Lo Zohar ci rivela che la Torà non è una raccolta di
racconti storici o di leggi morali terrene, come riteniamo abitualmente. In
molti punti infatti, è sottolineato: "Ho creato l'indole maligna, ho creato per
essa la Torà come spezia, dato che la Luce contenuta in essa, la riporta al
Meglio".
I Kabbalisti spiegano che la Torà è una forza speciale
("Spezia") che ha il compito di aiutarci ad implementare la Meta della Creazione
– innalzarsi al di sopra dell'ego (l'indole maligna) ed equivalersi alla Forza
Superiore che opera nella realtà – la forza dell'Amore e del Dare. Fin
dall'inizio la Torà fu consegnata agli uomini solamente per questa necessità.
Aggiunta pericolosa all'ego
La Torà ha un attributo particolare: può giovare, ma anche
nuocere. Se usata in conformità al suo fine, vale a dire con l'intenzione di
equivalersi alla Forza Superiore, la Torà c'innalza ad una nuova vita. D'altro
canto, se non ci s'impegna in Essa con quest'intenzione, la Torà nuoce, secondo
come è scritto: "Se egli si purifica, essa diventa per lui la meidicina vitale e
se non si è purificato, essa diviene per lui la medicina mortale" (Masechet Iomà,
72, p.2)
Il significato dell'espressione "pozione mortale" è che
l'impegno nella Torà incrementa l’ego. Vale a dire che oltre all'ego materiale
si aggiunge nell'uomo anche l'ego spirituale. Il nuovo supplemento dell'ego
induce l'uomo a considerare se stesso come un Giusto, a pensare di meritarsi una
ricompensa da parte del Creatore e dalle persone, sia in questo mondo che nel
mondo a venire e che gli sia assicurato il posto nel paradiso. Ed è proprio su
questo che Rabbi Shimon Bar Iochai urla: "ahimé!"
La meta di Rabbi Shimon è quella di offrire la Saggezza
della Kabbalah solo a coloro che hanno un bisogno genuino di correggersi e di
compararsi al Creatore. Egli però temeva che potesse succedere alla Saggezza
della Kabbalah la stessa cosa che era già successa alla Torà, vale a dire che
potesse essere usata come un mezzo per ottenere onore, denaro e dominio e che si
sarebbe ritenutoche in essa ci fosse solo un significato letterale. Quindi Rabbi
Shimon scrisse il suo libro santo in un "codice" speciale, sapendo anche che lo
Zohar sarebbe dovuto essere celato per migliaia d'anni, fino a che la
generazione ne sarebbe stata degna.
Beati coloro ai quali la domanda si è risvegliata nei loro cuori
"Rabbi Shimon alzò le mani, pianse e disse: ahimé a chi
capiterà in quel tempo, e sarà beata la parte di chi capiterà e potrà esistere
in quello stesso tempo . E lo interpreta: ahimé a chi capiterà in quel tempo è
dato che, quando il Creatore verrà a visitare la cerva, osserverà tutte le
azioni d'ogni singola persona. Beato sarebbe chi capiterà ed esisterà a quel
tempo, perché meriterà quella Luce della gioia del Re".
(Zohar, Esodo).
Nella sua lingua pittoresca lo Zohar racconta di
Rabbi Shimon, il quale guardava avanti, piangendo riguardo ai giorni che
giungeranno al termine dell'esilio. In quei giorni sarebbe stato necessario
scoprire la saggezza della Kabbalah per realizzare la Meta della Creazione, ma
Rabbi Shimon sapeva che una parte delle persone ne avrebbero fatto uso in modo
errato ed era addolorato per questo. Rabbi Shimon si doleva pensando alle
persone abituate ad impegnarsi nella Torà in modo errato, educate in una maniera
che reprime le domande esistenziali che si risvegliano in loro, si sarebbero
rivolte allo studio della Kabbalah con quella stessa attitudine errata. Rispetto
a codeste persone lui diceva "ahimé", aggiungendo pero, subito dopo, che ci
sarebbero state anche molte persone che sarebbero giunte ad una Luce grande per
mezzo della loro Saggezza.
Beati coloro i quali si risveglierà in essi la domanda "perché
cosa viviamo" dato che questa domanda farà loro incontrare "La Luce che riporta
al Meglio", la quale si cela nei libri di Kabbalah. Allora "Quando il Creatore
verrà a visitare la cerva", vale a dire quando la Luce Superiore verrà a colmare
la collettività delle anime, quelle stesse persone potranno gioire nella "Gioia
del Re".
Reggere assieme La Scala ed ascendere
La nostra
generazione ha ricevuto il commentario del libro Zohar del "HaSulam" (La Scala).
Il commentario del "HaSulam" è il primo e l'unico commentario che dà all'uomo la
possibilità di indirizzarsi nel modo giusto allo studio della Kabbalah. Esso di
conseguenza ci dà la possibilità di scoprire il tesoro che Rabbi Shimon ha
celato per noi nello Zohar. Esattamente come propone il suo nome, il commentario
è una scala per innalzarsi direttamente verso la completezza.
La rivelazione
del Commentario del HaSulam non è casuale ed è una chiara dimostrazione del
fatto che siamo proprio prossimi a percepire la "Luce della gioia del Re". Tutto
quello che ci rimane ora è di reggere assieme questa scala ed ascendere col suo
aiuto alla dimensione Superiore Completa ed eterna che spetta a noi tutti.