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13 Febbraio 2012

Soul Juice - Ingratitudine

Soul Juice - Ingratitudine
Dalla lezione del 11 marzo 2010

Com’è difficile essere attirati dal profumo di qualcosa che ancora non conosciamo, è come essere attratti dall’atmosfera che si respira in una città che non abbiamo mai visitato. Questo è ciò che rende difficile il passaggio da un livello all’altro nella spiritualità.
C’è un meccanismo particolare che si chiama “entrare nella tomba” ed uno che si chiama “resuscitare“.

Entrare nella tomba significa che ho completato un livello, ho apportato una correzione ai desideri di quel livello e non riesco più ad esserne attratto. Piuttosto che restare ancora lì a “giocare” è meglio andarsene, morire, perchè sarebbe come restare ad una festa che è già finita.

Resuscitare significa entrare nel livello successivo, rinascere lì dentro. Ma nascere richiede di entrare in un nuovo grembo e rimanere lì dentro fino che sarò interamente formato e potrò uscire in un nuovo mondo. Questa fase si chiama “acquisizione di un nuovo vaso” ed è una fase in cui non riesco a capire cosa succede e in cui non sono ancora pronto per ricevere Luce.

Qui, i desideri che avevo nel livello precedente si trasformano nel vaso di quello successivo, non ho più bisogno di usare quei desideri con l’intenzione di ricevere e sono pronto a ricevere nuova Luce, anche se all’inizio mi si presenterà come confusione, oscurità. Ma non è altro che la costruzione di un nuovo vaso, è come la prima volta che vado in una nuova città, la trovo caotica e ci devo girare per un bel pò prima di cominciarne a sentirne la vita e ad apprezzarla. Ricevo nuovi desideri che voglio usare con l’intenzione di ricevere (nuovo vaso) e poi posso cominciare correggerli.
Quando uso un desiderio con l’intenzione di ricevere percepisco che il mio appagamento dipende da ciò che mi possono dare gli altri, cerco all’esterno qualcosa (un tipo di Luce) da prendere. Quando lo correggo riesco ad usare quel “qualcosa” per darlo e, quindi, cambio completamente il mio “giudizio” sugli altri.
La gratitudine e l’ingratitudine, ad esempio, sono due aspetti di uno stesso desiderio, che riguarda l’appagamento che risulta dallo scambio con le altre persone. Quando questo desiderio non è corretto mi sento “infelice” se qualcuno mi da meno di quello che vorrei o non sa che farsene di quello che io voglio dare a lui.

In questo caso, gratitudine e ingratitudine sono il giudizio che la mia intenzione di ricevere dà a qualcosa che vedo esterno a me, perchè l’appagamento sta solo nel ricevere e associo la sensazione di “gratitudine” al riuscire ad assorbire qualcosa dagli altri. Ma se correggo il desiderio non ho più bisogno di qualcuno all’esterno a cui “appiccicare” i giudizi di gratitudine e ingratitudine, li applico direttamente a me stesso e alla capacità che ho di Amare senza condizioni, senza volere nulla in cambio.

La sensazione di gratitudine, a questo punto, nasce dentro di me verso il Creatore che mi da questa qualità e la sensazione di ingratitudine la vivo nei miei confronti se mi accorgo che sto disprezzando questa qualità che mi è stata donata e non la utilizzo. La sensazione è sempre quella, ma applicata in due direzioni opposte.
Far morire il desiderio di “gratitudine” significa liberarsi dalla necessità che gli altri facciano di più per me o che apprezzino di più quello che voglio fare io per loro (perché mi siano poi riconoscenti) ed essere semplicemente grati al Creatore di averci dato la possibilità di dare senza volere nulla in cambio. E questo mi rende pronto a passare al prossimo livello, costruire un altro pezzo di vaso che non trovo ancora per nulla attraente…

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