“Occuparsi di arte e studiare la Kabbalah sono due stati della mente, due priorità che, se poste nella stessa vita una accanto all’altra, possono produrre un’interessante, seppure complicata, tensione. Sebbene la Kabbalah abbia un obbiettivo diverso da quelli che si possono avere nella vita quotidiana, l’impegno del tempo e della mente sono definiti e sostanziali.
Come artista, la mia mente è costantemente impegnata con il mondo che ho intorno, i grandi ed i piccoli eventi, le opinioni, le visioni ed i colori, io invento e re-invento il mondo di continuo. Per mantenere l’impegno e l’interesse una persona deve essere costantemente alla ricerca.
Da quando l’arte è stata creata è servita come strumento per idolatrare i poteri supremi, o per cercare di entrare in contatto con la spiritualità; nei quadri moderni si considera che questo avvenga attraverso la relazione perfetta e naturale dei colori, delle sagome e delle forme. E’ come guardare una nuvola o un albero: sono perfetti, quindi santi.
Dal punto di vista del modo in cui studiamo la Kabbalah oggi, questo potrebbe suonare un pò come una distrazione dal vero percorso della reale spiritualità, il che mi porta al punto successivo della situazione nella quale mi trovo…..dunque, come può il mio studio della Saggezza della Kabbalah ed il mio coinvolgimento nella sua comunità influenzare ed ispirare il mio lavoro e le persone con cui lavoro?
E’ una domanda complicata, poiché mentre una persona offre delle chiare e dirette risposte, un’altra mi incoraggia a chiedere, a cercare ed alimentare il bisogno di una risposta, piuttosto che la risposta in se stessa. Poiché per ogni cosa vi è una ragione, devo capire quale sia la relazione fra le due pratiche, e, soprattutto, se ce n’è una…..
Negli ultimi due anni il mio lavoro è stato direttamente influenzato dal mio coinvolgimento nella Kabbalah e dai soggetti che ho scelto di dipingere.”


