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La Luce fluisce in quattro lingue

 

I libri sacri sono stati scritti in quattro lingue in codice: Tanah (Bibbia – linguaggio biblico), Halakhà (diritto-legge – linguaggio dogmatico), Agadà (mito-linguaggio mitico) e Kabbalah (linguaggio Kabbalistico). Qui non si intende parlare di regole morali o di favole, ma di quattro modi differenti di raccontarci del Mondo Spirituale.

 

È trascorso già un bel po’ di tempo da quando progettavo di comprare qualche libro sulla Kabbalah. La verità è che non ero molto competente in materia, ma proprio all’angolo della strada dove abito vi è un negozio piccolo ed un po’ nascosto che vende libri sacri. Così ho pensato che lì avrei potuto ricevere certamente buoni consigli. 

Sono entrato nel vecchio negozio e, immediatamente, sono stato avvolto dal tipico odore di libri vecchi, Il libraio, un signore anziano con la capigliatura grigia, quasi d'argento, e occhiali con spesse lenti, mi guardava in silenzio, attendendo.

Gli ho detto che stavo cercando un libro sulla Kabbalah. «Giovanotto», mi ha risposto, «tutto ciò che vedi qui sono libri sulla Kabbalah».

Sorpreso, mi sono guardato intorno. C’erano mucchi di libri sulla Gmarà, sulla Torah e i commenti. Proprio non capivo. «Hai qualche minuto?» mi chiese per fortuna il libraio. «Sì», risposi subito, ed accettai di restare ad ascoltare.

Parole del nostro mondo

«Innanzi tutto» disse «devi sapere che i libri sacri furono scritti dai Kabbalisti. Un Kabbalista è qualcuno che ha scoperto che in tutta la realtà vi è una sola forza composta di amore e Dazione assoluta, il cui scopo è quello di farci raggiungere il Suo stato, di essere uniti in Amore come Lui.».

«I Kabbalisti descrissero per noi il cammino Spirituale, e non ebbero altra scelta che usare parole a noi note, parole del nostro mondo. Altrimenti non avremmo capito nulla», aggiunse.

Il Signor Davidi, così si chiamava il libraio, mi invitò a sedere e continuò tranquillamente a parlare: «La Kabbalah fu scritta in in quattro “lingue in codice” e tutte quattro raccontano una sola ed unica cosa: Il Mondo Spirituale»... Lo guardai affascinato, spiando la porta, temendo che entrasse un cliente e disturbasse la nostra conversazione.

IL linguaggio Biblico

«La prima lingua usata fu il Tanah (Bibbia)», mi disse con fare malizioso e tacque. «Come può essere?» chiesi subito, «eppure la Bibbia parla del popolo d'Israele, dei Precetti, della Creazione… che rapporto ha quindi con la Kabbalah?!»

Il Signor Davidi sorrise soddisfatto e disse: «Prendiamo ad esempio il famoso passo “Nel principio Iddio creò i cieli e la terra…”» disse, cominciando la spiegazione.

«Ora ascoltami bene, il Creatore creò una realtà composta da due forze: il desiderio di dare e il desiderio di ricevere - l'ego. Nel racconto Biblico sono chiamati “cielo e terra”. I Kabbalisti ci rivelarono che la creatura deve arrivare al livello di sviluppo spirituale il più elevato, a quello del Creatore, ma per raggiungere ciò la creatura deve usare le due forze e non solo una di esse».

«Non capisco», protestai. Il Signor Davidi si spiegò meglio: «Se in noi ci fosse stato solo il desiderio di dare in assoluto, vale a dire “cielo”, allora saremmo stati come gli angeli, che danno e basta, senza alcuna scelta. E se in noi ci fosse stato solo il desiderio di ricevere, vale a dire “terra”, allora avremmo voluto solo ricevere, come i neonati.».

«La Kabbalah ci spiega come queste due forze si integrano nel modo giusto», proseguì. Mi lanciò uno sguardo severo ed aggiunse: “Sappi che tutti i Kabbalisti scrissero che la Torah parla solo di ciò».

Il linguaggio della Halakhà (legge- diritto)

«... Dunque, vediamo come possiamo integrare queste forze tra loro», disse, e con mia grande sorpresa tirò fuori da un armadio un libro grande di Gmarà, aprì la prima pagina e lesse in una tipica cantilena  - «Due reggono un Taled (scialle di preghiera)... uno dice è tutta mia, e l’atro dice per metà è mia... questi prende tre parti, l’altro prende la quarta parte».

Non capivo di cosa si stesse parlando! Perchè si combattevano il Taled? E se uno riceve tre quarti di scialle cosa potrebbe fare l’altro con un quarto solo? Ad ogni modo, indovinai che anche questa volta si trattava di cose più profonde.

«Ricordi le due forze precedenti? Il desiderio di ricevere e quello di dare?», mi chiese il Signor Davidi, con sguardo indagatore , quasi volesse scoprire se l’alunno stesse capendo. «Certamente», risposi sicuro. «I Kabbalisti che hanno composto anche la Gmarà, hanno esposto molto chiaramente come usare in modo corretto queste due forze. Nella lingua della Halakhà, la creatura è designata con la parola “Taled”. Quando una creatura inizia il suo cammino Spirituale, due forze - il desiderio di ricevere e quello di dare lo “afferrano”, cioè lo governano, capisci?».

«Per un attimo la creatura vuole unirsi agli altri, ma improvvisamente viene controllata dall’altro desiderio, ed allora essa vorrà procurarsi solo piacere dal prossimo e possibilmente anche sfruttarlo. Però, quando si cresce spiritualmente si impara a governare le due forze. Ed in ogni singola situazione si arriva a stabilire la combinazione e il rapporto corretto tra loro, con tre o un quarto o metà delle parti,».

Il linguaggio Mitico

Il Signor Davidi estrasse un altro libro dallo scaffale, sul quale c’era scritto “Midrash Rabba”. Soffiò sul libro facendo volare nella stanza una nuvola di polvere. Indicò una pagina particolare, e questa volta io lessi: «E i bambini si urtavano nel suo seno». «Quando Rebecca stava vicino ai Batei Midrasc (scuole ebraiche di Kabbalah. Giacobbe tentava freneticamente di uscire », mi disse il libraio, «mentre quando Rebecca passava accanto a Batei Akùm (scuole di coloro che venerano le costellazioni) era Esaù, fratello di Giacobbe,  che tentava freneticamente di uscire.

«Un linguaggio pittorico, vero?». Il Signor Davidi mi sorride e continuò: «I Kabbalisti hanno scelto il “linguaggio mitico” per spiegarci  stati Spirituali difficili da esprimere con altri linguaggi.

«“Giacobbe” in questo caso, rappresenta la forza positiva che aiuta la creatura ad elevarsi al grado del Creatore, riuscire cioè ad amare come Lui. “Esaù” nel racconto è la forza che apparentemente impedisce all’uomo di raggiungere tale scopo”».

«Se è così, allora, nella Spiritualità ogni parola simboleggia cose diverse, che... ?», chiesi, e il Signor Davidi mi interruppe, affermando: «Più di ciò…»,«… perché in questo “racconto” si spiega come stabilire i rapporti tra le forze, e quale di esse agirà in te. Tutto dipende dalla compagnia di persone con cui sceglierai di stare. Vi è un ambiente che può aiutarti ad evolvere Spiritualmente, trasformandoti in una persona capace di amare il prossimo, ma vi è anche una società che ti allontanerà dalla spiritualità facendoti sentire che l'intero mondo ti è in debito. Mi ascolti? Tutto dipende dall'ambiente che ti sceglierai.».

Il linguaggio della Kabbalah

Sul tavolo era posato il libro: “I Livelli della Scala” del Rabash, Rav Baruh Shalom Ashlag. «Questo è il linguaggio della Kabbalah. Il linguaggio più adatto alla nostra generazione», il vecchio venditore così iniziò. «Chi studia la Kabbalah capisce che la Torah parla del Mondo Superiore, dell’amore e dell'unione tra le anime, e non confonderti ritenendo che Essa tratti problemi morali, o proponga racconti inerenti il nostro mondo.».

«Ma la cosa più importante» soggiunse, ed io percepii la sua emozione, «nei libri di Rabash, questo grande Kabbalista, capisci che egli parla di te.».

«Ricordi le due forze che aiutano l’uomo a raggiungere il grado del Creatore? Hai certamente chiesto a te stesso come il desiderio di ottenere piaceri a scapito del prossimo, aiuti a progredire». Assentì con grande aspettativa e io dissi: «Sì, infatti, prima abbiamo detto che “Esaù” interferisce.». Il Signor Davidi sorrise e disse: «Ma ho detto - “apparentemente”. Il Rabash dice che ogni qualvolta si risveglia nell’uomo il desiderio di sfruttare il prossimo, questo desiderio semplicemente gli serve per indicargli quanto sia lontano dal donare ed amare come il Creatore. Questa è una specie di bussola che aiuta l’uomo a non ingannare se stesso pensando di essere ormai un “giusto completo”», e aggiunse ancora: «Solo in questo modo si può arrivare alla richiesta al Creatore, e superare questo desiderio. Di tutto ciò scrissero i Kabbalisti usando tutti e quattro i linguaggi».

Ringraziai il Signor Davidi, tutto emozionato, gli strinsi la mano pensai tra me e me: «Senza volerlo, ho avuto da questo libraio la mia prima lezione di Kabbalah.».

È già passata una settimana da quell’incontro e sono ancora emozionato. Ogni tanto mi capita di vedere il Signor Davidi fermo sulla porta del suo negozio. Ho lo sguardo di chi sta contemplando, è pensoso, come se aspettasse un altro alunno pronto ad ascoltarlo parlare della Kabbalah.

Mi domandai passanti capiscono che uomo particolare è il Signor Davidi.

Il Rabbino Shimon Bar Yokhai disse: «Guai a quell'uomo che dice che la Toràh viene semplicemente per raccontare mere storie e cose da profano... e se la Toràh viene a svelarci le cose di questo mondo, allora si potrebbe trovare nelle parole di alcuni governanti del mondo racconti talmente superiori... ma tutte le parole e i discorsi della Toràh,  sono cose supreme e misteri da superiori.»

(Zohar Behaalothà,  il commentario del Sulam, segnali 58)

 

L’articolo si basa sui libri di Bereshit Rabà, Toldòt; Massechet Baba Metzia capitolo A, p.2;Baal ha Sulam, Pri Khakhàm, articoli, "La Torà della Kabbalah e la sua essenza"; Il Rav Baruch Shalom Ashlag, i livelli della scala, "Qual è il significato dell'l'indole buona e l'indole maligna che proteggono l'uomo nel Lavoro"; il Rav Baruch Shalom Ashlag, I Gradi della Scala, articolo 378.

 
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