È trascorso già un bel po’ di tempo da quando progettavo di comprare
qualche libro sulla Kabbalah. La verità è che non ero molto
competente in materia, ma proprio all’angolo della strada
dove abito vi è un negozio piccolo ed un po’ nascosto che
vende libri sacri. Così ho pensato che lì avrei potuto
ricevere certamente buoni consigli.
Sono entrato nel vecchio negozio e, immediatamente, sono stato avvolto
dal tipico odore di libri vecchi, Il libraio, un signore
anziano con la capigliatura grigia, quasi d'argento, e
occhiali con spesse lenti, mi guardava in silenzio,
attendendo.
Gli ho detto che stavo cercando un libro sulla Kabbalah.
«Giovanotto»,
mi ha risposto, «tutto
ciò che vedi qui sono libri sulla Kabbalah».
Sorpreso, mi sono guardato intorno. C’erano mucchi di libri sulla Gmarà,
sulla Torah e i commenti. Proprio non capivo.
«Hai
qualche minuto?»
mi chiese per fortuna il libraio.
«Sì»,
risposi subito, ed accettai di restare ad ascoltare.
Parole del nostro mondo
«Innanzi
tutto»
disse «devi sapere che i libri sacri furono scritti dai Kabbalisti.
Un Kabbalista è qualcuno che ha scoperto che in tutta la
realtà vi è una sola forza composta di amore e Dazione
assoluta, il cui scopo è quello di farci raggiungere il Suo
stato, di essere uniti in Amore come Lui.».
«I
Kabbalisti descrissero per noi il cammino Spirituale, e non
ebbero altra scelta che usare parole a noi note, parole del
nostro mondo. Altrimenti non avremmo capito nulla»,
aggiunse.
Il Signor Davidi, così si chiamava il libraio, mi invitò a sedere e
continuò tranquillamente a parlare:
«La
Kabbalah fu scritta in in quattro “lingue in codice” e tutte
quattro raccontano una sola ed unica cosa: Il Mondo
Spirituale»...
Lo guardai affascinato, spiando la porta, temendo che
entrasse un cliente e disturbasse la nostra conversazione.
IL linguaggio Biblico
«La
prima lingua usata fu il Tanah (Bibbia)», mi disse con fare malizioso e tacque.
«Come
può essere?»
chiesi
subito, «eppure
la Bibbia parla del popolo d'Israele, dei Precetti, della
Creazione… che rapporto ha
quindi con la Kabbalah?!»
Il Signor Davidi sorrise soddisfatto e disse:
«Prendiamo
ad esempio il famoso passo “Nel principio Iddio creò i cieli
e la terra…”»
disse, cominciando la spiegazione.
«Ora
ascoltami bene, il Creatore creò una realtà composta da due
forze: il desiderio di dare e il desiderio di ricevere -
l'ego. Nel racconto Biblico sono chiamati “cielo e terra”. I
Kabbalisti ci rivelarono che la creatura deve arrivare al
livello di sviluppo spirituale il più elevato, a quello del
Creatore, ma per raggiungere ciò la creatura deve usare
le due forze e non solo una di esse».
«Non
capisco»,
protestai. Il Signor Davidi si spiegò meglio:
«Se
in noi ci fosse stato solo il desiderio di dare in assoluto,
vale a dire “cielo”, allora saremmo stati come gli angeli,
che danno e basta, senza alcuna scelta. E se in noi ci fosse
stato solo il desiderio di ricevere, vale a dire “terra”,
allora avremmo voluto solo ricevere, come i neonati.».
«La Kabbalah ci spiega come queste due forze si integrano nel modo
giusto», proseguì. Mi lanciò uno sguardo severo ed aggiunse:
“Sappi che tutti i Kabbalisti scrissero che la Torah parla
solo di ciò».
Il linguaggio della
Halakhà (legge- diritto)
«...
Dunque, vediamo come possiamo integrare queste forze tra
loro»,
disse, e con mia grande sorpresa tirò fuori da un armadio un
libro grande di Gmarà, aprì la prima pagina e lesse in una
tipica cantilena - «Due
reggono un Taled (scialle di preghiera)... uno dice è tutta
mia, e l’atro dice per metà è mia... questi prende tre
parti, l’altro prende la quarta parte».
Non capivo di cosa si stesse parlando! Perchè si
combattevano il Taled? E se uno riceve tre quarti di scialle
cosa potrebbe fare l’altro con un quarto solo? Ad ogni modo,
indovinai che anche questa volta si trattava di cose più
profonde.
«Ricordi
le due forze precedenti? Il desiderio di ricevere e quello
di dare?»,
mi chiese il Signor Davidi, con sguardo indagatore , quasi
volesse scoprire se l’alunno stesse capendo.
«Certamente»,
risposi sicuro. «I
Kabbalisti che hanno composto anche la Gmarà, hanno esposto
molto chiaramente come usare in modo corretto queste due
forze. Nella lingua della Halakhà, la creatura è designata
con la parola “Taled”. Quando una creatura inizia il suo
cammino Spirituale, due forze - il desiderio di ricevere e
quello di dare lo “afferrano”, cioè lo governano, capisci?».
«Per
un attimo la creatura vuole unirsi agli altri, ma
improvvisamente viene controllata dall’altro desiderio, ed
allora essa vorrà procurarsi solo piacere dal prossimo e
possibilmente anche sfruttarlo. Però, quando si cresce
spiritualmente si impara a governare le due forze. Ed in
ogni singola situazione si arriva a stabilire la
combinazione e il rapporto corretto tra loro, con tre o un
quarto o metà delle parti,».
Il linguaggio Mitico
Il Signor Davidi estrasse un altro libro dallo scaffale,
sul quale c’era scritto “Midrash Rabba”. Soffiò sul libro
facendo volare nella stanza una nuvola di polvere. Indicò
una pagina particolare, e questa volta io lessi:
«E i bambini si urtavano nel suo seno».
«Quando
Rebecca stava vicino ai Batei Midrasc (scuole
ebraiche di Kabbalah. Giacobbe tentava freneticamente di
uscire »,
mi disse il libraio, «mentre
quando Rebecca passava accanto a Batei Akùm (scuole
di coloro che venerano le costellazioni) era Esaù, fratello
di Giacobbe, che tentava freneticamente di uscire.
«Un
linguaggio pittorico, vero?». Il Signor Davidi mi sorride e
continuò: «I
Kabbalisti hanno scelto il “linguaggio mitico” per spiegarci
stati Spirituali difficili da esprimere con altri
linguaggi.
«“Giacobbe”
in questo caso, rappresenta la forza positiva che aiuta la
creatura ad elevarsi al grado del Creatore, riuscire cioè ad
amare come Lui. “Esaù” nel racconto è la forza che
apparentemente impedisce all’uomo di raggiungere tale
scopo”».
«Se
è così, allora, nella Spiritualità ogni parola simboleggia
cose diverse, che... ?», chiesi, e il Signor Davidi mi
interruppe, affermando:
«Più
di ciò…»,«… perché
in
questo “racconto” si spiega come stabilire i rapporti tra le
forze, e quale di esse agirà in te. Tutto dipende dalla
compagnia di persone con cui sceglierai di stare. Vi è un
ambiente che può aiutarti ad evolvere Spiritualmente,
trasformandoti in una persona capace di amare il prossimo,
ma vi è anche una società che ti allontanerà dalla
spiritualità facendoti sentire che l'intero mondo ti è in
debito. Mi ascolti? Tutto dipende dall'ambiente che ti
sceglierai.».
Il linguaggio della
Kabbalah
Sul tavolo era posato il libro: “I Livelli della Scala” del
Rabash,
Rav Baruh
Shalom Ashlag. «Questo è il linguaggio della
Kabbalah. Il linguaggio più adatto alla nostra generazione»,
il vecchio venditore così iniziò. «Chi studia la Kabbalah
capisce che la Torah parla del Mondo Superiore, dell’amore e
dell'unione tra le anime, e non confonderti ritenendo che
Essa tratti problemi morali, o proponga racconti inerenti il
nostro mondo.».
«Ma
la cosa più importante» soggiunse, ed io percepii la sua
emozione, «nei
libri di Rabash, questo grande Kabbalista, capisci che egli
parla di te.».
«Ricordi
le due forze che aiutano l’uomo a raggiungere il grado del
Creatore? Hai certamente chiesto a te stesso come il
desiderio di ottenere piaceri a scapito del prossimo, aiuti
a progredire». Assentì con grande aspettativa e io dissi:
«Sì,
infatti, prima abbiamo detto che “Esaù” interferisce.».
Il Signor Davidi sorrise e disse:
«Ma
ho detto - “apparentemente”. Il Rabash dice che ogni
qualvolta si risveglia nell’uomo il desiderio di sfruttare
il prossimo, questo desiderio semplicemente gli serve per
indicargli quanto sia lontano dal donare ed amare come il
Creatore. Questa è una specie di bussola che aiuta l’uomo a
non ingannare se stesso pensando di essere ormai un “giusto
completo”», e aggiunse ancora:
«Solo in questo
modo si può arrivare alla richiesta al Creatore, e superare
questo desiderio. Di tutto ciò scrissero i Kabbalisti usando
tutti e quattro i linguaggi».
Ringraziai il Signor Davidi, tutto emozionato, gli strinsi
la mano pensai tra me e me:
«Senza
volerlo, ho avuto da questo libraio la mia prima lezione di
Kabbalah.».
È già passata una settimana da quell’incontro e sono ancora
emozionato. Ogni tanto mi capita di vedere il Signor Davidi
fermo sulla porta del suo negozio. Ho lo sguardo di chi sta
contemplando, è pensoso, come se aspettasse un altro alunno
pronto ad ascoltarlo parlare della Kabbalah.
Mi domandai passanti capiscono che uomo particolare è il
Signor Davidi.
Il Rabbino Shimon Bar Yokhai
disse: «Guai a quell'uomo che dice che la Toràh viene semplicemente per
raccontare mere storie e cose da profano... e se la Toràh
viene a svelarci le cose di questo mondo, allora si potrebbe
trovare nelle parole di alcuni governanti del mondo racconti
talmente superiori... ma tutte le parole e i discorsi della
Toràh, sono cose supreme e misteri da superiori.»
(Zohar Behaalothà, il commentario del Sulam, segnali
58)
L’articolo si basa sui libri di Bereshit Rabà, Toldòt;
Massechet Baba Metzia capitolo A, p.2;Baal
ha Sulam, Pri Khakhàm, articoli, "La Torà della Kabbalah e
la sua essenza";
Il Rav Baruch Shalom Ashlag, i livelli della scala, "Qual è
il significato dell'l'indole buona e l'indole maligna che
proteggono l'uomo nel Lavoro";
il Rav Baruch Shalom Ashlag, I Gradi della Scala, articolo
378.