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Quartiere di Petah Tikva
di Tel Aviv.
Ore tre di notte, lezione sulla kabbalà condotta dal professor Rav
Laitman, fondatore e presidente del Centro Bnei Baruch (kabbalah.info).
La kabbalà può sembrare una dottrina misteriosa e magica ma in realtà è
un insieme di correnti esoteriche e mistiche dell'ebraismo che
riguardano l'interpretazione simbolica del senso segreto della Bibbia.
Non è una religione: è una scienza, un metodo. Il centro si trova in via
Jabotinski n.112. Edificio vecchio e sproporzionato. All'ultimo piano
c’è una falegnameria, un'officina, una palestra, una mensa, una cucina,
uno spazio giochi per i bambini. In basso c'è una porticina, c'è una
telecamera. Inizia la lezione del professor Rav Laitman. La sala è
stracolma di persone. Matite, blocchetti, gente che scrive e ascolta.
Domande e risposte si alternano. Come superare il nostro ego? Come
avvicinarsi all’altro? Il metodo dato dalla kabbalà li aiuta a
rispondere e a capire. Per loro l’uomo non può accontentarsi, è
necessario che si ponga delle domande e si confronti con l’altro. Non
esiste nessuna soluzione a qualsiasi problema se l’uomo non considera
l’altro come se stesso.
Sono le cinque e mezza del mattino, la gente continua a discutere.
Ore sei, la lezione è finita. Le persone vanno a mangiare il cibo
preparato da loro. In piedi attorno ai tavoli si abbracciano prima di
sedersi e mangiare. Ecco arrivano i bambini per la prima volta. Sono
tantissimi e giocano con gli adulti. All'interno del centro, tantissimi
libri da ogni parte. Si fanno traduzioni, si scrive, si parlano tre
lingue, si truccano gli ospiti delle trasmissioni, si salda un pezzo di
ferro. Un alveare perfetto dove in piccoli spazi c’è tutto: computer,
regie, mixer, studi televisivi e radiofonici. Canale 66, la tv
satellitare di Bnei Baruch, ha collegamenti e dirette con tutto il
mondo. Dal falegname al traduttore, dal fabbro al regista. Qui hanno
deciso di creare la prima scuola al mondo dove si insegna la kabbalà ai
bambini, senza voti, esami o diplomi. I bambini studiano con passione
per ore, si appassionano alle scienze. Inventano e costruiscono
giocattoli. Usano internet alla perfezione, fanno montaggi: sono dei
secchioni simpaticissimi. La scuola è vissuta come un ambiente gioioso.
È il gruppo che prevale. Se un bambino non capisce viene aiutato dal
gruppo. Non rimane mai da solo. Gli insegnanti sono lì, ma non
intervengono. Lasciano a loro lo spazio di discutere. Il bambino cresce
perché ha di fronte a sé degli esempi veri e pratici: un bravo
falegname, un bravo medico, un bravo meccanico ma il suo interlocutore è
un altro bambino. Fino da piccoli gli allievi affrontano la Torah, la
leggono insieme e discutono il testo. I maestri non alzano la voce
quando i bambini compiono azioni scorrette, ma cercano di portarli alla
consapevolezza che quell’azione ha ripercussioni sul gruppo. La kabbalà
si insegna per rendere questi bambini uomini capaci di aiutare l’altro
in difficoltà. Per farlo è necessario conoscere le leggi che determinano
il corso della natura. Qui il sentimento verso l’altro è sostenuto con
la conoscenza. Andare nella direzione giusta vuol dire partire dai
bambini. |