Il canto dei Mondi Superiori

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dei Mondi Superiori composte
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Sin dai
tempi più remoti, i Kabbalisti hanno composto canti e melodie ispirandosi ad un
sentimento eletto e profondo dettato da un contatto interiore con Dio. Il canto
irrompe dal cuore simile ad una gioia che trascende ogni confine.
Che cosa può essere una
sorgente di ispirazione superiore, se non la conoscenza del potere che ha
l’amore e la vera vita sulla realtà delle cose?
Ma nella Kabbalah il canto
non è destinato, solamente, a trasferire una forte impressione del contatto con
il Creatore.
Questi canti sono stati
composti dai Kabbalisti attraverso un percorso emotivo unico.
I Kabbalisti speravano che
con le melodie ed i canti composti, avremmo potuto anche noi sperimentare
interiormente la spiritualità.
Quando un
Kabbalista sperimenta il Mondo Superiore, si compenetra in una dimensione
diversa.
Passato,
presente e futuro confluiscono in lui in un’unica ed eterna sensazione di vita.
Il
Kabbalista sperimenta l’unione di tutte le anime ed un sentimento d’amore
illimitato lo trascende sperimentando così il potere assoluto che governa la
vita.
Ma
soprattutto, il Kabbalista scopre che il Mondo Spirituale esiste solo ed
interamente in funzione dei rapporti d’amore che intercorrono tra lui e le anime
restanti, cioè tra lui e noi.
Nasce,
così, in lui un bisogno imperioso di trasmettere a tutti noi la meravigliosa
realtà che scopre, e che sente vibrare in lui, affinché anche noi si possa
beneficiare del legame con la sorgente della vita, e si possa anche noi
sperimentare la Luce Superiore, colmando così le nostre anime.
Così
scrisse il rabbino Kook:
«Ascoltatemi, mio popolo, attraverso la mia anima vi parlo, attraverso
l’anima della mia anima, attraverso il legame vitale che mi unisce a
tutti voi, e tramite cui tutti voi siete uniti a me.... solo voi siete il
contenuto della mia vita, io vivo in voi».
Sentiero della poesia
L'Arì il
Santo, ha pubblicato i misteri dei Mondi Superiori e li descrive in tutti i loro
particolari: anime, sfere, energie positive e negative ed ancora e di più.
Ma chi
non ha raggiunto il Mondo Spirituale, non può capire e neanche visualizzare,
attraverso inni, parole e melodie, il mondo eterno e sublime descritto nei suoi
libri.
D’altro
canto, come si può rendere la visione dei Mondi Superiori a coloro che non lo
hanno ancora sperimentato?
Vi è un
mezzo per arrivarvi: attraverso canti, significati e melodie.
Questa è
l’unica via con la quale i Kabbalisti ci rendono partecipi di sentimenti e
impressioni provati nei mondi eletti, i quali descrivono i misteri superiori,
intenzioni spirituali e sfere celestiali. Perciò, accanto a tutti i libri
profondi e complessi, l'Arì ha composto anche canti Kabbalistici.
Ha
composto poesie con contenuti elevati colme di misteri che esprimono i Mondi
Superiori in un linguaggio a noi accessibile.
Quando
saremo in grado di unirci a questi mondi, scopriremo che l'Arì ha dispiegato
innanzi a noi il sentiero d’oro accompagnandoci per mano sulla via che ci
condurrà alle sfere celesti.
Dai
suoni direttamente al cuore
Baal
HaSulam, il grande Kabbalista della nostra generazione, ci ha lasciato in
eredità un dono particolare, degli scritti che racchiudono ed interpretano
interamente tutto il sapere del libro dello
Zohar
ed
altri suoi scritti, ma ha anche composto una melodia particolare per ciascuna
poesia dell'Arì.
Baal
HaSulam che ha raggiunto lo stesso livello spirituale raggiunto dall'Arì, ha
interiorizzato le emozioni di cui parla l'Arì, e in questo modo è stato in grado
di comporre una musica particolare, capace di armonizzarsi perfettamente con le
parole dell’Arì.
Grazie al
suo operato, le suggestioni spirituali dei canti dell’Arì penetrano, attraverso
musiche e parole, direttamente fino al cuore di ciascuno di noi.
Ogni
qualvolta ascoltiamo i canti, i loro suoni, le loro parole, sembrano sprigionare
gli accordi delle nostre anime, dirigendoci ed avvicinandoci ad un ulteriore
passo verso i Mondi Superiori.
Attorniati dalla luce avvolgente
Uno dei
canti famosi scritti dall'Arì e’ una poesia speciale dedicata allo Shabbat, che si
intitola “I figli imprigionati”. In questo canto l'Arì riesce a trasmetterci un
sentimento profondo ed elevato, generato da un unico ed altissimo livello
spirituale chiamato “fine della creazione”.
Per
quanto ci si trovi ancora su un gradino opposto alla perfezione, siamo
ugualmente in grado di unirci al sentimento nascosto nel canto.
Sta a
noi, nel leggerlo, desiderare associarci alle emozioni provate dall'Arì ed
identificarci con il livello descrittoci, cosicché da questo stadio elevato ci
arrivi una profusione di Luce designata col nome di “Luce avvolgente” o “Luce
beneficante”.
L’influenza di tale Luce consente di evolvere per gradi fino ad arrivare alla
perfezione, alla radice dalla quale è discesa la nostra anima fino a
raggiungere questo mondo.
È allora
che la melodia e le parole ci avvilupperanno nella Luce divina, consentendoci di
arrivare al vero scopo della vita.
Sulle
ali del canto
I canti
che ci hanno dedicato l'Arì e Baal HaSulam, dispiegano innanzi a noi
l’opportunità d’oro di farci percepire qualcosa del Mondo Superiore, dandoci
l’occasione di unirci alle emozioni provate dall'Arì e da Baal HaSulam nel
comporre le melodie ed i canti tramandatici.
Non ci
rimane altro da fare che ascoltare e lasciarci trasportare sulle ali del
sentimento ispiratoci, fino a raggiungere le sfere celesti.
Articolo
tratto dal giornale
Kabbalah LaAm, numero 20

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