Secondo
la saggezza della Kabbalah, l'uomo si reincarna in questo mondo per
correggere la propria anima. Il processo della correzione inizia con il
desiderio del Creatore di donare tutto il Bene e l'Abbondanza che Egli
possiede, e per questo motivo Egli ha creato la creatura chiamata
"L'anima generale".
Nel
corso di questo processo la creatura si frantumò in una miriade di
piccoli frammenti, chiamati "anime". Queste stesse anime perdono il
contatto con il Creatore, e si allontanano fino allo stato più basso
dell’esistenza, chiamato il livello di "Questo Mondo".
Da
questo stato gli esseri umani devono cominciare a correggere le proprie
anime, per tornare a unirsi con il Creatore. La saggezza della Kabbalah
spiega che il processo della correzione deve avvenire mentre l’uomo vive
in questo mondo, quando le anime sono ancora "rivestite" del
corpo
fisico.
Lo
scopo di questo processo è quello di dare la possibilità alle anime di
acquisire con le proprie forze il legame con il Creatore, questa volta,
però, in modo cosciente, con libero arbitrio.
Prima
di discendere in questo mondo, le anime erano connesse nel Mondo
Spirituale in legami d'amore e nel dare reciproco. Il processo della
discesa delle anime in questo mondo simbolizza l’allontanamento l’una
dall'altra, finché non sentano più la connessione esistente tra loro. Il
ruolo degli esseri umani è quello di ripristinare i legami tra le anime
durante la vita in questo mondo, e di ritornare gradualmente al
preesistente stato di completezza. Alla fine di questo processo,
chiamato "Gmar HaTikun HaPratì - La Fine della Correzione
Personale", ogni anima corregge sé stessa, e ascende di nuovo al Mondo
Spirituale. Lo stato in cui tutte le anime sono corrette si chiama “Gmar
HaTikun HaKlalì - La Fine della Correzione Generale".
La
“polvere” a cui si rivolge Rabbi Hiya nella storia dello Zohar
simbolizza le anime non ancora corrette che, di conseguenza, impediscono
la Fine della Correzione (Gmar
HaTikun)
delle anime più elevate. Rabbi Hiya non può accettare il fatto che
questo processo trattenga l'anima di Rabbi Shimon che sembra dover
"attendere" la Fine della Correzione Generale (Gmar HaTikun HaKlaì)
per correggere la propria anima. Questa è la ragione per cui Rabbi Hiya
esige di “vedere” Rabbi Shimon, il che significa elevarsi allo stato in
cui potrà comprendere l'ordine della correzione delle anime, e ricevere
con questo una risposta alla propria domanda.
Però,
la richiesta di Rabbi Hiya viene respinta, dato che egli non è ancora
degno di elevarsi a questo stato sublime. Di conseguenza, Rabbi Hiya
decide di "digiunare quaranta giorni". Questa azione simbolizza nella
Kabbalah l'acquisizione della qualità chiamata Binah,
rappresentata nell'alfabeto ebraico dalla lettera "MEM" (il cui valore
numerico è, secondo la ghematria, 40). Dopo che la richiesta di Rabbi
Hiya viene declinata per la seconda volta, egli continua a "digiunare"
altri "quaranta giorni", vale a dire a correggere sé stesso,
innalzandosi ad uno stato spirituale più elevato. Allora "viene
innalzato" alla "Sede Superiore", allo stato in cui tutte le anime
corrette sono connesse tra loro e si trovano nello stato di amore
reciproco, attaccate al Creatore e colme di Luce Superiore.
Quando
Rabbi Hiya si innalza a questo grado spirituale, è come se osservasse sé
stesso dall’esterno, scoprendo che anche la sua anima si trova già lì,
tra le anime corrette, nello stato di “Gmar Tikun - Fine della
Correzione. Allora egli si stupì ancor di più: Come è possibile che il
suo stato corretto esista già, quando lui, Rabbi Hiya, non ha ancora
completato la correzione della sua anima?
Il
Libro dello Zohar
ci spiega, attraverso il racconto su Rabbi Hiya, che la Realtà Superiore
esiste già. Noi tutti ci troviamo già in Essa, alla Fine della
Correzione, in tutta la nostra completezza e magnificenza. Questo mondo,
d’altro canto, non è altro che un'immagine apparente che percepiamo nel
nostro attuale stato di sviluppo.
Il
Libro dello Zohar
ci rivela un nuovo punto di vista sulla vita, mostrandoci che tutti i
problemi e le disgrazie che sperimentiamo hanno il solo scopo di
portarci alla percezione del nostro stato non corretto. Per
innalzarci verso la percezione spirituale completa e per una vita
migliore, dobbiamo preferire l'interiorità al di sopra dell'esteriorità,
cioè trovare le opportunità di rendere la Kabbalah parte della nostra
vita. Quando questo accadrà, ci eleveremmo come Rabbi Hiya, ad uno stato
spirituale Superiore, alla realtà in cui esistiamo veramente. In tale
stato saremo come tutti i grandi Kabbalisti del passato, e scopriremo
l'unica realtà in cui tutte le anime sono già connesse in uno stato
perfetto.