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26 Maggio 2012

Se l’ego ha uno scopo, come devo usarlo?

Se tutto ciò che esiste nel nostro corpo è essenziale, vitale, ne abbiamo bisogno, allora lo è anche l’ego e come facciamo ad apprendere le modalità per utilizzarlo?

Dobbiamo usare l’ego nella misura in cui possiamo convertirlo in bene. Abbiamo un combustibile che si chiama ego, per mezzo del quale invidiamo gli altri, vogliamo progredire, attraverso l’ego vediamo ciò che è presente negli altri e vogliamo apprenderlo, possiamo apprenderlo da loro, per mezzo di ciò possiamo conquistare tutto il mondo, nel senso che è qualcosa che ci da molta forza.

È scritto che l’invidia degli autori porta molta conoscenza. Bisogna sapere a cosa serve l’ego, è come un motore «ma come uso l’ego?». Questa è la domanda. Purtroppo non sappiamo come usarlo correttamente, tutta la Saggezza della Kabbalah descrive come usare l’ego. Il Creatore ha creato l’inclinazione al male, ha creato qualcosa di cattivo e ci ha dato un metodo, per mezzo del quale, possiamo utilizzare questo male per fare del bene, lì sta tutta questa saggezza. Cosa è il male? Voler divorare tutto il mondo e approfittare di tutti per me stesso, questo è il male, però se approfitto di tutti questi poteri, di tutti questi impulsi per il bene del prossimo, allora insieme arriveremo al bene.
Ha due lati, tutto dipende da che strada si decide di prendere. L’uomo ha la possibilità di utilizzare questa forza per il proprio bene o per il bene di tutti gli altri; ma anche io sono parte di tutti gli altri e di conseguenza è come fare un’associazione, ci uniamo tutti, ci connettiamo tutti e con questo riusciamo a ricevere tutti il meglio. Il metodo è molto semplice in sé, se io voglio ricevere per me stesso non posso ricevere più di quello che serve a riempirmi, come quando voglio bere acqua, quanto posso bere? Un bicchiere d’acqua, lo prendo, e dopo sono soddisfatto. Ma il mio desiderio è di godere della vita e quindi cerco di più. Forse, dopo l’acqua, qualcosa di salato, qualcosa da vedere, qualcosa da ascoltare, tutto il tempo devo cercare qualcosa con cui riempirmi, che mi procuri piacere e così per tutta la vita rincorro un riempimento che non arriva. Ogni volta infatti che mi riempio con un piccolo piacere, esso immediatamente svanisce, e io cerco qualcos’ altro. Vediamo dalla vita, che se il desidero è di procurare piacere ad un altro, come una madre con il suo bebè, allora il piacere non svanisce, lei continua a provare piacere nel dare, in altre parole, vediamo che il piacere di ricevere è limitato mentre quello di dare è illimitato, per questo non importa ricevere o dare, la cosa importante è quale piacere desideriamo. Per questo risulta che è più conveniente provare piacere dalla dazione e dall’amore, invece che dall’odio e dalla ricezione.

Non siamo soddisfatti, perché non sempre abbiamo di che soddisfarci. Corriamo dietro ai piaceri e lo facciamo da più di mille anni fino ad arrivare ad uno stato nel quale siamo disperati, non vogliamo più correre, che fare?
Siamo prossimi alla disperazione, non vogliamo più correre, cerchiamo piacere nelle droghe, entriamo in depressione, semplicemente non abbiamo più voglia di niente.

Ci sono persone che hanno tutto e che non sono capaci di gioire, di provare piacere, perché l’idea che dopo i piaceri, ancora una volta resteranno vuote e dovranno correre ancora una volta, è qualcosa che non possono più sopportare. È come quando ad un vecchio, gli si dà qualcosa che conosce già e che di conseguenza non gli interessa più, non la vuole più, come accade nei giovani di oggi che sono il risultato di molte reincarnazioni. Dobbiamo imparare dalla natura.

Si può migliorare se smettiamo di ricevere per noi e incominciamo a gioire nel dare agli altri, così da non essere più limitati e riuscire a trasferire tutti i piaceri verso gli altri. Avremmo allora piaceri illimitati nel tempo e in quantità e otterremo ciò che viene chiamato «vita eterna». Si tratta di un fenomeno particolare, che non riusciamo neanche a capire; nel momento in cui mi converto in un vettore di vita e di piaceri degli altri, risulta che, attraverso di me fluisce un grande piacere, io mi riempio costantemente di questa luce e di questa forza, e non riesco mai a colmarmi, questa è la soluzione della vita eterna di cui parla la Saggezza della Kabbalah, la saggezza di come ricevere, di come gioire senza ottenere il riempimento.

Quando vuoi davvero riempire tutti i mondi, tutta la Luce di Ein Sof, dell’infinità, sarà a tua disposizione. Cosa è la luce di Ein Sof, dell’infinità? È il piacere che si trova intorno a noi e ci abbraccia, ci mantiene, ci sostiene, ci riempie e rinvigorisce. Cominciamo a scoprire che ci troviamo in un mare di piacere, luce, forza e che siamo sommersi in questo, gioiamo di questo e sentiamo che ne siamo pieni, è questo ciò che la Saggezza della Kabbalah ci insegna, cominciamo a scoprire la seconda metà della realtà, non chiudendoci in noi stessi, isolandoci e volendoci riempire, sentendo solamente il piccolo mondo nel quale ci troviamo, perché non possiamo più assorbire niente.

Cosa è questo mondo? È il massimo che io posso assimilare, annusare, ascoltare, sentire, vedere, palpare, è il massimo al quale io posso arrivare, che devo sempre rinnovare, altrimenti sono come morto che viene chiamato “questo mondo”. Dal momento in cui io comincio a provare tutto quello che succede intorno a me, uscendo da me stesso, allora risulta che attraverso me passa tutta questa luce e non ricevo più da essa questa impressione minima, che si chiama “questo mondo”, ma ricevo l’impressione di ciò che si chiama il mondo superiore, il mondo spirituale e comincio a vedere quella parte occultata della realtà. Quale è la differenza tra occultato e rivelato? Rivelato è ciò che chiamiamo ora, ciò che è rivelato ai miei vasi egoistici, quanto posso assimilare, divorare, assorbire dentro di me e l’occultato è lo stesso mondo che si trova al di fuori di me, che io posso rivelare, ma attraverso un altro movimento, attraverso il dare, uscendo da me stesso. Solo così non sono limitato e da quel momento comincio a sentire un mondo eterno, infinito, pieno e mi includo in esso e così facendo mi trasferisco alla vita eterna.

E cosa succede con il corpo fisico? Esiste alcuni anni, ed ecco fatto! Io mi identifico con un altro mondo e con i miei sentimenti. Questo è quello che ci raccomanda la Kabbalah, uscire dalla corporalità limitata verso il mondo illuminato ed eterno, questo si chiama il “mondo a venire”; però non esiste il “mondo a venire” Ciò che si definisce mondo a venire nasce dalla percezione, perché nasce in maniera naturale ed istintiva per captare una realtà limitata. Uscendo verso l’altra zona, verso l’altra percezione ci si trova nel cosiddetto “mondo a venire”. Questo avviene dopo la morte? No! Non c’è nessuna morte perché nella percezione non c’è morte e non c’è vita, hai la possibilità di scegliere verso l’altro metodo di percezione della realtà e una volta ottenuto potrai restarci costantemente. Questo è ciò di cui parla la Saggezza della Kabbalah, per questo viene chiamata “la Saggezza della Ricezione”. La Kabbalah, descrive come essere saggio e portare te stesso ad una vita eterna e piena. Dopo la morte del corpo non c’è niente, se lo raggiungi ora molto bene, se non lo raggiungi in questa vita, non avverrà con la morte del corpo, come è scritto, nell’introduzione al Pri Hacham. E cosa significa un’altra volta? Se, una persona continua a cambiare , mentre vive, raggiunge la sua prossima vita, il “mondo a venire”. È reale, semplice e secondo quello che stiamo sviluppando attraverso la storia e le reincarnazioni, possiamo avanzare per raggiungerlo e portare non solo noi stessi, ma tutta l’umanità. In realtà tutto il nostro mondo, questa percezione, tutto questo ego che ci è stato dato, esiste solamente affinché ci eleviamo al di sopra di esso, dobbiamo arrivare a questa percezione bella ed eterna . Ciò che viene chiamato «fare la fine della correzione», significa elevarci al di sopra di questo mondo, ed è proprio la nostra esistenza in questo mondo che ci obbliga, mediante la sofferenza, ad arrivare alla percezione del mondo eterno.

L’Ego

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