordine comportamentale» e prescrizione di
sostanze che provocano dipendenza. Allo stato attuale, per un numero
sempre maggiore di giovani è sempre più difficile trovare risposta allo
scopo dell’esistenza. Giovani frustrati che, in alcuni casi, danno sfogo
alle proprie tensioni attraverso alcool e droga nel tentativo di evitare
il dolore causato dal loro vuoto interiore.
La soluzione
Quindi, attualmente, invece di trattare il problema alla
radice, cerchiamo di sopprimerne i sintomi. Lottiamo contro il
“messaggero”, calmiamo i nostri figli con mezzi superficiali invece di
provare a leggere il messaggio. Abbiamo bisogno di un cambiamento
sostanziale nel nostro sistema di educazione e dei valori che promuove.
I nostri figli vogliono sapere perché viviamo, e dipende da noi fornire
la risposta. Il concetto chiave che dovrebbe guidarci in questo
processo, è «insegnare alla gioventù in accordo alla loro natura».
Invece di tentare di adattare il bambino o l’adolescente al modello che
abbiamo creato o con il quale siamo cresciuti, dovremmo provare ad
adattare i nostri metodi di educazione e di studio alle mutevoli
esigenze dei nostri figli, per trovare il modo migliore per renderli
degli esseri umani: umani, nel pieno senso della parola. Non è la
quantità di conoscenze che un bambino assimila che dovrebbe importarci,
ma la qualità. È assolutamente necessario che, lasciando il sistema
scolastico, siano in grado di rispondere alla domanda fondamentale sulla
vita che tutti i giovani si pongono. Affinché avvenga questo passaggio,
dobbiamo incorporare gradualmente il contenuto che spiega la natura
umana, l’origine delle nostre emozioni ed esperienze, il nostro ruolo
come individui e come società e, soprattutto, l’obbiettivo che la vita
ci porta a raggiungere.
Ristabilire la
connessione alla Fonte della Vita
La saggezza della Kabbalah afferma che, solo attraverso la
conoscenza delle leggi occulte della natura, scopriremo il quadro
completo della realtà. Chiunque scopre la forza che si cela dietro le
azioni, capisce la direzione della vita e vede le conseguenze di ogni
atto che decide di fare o di evitare. La Kabbalah spiega che il nostro
mondo sembra stretto e non attraente perché la parte spirituale, che è
maturata dentro di noi, la nostra anima, è separata dalla fonte della
vita. Sostiene che la connessione e la rimozione di questa separazione
curerà ogni sofferenza.
Il crescente disorientamento, alienazione e separazione dei
giovani non sono casuali. Avvengono per indurre un cambiamento positivo
nella realtà. Se associamo la nostra realtà attuale alla soluzione
offerta, scopriremo la parte occulta che i nostri figli tentano di
trovare con tanta disperazione, cercando di fuggire dalla realtà. Allora
non avranno bisogno di nessuna medicina, e sentiranno che i loro
genitori e professori stanno fornendo loro gli strumenti per affrontare
la vita con successo. |
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Cosa fare con le caratteristiche "negative" del bambino?
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Da
bambina con le “spine nel sedere” a ballerina di livello internazionale.
Da bambino più indesiderato in classe a dirigente d’azienda di successo.
Come può essere che una caratteristica che sembra negativa si trasformi
in forza determinante nel proseguo della vita e qual è il principio
spirituale che sta dietro a tutto questo? Quale è il corretto
atteggiamento per quanto riguarda le qualità che ci sembrano negative?
Durante
tutti gli anni dell’infanzia scolastica, Jilian Lin non poteva stare
seduta tranquilla in classe. La bambina aveva quello che si suol dire
“spine nel sedere”. Quando sua madre la portò ad un controllo per capire
quale fosse il disturbo, l’esaminatore fece ascoltare alla bambina della
musica. Dopo mezz’ora disse alla madre “sua figlia non ha nessun
disturbo, è semplicemente una ballerina” Grazie alle sue doti Jilian Lin
divenne una delle ballerine e coreografe più grandi e apprezzate del
mondo e fra l’altro creò la coreografia per “Il Fantasma dell’Opera” ,
il più grande successo nella storia di Broadway. “Le spine nel sedere”
di Jilian non sono scomparse ma, con il corretto orientamento, sono
divenute il suo maggior punto di forza ed hanno condotto la sua vita ad
un percorso costellato di grandi successi.
Molte
volte da genitori, da educatori o da semplici esseri umani, ci
ritroviamo a pensare che una determinata caratteristica piuttosto che
un’altra di un bambino o di una persona che conosciamo, sia solamente
dannosa per lui e per gli altri. Non ne comprendiamo l’apporto per cui
giudichiamo gli altri e noi stessi con severità, e consideriamo queste
caratteristiche in maniera negativa. Sono molte le persone che
sarebbero pronte a liberarsi di caratteristiche che sembrano loro
inutili o a nascondere il “problema” del bambino. Di fatto, ci
affrettiamo a giudicare situazioni che, in determinati momenti, sembrano
negative. In una parte dei casi, col passare del tempo, il quadro si
rischiara – non era veramente negativo, anzi talvolta si rivela persino
l’opposto. L’esempio della ballerina Jilian Lin è forse estremo ma,
scorrendo un po’ la propria vita, ognuno di noi troverà decine di
eventi in cui il “male” non era assoluto. Era un “male” apparente,
per un periodo di tempo limitato, per un determinato momento, fino a
quando il quadro si rischiara.

La stessa
cosa succede con le nostre caratteristiche "censurabili". Le
giudichiamo da un punto di vista limitato e con la stessa modalità vi
ci rapportiamo. Consideriamo le cose da una angolazione priva di ogni
prospettiva, da un punto di vista superficiale.
E quando
la persona giudica le proprie caratteristiche con questo metro, rileva
che non necessita di una parte di esse. Questa è la modalità con la
quale giudichiamo noi stessi e le persone attorno a noi. E quando si
tratta di bambini e di adolescenti che ricevono questo tipo di
educazione allora anch'essi cominciano a guardarsi con lo stesso
giudizio ed anch’essi saranno felici di rinunciare a queste
caratteristiche. E quando ciò avviene diventano persone vincolate,
prive di creatività e unicità, con complessi di inferiorità e frustrati.
"Chi è saggio vede il nascituro"
(Patriarchi 4,1; 2,13)
Frank
Herbert scrisse nel suo libro “Creatori di dei”: “noi prendiamo una
parte di eternità e diciamo ‘guarda, qui è l’inizio e qui è la fine!
Però questo è solo il nostro limitato punto di vista”. Con questa frase
Herbert espresse un principio molto importante sul nostro modo di
vedere. Similmente, secondo la Kabbalah, le ragioni e le giustificazioni
delle nostre apparenti caratteristiche negative si possono scoprire solo
quando si comprende la loro radice interiore che coglie il bel
obbiettivo finale verso il quale la natura indirizza. E fin quando la
persona non comprende la finalità della sua natura ed inclinazione, non
può sapere qual è la ragione delle diverse situazioni che attraversa
durante la vita e che per di più non riesce a giustificare.
Solo
quando si vede la conclusione dell’opera, è possibile comprendere come
le inclinazioni, le energie e le qualità si aggreghino e come esse
rispecchino il pensiero della Natura che sin dal principio le aveva
create. Dalla consapevolezza dello scopo finale della vita, diventa
evidente alla persona come gli fossero state necessarie situazioni che
gli sono apparse negative all’inizio del proprio percorso. Le
caratteristiche negative ricevono la corretta intenzione e rendono
possibile, insieme al resto, raggiungere la condizione perfetta alla
quale può arrivare ogni uomo.
Da ciò,
nonostante la logica insegni diversamente e condanni le caratteristiche
negative che vorrebbe sradicare, dobbiamo educare i nostri bambini ad
accettare le proprie inclinazioni nonostante le limitazioni che abbiamo
nel comprenderne la manifestazione. E di fatto non solo col nostro
bambino: se le sue caratteristiche “negative” sono necessarie, allora è
giocoforza che lo siano anche quelle degli altri.
Ma la
cosa più importante di tutto è che dovremmo soprattutto impegnarci non
tanto sullo sradicamento delle inclinazioni negative, quanto
sull’insegnamento di come servirsene per la crescita e lo sviluppo della
personalità del bambino. Da questo deriva la corretta attitudine per
l’educazione dei bambini, per il rapporto col prossimo e per costruire
la società. Quando al bambino viene insegnato come servirsi
correttamente delle proprie qualità, equilibrio e sollievo verranno da
sé. La qualità non disturberà più l’ambiente o il bambino, anzi sarà
l’opposto.
La
Saggezza della Kabbalah insegna all’uomo come costruire sé stesso e la
società, come servirsi delle proprie qualità in maniera corretta e come
l’umanità deve trasformarsi per evolvere efficientemente e velocemente
verso la completezza. La sintonizzazione delle qualità e delle
inclinazioni “indesiderate” assicurano un percorso sicuro, che porta
direttamente all’obbiettivo e al significato della vita. |
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L'utilizzo di
Internet da parte dei bambini
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Ogni genitore è consapevole che l’utilizzo di Internet può essere
pericoloso. Si deve limitare o vietare l’uso di Internet per proteggere
i bambini?
Leggiamo la risposta
di Rav Laitman alla domanda di un genitore su questo argomento (tratta
dalla trasmissione “Chiedi al Kabbalista”).
Nella rete di Internet
vi sono parecchi pericoli. Chi ha la benché minima esperienza
nell’utilizzo di Internet sa quali siano i materiali, i siti e le
informazioni a cui si può accedere nello spazio di un solo “clic”. Vi
sono molti dibattimenti in diverse parti del mondo, ed anche in Israele,
se si debba limitare ai nostri bambini l’utilizzo di Internet.
Constatiamo che se si
limita l’uomo nel compiere atti negativi, la cosa inizialmente può
funzionare, ma si pone la domanda se, a lungo andare, l’esito positivo
si mantenga. Si può limitare un essere umano in differenti modi, ma la
sua naturale evoluzione lo spingerà a fare ciò che è vietato e,
talvolta, nel peggiore dei modi.
Perciò non risolviamo
il problema nascondendo ai bambini cose che comunque esistono nel mondo,
soprattutto quando esistono per essere utilizzati quali strumenti di
lavoro, comunque, in tutto ciò che esiste non vi è il male se l’utilizzo
è corretto.
Nel limitare noi non
educhiamo, ma inibiamo solamente, confiniamo il male. Vale a dire che,
se censuriamo Internet, dobbiamo anche completare la nostra educazione.

In cosa completare l’educazione?
Dobbiamo educare il
bambino ad essere uomo di modo che raggiunga lo scopo della sua
creazione, lo scopo per cui è nato. Deve sapere che vi sono cose più
elevate. Se il bambino acquisirà obiettivi più alti, allora non cercherà
né entrerà nei siti dai contenuti negativi perché per lui non avranno
alcuna importanza.
Quindi frenare e
limitare l’utilizzo di Internet non è la strada giusta ma bisogna
integrarla con l’educazione. La Saggezza della Kabbalah può aiutare in
quanto essa costruisce l’uomo, rivelandogli il mondo spirituale e
portandolo a più alti livelli di esistenza e, con tale sostegno, è
possibile misurarsi con tutti gli impulsi e desideri della nuova
generazione.
Per educare un bambino
è importante spiegargli cosa è vietato e limitarlo nell’utilizzo
fornendogli nel contempo l’insegnamento su come diventare uomo. Quando
crescerà e comprenderà come utilizzare ogni cosa in maniera corretta,
sarà importante spalancargli tutto il mondo.
A tal fine è
necessaria la saggezza della Kabbalah, l’insegnamento che ci permette di
elevare il bambino e aiutarlo a diventare un uomo capace di cogliere lo
scopo dell'esistenza e raggiungerlo. |
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Adolescenza: Istruzioni per l'uso
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Improvvisamente hai l’impressione che tuo figlio si sia trasformato in
un estraneo? Da un giorno all’altro ha smesso di chiedere il tuo parere,
di desiderare baci e abbracci e rifiuta ogni tipo di contatto?
Che fare? Come difenderlo dai pericoli? Come aiutarlo a trovare il suo
posto nel mondo se non riesci neanche a farci due chiacchiere?
La Kabbalah
ci spiega che questa mancanza di contatto con i figli che si evidenzia
in modo particolare durante la loro adolescenza, deriva dal fatto che
noi per primi non abbiamo ricevuto un’educazione che fosse in grado di
spiegarci i nostri desideri, le nostre qualità, quali sono le leggi che
governano l’individuo e la società e che guidano il nostro sviluppo come
“esseri umani”.
I nostri ragazzi
avvertono un baratro fra la loro e la nostra generazione, sentono che
noi non possiamo essere delle guide per loro, e cercano altrove.
Il motivo del
baratro generazionale che ci separa dai nostri figli ha un’origine
evolutiva: ogni nuova generazione comporta un nuovo grado nello sviluppo
delle nostre tendenze naturali che spingono non solo l’individuo, ma
l’intera umanità, verso il riconoscimento della propria stessa natura.
Come recuperare il
nostro ruolo educativo?
Baal HaSulam,
il più grande kabbalista del XX secolo, ci viene in aiuto descrivendoci
in maniera minuziosa l’essenza di ogni essere umano e, quindi,
fornendoci una preziosa guida per riempire il vuoto generazionale che ci
separa dai nostri figli e diventare per loro un modello da imitare.
Infatti gli
adolescenti, così come i bambini più piccoli, possono realizzare solo
quello che hanno imparato osservando gli esempi offerti loro dagli
adulti. Un’educazione corretta si origina esclusivamente dall’esempio
personale. Al giorno d’oggi, invece, gli adulti tendono a comportarsi in
modo opposto a ciò che insegnano. Questa enorme mancanza di coerenza
confonde i nostri figli e li allontana da noi.
Nell’articolo “La
Libertà”, Baal HaSulam, spiega che gli esseri umani, così come
ogni altra cosa che esiste, devono la loro esistenza all’interazione di
quattro fattori:
-
il “letto”,
cioè la materia prima che i nostri figli ereditano e che si
manifesta nelle loro caratteristiche fisiche così come nelle
tendenze, istinti, abitudini di cui partecipano senza nemmeno
conoscerne i motivi;
-
le relazioni di
causa ed effetto direttamente collegate agli attributi immutabili
del “letto”, cioè tutte le influenze che l’ambiente in cui si
trovano a crescere i nostri bambini hanno nel favorire o meno la
realizzazione delle tendenze ereditate;
-
le relazioni di
causa ed effetto che agiscono sul “letto” modificandolo, cioè tutte
le influenze dirette dell’ambiente che modificano in meglio o in
peggio le tendenze ereditate dando vita;
-
le relazioni di
causa ed effetto che agiscono indirettamente sul “letto” attraverso
forze estranee alle tendenze naturali come, ad esempio, i problemi
della vita quotidiana, un disastro ambientale, una guerra ecc...
Baal HaSulam
ci avverte sul fatto che tali fattori ci determinano completamente
e ci indica, come nostra unica possibilità di
difesa e di controllo, la scelta dell’ambiente da cui farci influenzare.
Ecco allora che,
come genitori, abbiamo l’obbligo di offrire un ambiente familiare
adatto allo sviluppo dei nostri figli.

Cosa si intende per
“ambiente familiare adatto”? Si intende una famiglia che:
-
sia consapevole
che ognuno di noi è assoggettato alla società che lo circonda in due
modi, cioè attraverso le generazioni passate (primo fattore) e
attraverso la comunità dei suoi contemporanei (gli altri tre
fattori);
-
non alteri
l’unico possedimento individuale dei propri figli, il “letto”, che
ci distingue gli uni dagli altri e che, sotto l’influenza della
legge dell’evoluzione è destinato a generare idee di
incommensurabile valore. Baal HaSulam ci dice, infatti, che
“chiunque sradichi una tendenza da una persona, causa la perdita
di quel concetto sublime e meraviglioso dal mondo, concetto che
sarebbe invece destinato a manifestarsi alla fine della catena,
perché tale tendenza non si ripresenterà mai più in un altro corpo”;
-
fornisca un
modello di ambiente corretto all’interno delle mura della propria
casa, un ambiente dove sia evidente l’interconnessione tra gli
individui che ne fanno parte e dove ognuno si sforzi di superare i
propri desideri egoistici costruendo delle relazioni basate
sull’altruismo.
In questo modo i
nostri figli vedranno in noi delle guide e, attraverso il nostro
esempio, impareranno a conoscere la loro natura, le forze che
controllano la nostra realtà ed entreranno in contatto con le leggi
dell’amore e della dazione assoluta imparando a vivere in armonia ed in
equilibrio con la Natura. |
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