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11 Febbraio 2012

Il cammino della Luce contro il cammino della sofferenza

Domanda: è corretto dire che il cammino della Luce non elimina i problemi dalla vita di una persona, ma che vengono percepiti in modo diverso? Poiché la persona si trova ad un livello più elevato, non ha gli stessi problemi che aveva prima perché il suo atteggiamento verso gli stessi è cambiato o meglio, è cambiato il suo atteggiamento verso l’origine dei problemi. L’uomo, che segue il cammino della sofferenza, trovandosi di fronte agli stessi tipi di problemi, soffre.

La risposta di Rav Laitman: si, è assolutamente corretto! Noi esistiamo in uno spazio di Luce Superiore (la qualità della dazione e dell’amore). Questo spazio è fatto di sfere concentriche e più una sfera è vicina al centro, più intensa è la qualità della dazione e dell’amore. Ogni cosa è statica; ci muoviamo solo in questo spazio, cambiamo la nostra percezione, cambiando le nostre qualità.

Il desiderio o la singola anima, è stato creato nel centro di tutte le sfere. Esso si è allontanato dal centro, perdendo la sua qualità di dazione e di amore e in seguito si è frantumato in moltissimi pezzi (le singole anime). Il desiderio ha acquistato in questo modo la qualità opposta- la ricezione (l’egoismo). Per questo motivo, adesso esiste nelle sfere più remote dello spazio della Luce.

Le anime hanno delle “posizioni” relative alla Luce proprio come la posizione di una carica in un circuito elettrico o in un campo magnetico. La connessione dell’anima con la Luce (la connessione della carica con lo spazio/campo) avviene per mezzo dell’equilibrio (similitudine) delle loro qualità. Se le qualità della Luce (spazio/campo) e dell’anima (carica) sono uguali, allora l’anima (il desiderio) percepisce questa situazione come equilibrio. In altre parole, c’è un equilibrio delle forze o qualità dell’anima con quelle della Luce. Si trovano in uno stato di uguaglianza.

Quando le anime si allontanano dal centro verso la periferia (quando discendono nelle loro qualità), conservano un Reshimot (ricordo) di ogni stato che hanno attraversato. Quando le anime raggiungono la distanza massima dal centro (dal Creatore, poiché le loro qualità sono opposte alle Sue), il ricordo dell’intero percorso che ha creato la separazione (discesa) rimane impresso in esse. Le anime (i desideri egoistici) percepiscono lo stato più distante come l’essere una persona (anima) in questo mondo (spazio/ campo).

Da questo momento in poi, le anime cominciano il loro lavoro al contrario. Per prima cosa avanzano inconsciamente verso lo scopo della creazione, sotto la pressione che emerge dalla non conformità delle loro qualità alle qualità delle sfere della Luce che attraversano. Le anime sentono la sofferenza, che è una sensazione che arriva dall’opposizione delle loro qualità egoistiche alle qualità della Luce. Più grande è il Reshimot che si esprime in un’anima, più l’anima viene spinta verso le sfere più interne nello spazio/campo della Luce. Detto in altre parole, più grande è la non conformità tra il Reshimot non corretto e la Luce corretta, peggio una persona si sente (e lo stesso può dirsi per la società nel suo insieme).
Partendo da una certa sfera nello spazio della Luce, l’influenza della Luce sul Reshimot rende comprensibile il riconoscimento della causa della sofferenza. Ciò si esprime nella domanda del significato della sofferenza, della sua ragione e del suo scopo. É una domanda sul significato della vita. Una persona allora arriva in un gruppo (l’ambiente) dove può cominciare a correggersi e divenire simile alla Luce (la dazione).

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