Secondo la Saggezza della Kabbalah, l’ego è il “voler ricevere piacere”. Ma non è l’avere un desiderio di ricevere piacere, che ci porta a scontrarci fra di noi. E’ l’intenzione con cui usiamo il desiderio, che è fine solo al nostro piacere personale. Trasformare la nostra intenzione è il lavoro che dobbiamo svolgere durante lo studio della Saggezza della Kabbalah.
Domanda di Galit: Vorrei raccontarvi un fenomeno che io percepisco: quando parlo con qualcuno, che sia per telefono o faccia a faccia, se questa persona soffre di un dolore o di un problemafisico, io ho la possibilità di identificare il punto preciso in cui ha origine il problema, per mezzo di percezioni fisiche che io avverto sul mio corpo (come una sorta di corrente o delle fitte di dolore). Lepersone non capiscono come posso identificare un loro problema fisico del quale sono certe di non avermi mai parlato……ma dietro a queste percezioni fisiche io sento proprio il dolore della persona, sul mio corpo, capisco cosa accadrà di li ad un pò di tempo. Qual è l’atteggiamento della Kabbalah. Read the rest of this entry »
Percepire la realtà riconduce tutti i problemi direttamente alla loro causa: l’evolversi dell’uso non corretto della nostra natura egoistica. Ogni soluzione sta nel trasformare la nostra natura egoistica in quella altruistica.
Una domanda che ho ricevuto: Cosa rende davvero felice una donna?
Si tratta di una cosa davvero possibile?
Dopo tutto, ogni sensazione di piacere passa e viene rimpiazzata da un’altra. Quale cambiamento è necessario per sentirsi felici? E come può provarlo una donna?
La mia risposta: La felicità sta nel riempimento: la Luce riempie il vaso e di conseguenza il vaso prova felicità. Il riempimento della ricezione scompare immediatamente, lasciando dietro di sé un vuoto maggiore. Il riempimento perfetto ed eterno è possibile solo attraverso la dazione assoluta e l’amore per Colui che riempie…….questo è ciò che riempie. Quindi “ama il prossimo tuo come te stesso”è la regola per la felicità personale!
“Il Giusto fiorirà come la palma”. In ogni singola canzone abbiamo in due stadi, il primo è quello del vaso spirituale, dell’anima, quando l’uomo ha lavorato e l’ha corretta, giungendo allora ad un profondo entusiasmo ed emozione, ed ora egli canta preso da questo suo profondo entusiasmo.
“Il Giusto fiorirà come la palma”, comunica la sensazione dello stato precedente, quando l’uomo era in uno stato di mancanza, nella sofferenza, nella ricerca. Mentre ora che è giunto allo stato nel quale sa che è così, cioè che il Giusto alla fin fine giunge a giustificare tutto il percorso provato, allora tutta questa profonda impressione subentra in lui e lo colma totalmente.
Questa sensazione include in se due condizioni opposte, perchè l’uomo ha provato lo stato nel quale era lontano dal Superiore, lo stato più cruciale, ed ora giunge all’unione con Lui. In effetti questo canto è particolare, perchè l’uomo ringrazia, non per la propria condizione, ma il fatto di poter essere Giusto, il che vuol dire giustificare le azioni del Creatore rispetto a tutto ciò che è accaduto durante il suo percorso, perché ora riesce a vedere le cause e le necessità di tutte le situazioni trascorse, decise così dall’Alto, affinché egli potesse raggiungere questo stadio elevato.
Nella Saggezza della Kabbalah, il pensiero è l’intenzione. Nella vita di tutti i giorni, il pensiero innalza le considerazioni fatte dal desiderio di ricevere, nell’obbiettivo della ricezione. Un pensiero è quel che desiderate fare con il vostro desiderio.
L’attivazione del desiderio secondo un piano, che sia egoistico o altruistico, è chiamata “Pensiero”. Un pensiero che viene analizzato in funzione della sua sorgente, e con lo scopo di sapere a chi è destinato, se a voi oppure al Creatore, si chiama intenzione. L’intenzione che studiamo nella Kabbalah non può assomigliare a qualsiasi altra intenzione del nostro mondo. L’intenzione è un pensiero elaborato durante il lavoro spirituale. Read the rest of this entry »
Non esistono azioni fisiche, politiche, scientifiche o umanitarie che possano cambiare la situazione mondiale se prima non cambiamo il nostro atteggiamento personale…
La struttura del mondo è semplice, perché è perfetta, e allo stesso tempo, è estremamente complessa per lo stesso identico motivo.
La sua semplicità ha bisogno di essere raggiunta, e questo conseguimento dipende da quanto assomigliamo al mondo e da quanto lo comprendiamo.
Comunque, fintanto che la nostra consapevolezza rimane non corretta, continueremo a complicare il disegno del mondo, inventando tutti i tipi di teorie (come la teoria delle Stringhe e degli universi paralleli, per nominarne solo due fra le tante). Il mondo che ci appare è quello che noi, e solo noi, immaginiamo. Non potremo mai capire com’è fuori da noi. In altre parole, non possiamo comprendere il mondo che è fuori dalle nostre sensazioni e dalla nostra ragione. Questo però, è un mondo diverso, e possiamo sentirlo solo se acquisiamo diverse percezioni e qualità.
Questo piccolo clip sulla percezione della realtà spiega lo stato cruciale dello sviluppo che abbiamo raggiunto ai giorni nostri, e le due strade che possono essere percorse da qui.
Domanda di Carmen: Vorrei sapere, perché il Creatore fa tanto male se è così tanto buono e misericordioso?
Risposta: Il Creatore fa solamente il bene. Però, quando il bene giunge a noi, appena lo riceviamo, come risultato della nostra corruzione percepiamo tutti i doni e tutto il buono come il male.