Molte persone sono affascinate dai sogni e dalla loro interpretazione. Chi di noi non ha in casa almeno una copia del libro: «Interpretare i sogni – I NUMERI VINCENTI DA GIOCARE AL LOTTO»? In molti crediamo persino che i sogni contengano degli spunti interessanti per la vita e che ci possano aiutare a risolvere i nostri problemi (soprattutto se ci forniscono i numeri vincenti!).
Io stessa, in passato, per quanto mi volessi sforzare di essere scettica su queste cose, ho trascorso diverse mattine a cercare di ricordare quanti più dettagli possibili dei miei sogni, nella speranza di trovare delle indicazioni che mi potessero svelare il futuro…Però ora che sono una studentessa di Kabbalah, ho imparato che un sogno non è altro che un fenomeno fisico, e non ha niente a che vedere con l’anima o la Spiritualità.
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L’unica forma corretta, e l’obiettivo di tutte le cose che facciamo, è l’unità interiore, la costruzione del kli, nell’interno del quale la nostra unità formerà un kli ancora più interno per l’amore del Creatore. Dentro questo kli, sentiremo la rivelazione del Creatore. Più ci concentriamo e ci uniamo in questa unità, più cominceremo a risentire e sentire l’esistenza di questa potenza superiore. Questa forza non scende solo dall’alto, ma è eterna, e più siamo sensibili ad essa e più si rivelerà a noi. Così tutto il nostro lavoro ed azione devono essere diretti verso la sensazione dell’unità fra di noi, nella quale sentiremo il Creatore. Non dobbiamo allontanarci da ciò, ed immaginare che risentiamo tutto tranne che questo problema. La nostra aspirazione in vista dell’unità deve essere rinnovata in ogni secondo, al fine di resistere alla nostra natura demoniaca, che è diretta esattamente contro di lei, e non contro altre cose. Tutte le cose che non sono legate all’unità non devono nemmeno essere prese in considerazione. Dobbiamo solo determinare, se questo aiuta l’unità oppure se ce ne allontana e di quanto, e decidere tutto in rapporto a questo.
Il piccolo Pietro stava giocando con il computer, quando lo chiamò la mamma:
«Figliolo, vieni a mangiare, la zuppa è già in tavola».
«Ecco, la solita minestra». Pensò il ragazzino. «Quanto mi ha stufato. E poi, perché devo fare sempre quello che non mi piace? Se potessi avere un tasto nel computer che mi permettesse di rendere più gustosa quella zuppa…………!!!!!»
All’improvviso le mura della stanza si trasformarono in aria e dopo un attimo trovò in una stanza semibuia nel sottosuolo.
«Buongiorno Pietro». Udì il ragazzino.
Davanti a lui c’era un uomo strano con una lunga barba.
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Due domande e risposte sulla questione delle domande e delle risposte
Domanda: Qual è il punto per ascoltare la domanda che qualcun altro ti pone? Ed in generale, qual è il punto giusto per porre le domande?
La mia risposta: È scritto che “una persona timida non può studiare”. Una persona deve porre domande, ma allo stesso tempo dovrebbe fare attenzione alle risposte e scavare più a fondo dentro di esse, fino a che esse diventano assolutamente chiare, cioè, fino a che esse entrano dentro di te.
Quando tu ascolti il tuo amico, ti unisci a lui nel suo desiderio per lo scopo, e questo è fondamentale per l’unione nel gruppo. Intendo che il tuo desiderio, sul suo stesso desiderio, non è mai abbastanza per raggiungere lo scopo, per l’Ohr Makif (La Luce Circostante), per evocare una nuova intenzione “per il piacere di un altro desiderio” nel tuo desiderio. Read the rest of this entry »
La storia della Kabbalah va di pari passo con la storia dell’Umanità. Letteralmente risale all’apparizione del primo uomo, e raggiunge uno stato chiamato “Entrata in Eretz Israel”, la terra spirituale di Israele, il cosiddetto Mondo di Atzilut, dove l’umanità risiede dentro la realizzazione eterna, fuori dai confini del tempo e dello spazio, immortale e perfetta.
C’era una volta un ragazzino. Era un normale ragazzino moderno. Aveva un computer, ma sognava di possedere un cellulare. Ed un giorno quel sogno si avverò. Per il suo compleanno, la mamma ed il papà gli regalarono un piccolo telefono cellulare, così piccolo che quasi sembrava un giocattolo.
La cosa lo aveva reso talmente felice che chiamava in continuazione i suoi genitori al telefono! Un giorno, mentre cercava di chiamare il suo papà, sbagliò numero e dall’altra parte del telefono udì una voce maschile sconosciuta, che gli disse:
«Pronto?… Lei sta parlando con il centralino telefonico dei desideri».
Il ragazzino era rimasto sbigottito, ma aveva ugualmente chiesto: «Lei esaudisce i desideri?»
«No» rispose la voce «Noi non esaudiamo i desideri, noi li cambiamo o li cancelliamo del tutto».
«E perché?»
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Nel 1940, il Kabbalista Yehuda Ashlag (Baal HaSulam) pubblicò il primo e, come poi si rivelò, anche l’unico, numero del suo giornale “Kabbalah Ha-Uma” (La Nazione).
Il suo obbiettivo era di diffondere l’antica saggezza della Kabbalah usando un linguaggio semplice ed uno stile moderno.
Il giornale fu chiuso per volontà delle autorità britanniche, dopo che ebbero ricevuto informazioni distorte (e false) sul fatto che il giornale intendesse diffondere la propaganda comunista.
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