Michael Laitman è uno dei cabalisti più noti e rispettati del
momento. Le sue lezioni, trasmesse in diretta video, sono seguite ogni giorno da
250 persone in tutto il mondo: una "sete di infinito" che va ben oltre i confini
dell’ebraismo.
Sono stipati in una grande aula, in religioso silenzio fin dal primo mattino. Da
subito si intuisce che qualcosa di profondo li lega, anche se non si capisce
bene cosa. Sono oltre un migliaio, studenti e volontari di tutte le età, per la
maggior parte russi e israeliani, qualcuno anche dall’Italia. Gli uomini sono
nettamente separati dalle donne. Sono concentrati e non perdono una parola del
rabbino, come lo chiamano per rispetto, un po’ insegnante e un po’ guida
spirituale che risponde alle continue domande. Un dottorato in Filosofia e
Qabbalà e un master in Biocibernetica, il rav è Michael Laitman, uno dei
cabalisti più conosciuti e quotati del momento. È fondatore e presidente
dell’Istituto di ricerca ed educazione della qabbalà Bnei Baruch, un
gruppo non profit con sede in Israele che diffonde questa saggezza «per
accelerare la spiritualità dell’umanità».

«La qabbalà è un metodo grazie al quale ognuno vive la propria ricerca
spirituale, senza cerimonie, riti o precetti», sottolinea Laitman. Ma, a quanto
pare, richiede rigore, impegno e sacrificio. Le lezioni al Centro Petach
Tikva di Tel Aviv si svolgono tutti i giorni dalle 3 alle 6 di mattina,
sabato compreso. «Nella spiritualità, però, non esiste costrizione, ognuno fa
ciò che sente», dice il cabalista. «Fino a una decina di anni fa eravamo in
quattro a lezione, due anni dopo in quindici e oggi siamo oltre 250», racconta
Gadi, ingegnere di 45 anni. «L’amore per la qabbalà non mi fa sentire il peso
dello studio: la volontà dell’uomo determina i suoi bisogni». Gadi ha incontrato
un po’ di anni fa la moglie Angela a un raduno: «Ho condiviso la scelta di Gadi,
il suo studio», racconta la donna. «In realtà lo faccio perché credo nella
qabbalà, non in lui», scherza.
«La donna è la base della vita familiare così come lo è nella vita spirituale:
calma l’uomo e gli è di supporto», dice Laitman durante un incontro dedicato
solo a loro. «Alla donna non è chiesto di seguire le lezioni al mattino, deve
pensare all’armonia familiare». Molte ascoltano fuori dell’aula, via radio,
mentre accudiscono i loro piccoli.

Laitman legge e commenta lo Zohar; i lavori di Ari, che visse a Safed nel
XVI secolo, e le opere di Yehuda Ashlag, il Baal Sulam del secolo scorso:
Laitman ha studiato dodici anni accanto al suo mentore, il figlio di Ashlag.
«Questi tre cabalisti sono una sola e stessa anima che si è incarnata
successivamente in tre corpi per trasmettere ogni volta un metodo per facilitare
questo studio alla generazione successiva», dice il rav, che analizza in chiave
simbolica anche i libri della Bibbia ebraica: «Parlano dei livelli di abilità
che ci fanno "sentire" il Creatore», spiega. «È sufficiente leggerne alcuni
passi per dilatare la luce spirituale in ognuno».
Alle riunioni tutti gli uomini portano la kippah, anche se non sono religiosi.
«È un modo per essere autorevoli e ascoltati», dice Moshe, 29 anni, fotografo
israeliano. Anche le donne sposate coprono la testa. «Vivere al convegno
separatamente è un atto spirituale e di concentrazione. Le distrazioni non
aiutano a "mantenere l’intenzione", come si dice in gergo cabalistico. Colui che
non esige non ha posto qui». Questa richiesta di serietà e dedizione non
scoraggia le persone: molti, che non hanno trovato ospitalità per la notte
all’interno del centro, si sono attrezzati con la tenda o dormono sui banchi
delle aule. Dopo una lunga giornata di studio, ci si rilassa: tutti si ritrovano
per cantare, recitare, parodiare la qabbalà.

L’ultimo incontro internazionale della Bnei Baruch è avvenuto qualche
settimana fa a Tel Aviv. Il prossimo sarà in Cile dal 4 al 6 agosto, a Santiago.
«Presto l’umanità arriverà a una crisi profonda e capirà che deve correggere se
stessa», dice serio il rav. «In passato ho fatto fatica a farmi ascoltare; oggi,
invece, vengono milioni di persone ad ascoltarmi: sentono che questa ricerca li
può aiutare». Chi non ascolta dal vivo il rav può collegarsi in videoconferenza
o scaricare le lezioni al sito www.Kabbalah.info in 22 lingue. «Decine di
migliaia di contatti avvengono la mattina presto, tanti altri durante la
giornata», racconta Rami, 29 anni, programmatore software che nel tempo libero
gestisce volontariamente il sito. «È difficile dare un numero esatto di quante
persone si connettono da ogni parte del pianeta. Ci possono essere gruppi di 50
persone o di due. In ogni caso noi registriamo circa 5 mila contatti al giorno».
Laitman ha molti progetti in mente: «Fra qualche mese inizierà un corso di
laurea di qabbalà online in collaborazione con l’Università di Yale», spiega. «E
a breve apriremo un canale televisivo mondiale».
Secondo la qabbalà, i gradi di sviluppo di una persona sono 125. «Arrivare
all’ultimo è giungere alla radice dell’anima. Dà all’uomo la sensazione della
vita infinita, del flusso della vita eterna oltre questo mondo. Chi sale ogni
grado è conscio del passaggio. E anche di come agire per innalzarsi», chiarisce
Laitman. «Chi è cabalista vuole il bene degli altri anche se il suo approccio a
volte non sembra benevolo. Ma non mi pare che il Creatore o la Natura siano poi
così pietosi... Il cabalista ha lo scopo si avvicinare gli altri alla situazione
corretta: il patrimonio della Forza è quindi l’altruismo. La qabbalà in realtà
aiuta a togliere l’ipocrisia: aiuta l’uomo a vedere la sua vera natura e
l’individuo non può più operare come prima».

«Non avevo problemi: avevo soldi, il lavoro, la ragazza, ma sentivo un vuoto
profondo», racconta Mutlu, 34 anni, musulmano di origine turca. «Spesso nelle
mie riflessioni tornava la parola Allah. Ho cominciato allora a leggere i libri
di qabbalà. Più leggevo e più trovavo le risposte alle mie domande. Oggi mi
sento rinato». Seppure in condizioni sociali e con storie diversissime, tutti i
presenti sono entusiasti di dedicare anima e corpo alla qabbalà. «Mi è stato
proposto di entrare nell’ufficio d’avvocatura del rav», confida Ludmilla,
avvocato di 44 anni, kazaca. «Non mi importa se sarò pagata. Mi interessa essere
utile alla divulgazione della qabbalà nel mondo. Prima uscivo con gli amici,
oggi il mio unico interesse è questo studio».
«C’è un’atmosfera serena, una grande voglia di vivere e di aiutarsi in questi
convegni», racconta Giorgio, di Foggia. «Qui si affronta la vita cercando di
capirne il senso». L’impressione è che a legare questi studenti è una grande
sete d’infinito. Tutto il resto, in effetti, può aspettare.
Sara Laurenti